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diario di rete

24.03.2007

Abbiamo detto che questo lavoro non è “finito”. E non è finito, per così dire, “per costituzione”.E’ questa logica “aperta” che lega questa modalità di scrittura e di organizzazione dei contenuti a quella che è stata fino a questo momento la logica dei blogs, di wikipedia o delle edizioni online, continuamente aggiornabili, dei “giornali”.

Potremmo dire quindi che il nostro lavoro ha un carattere “sperimentale”.

E “sperimentale” lo è certamente nel senso in cui si può, ad esempio, provare un esito organizzativo, un nodo, una certa forma grafica, per poi recedere da quello, revocandolo. Ma “sperimentale” lo è inoltre nel senso che non si conoscono ancora gli esiti possibili all’interno dell’ambito, del territorio “sondato”.

Occorre però chiarire come, appunto per la sua forma aperta, ogni esperimento consiste già in una certa “decisione”: implica in qualche modo, nel suo attuarsi, una modificazione del territorio di scrittura. L’esperimento, all’interno di questa nuova logica, non si assoggetta insomma a una logica superiore in grado di guidarlo, ma svela da un lato l’impossibile “superiorità” di una logica “metasperimentale”, dall’altro contribuisce allo sviluppo e al riconoscimento di nuove logiche, di logiche solo possibili o, anche, alla distribuzione solo momentanea di tattiche di collegamento e di organizzazione che possono essere utili appena per qualche giorno, forse solo per una certa concatenazione di “motivi” tematici, o invece dotarsi di un’autonomia che le renda col tempo indispensabili.

A questa estrema fragilità con cui la categoria “sperimentale” riesce ad abbracciare il nostro lavoro che, per quanto in fieri, resta pur sempre, è continuamente presente e vive nell’intrecciarsi dei vari esperimenti, si oppone nella sua mutevolezza, comunque produttrice di nuovi ordini, una logica che scardina dall’interno la pretesa “definitoria” dell’esperimento.

Ogni passo che insomma noi compiamo, nella scrittura di un singolo “rizoma”, nella sua organizzazione in relazione agli altri “nodi”, costituisce l’apertura di una possibilità logica, la definizione di un nuovo territorio.

Per così dire, ogni passo è un nuovo esperimento: ma si tratta di un esperimento “non revocabile”, che permane, incide nella carne i millepiani.net. La “vita” di questo lavoro è “fatta” dal procedere, dall’accumularsi, dall’intersecarsi di questi “esperimenti”. E’ questo “accumularsi”, “intersecarsi” di esperimenti che chiarisce in che modo questi esperimenti si relazionino al “tessuto”. Il tessuto è dato da questi esperimenti, dall’insieme (inteso come “organizzazione” e come “archivio”), ma, al tempo stesso, ognuno di questi esperimenti ampia il campo ed estende l’orizzonte chimico del “tessuto”.

Si pone allora per noi la necessità di “narrare” il nostro lavoro. Di rendere possibile a noi stessi che gestiamo, ma anche a chi naviga tra i nostri nodi, la visione complessiva e particolare dei vari passaggi che l’uno dopo l’altro decideranno una resa piuttosto che un’altra. Ecco quindi come il nodo “diario di rete” tenterà di comprendere queste trasformazioni sperimentali interne al sito, ma anche le “proposte” che di volta in volta verranno discusse.

“Diario di rete” legherà a sé quindi tutti quei nodi che riguarderanno le modifiche del “work-in-progress”, datandoli direttamente o anche attraverso un collegamento ai “nodi data” figli del nodo “diario”.

In questo modo, dopo che un un certo numero di nodi si sarà accumulato sotto “diario di rete”, sarà possibile “leggere” contropelo la storia di questo sito. Leggere gli “esperimenti”, discuterli nuovamente, e vedere come le “decisioni” e le “prove” di qualche mese prima avranno modificato, in un senso piuttosto che nell’altro, la forma e l’orizzonte di Millepiani.net.

mappa dei legami di questo rizoma