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Gli oggetti

26.10.2026

Caro Carlo, ho pensato in questi giorni cosa ci potessimo dire. Ho pensato solo a Francesco.

Io e tu abbiamo un vissuto che s'incrocia. Ma quest'incrocio non porta più da nessuna parte, e non per nostra responsabilità.

*

Ti ho visto anch'io durante la riunione.

*

Mentre parlavo, mi mancavi.

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Una volta ci siamo incontrati con Orlando sulla soglia della Facoltà di Lettere di Pisa, dopo tre mesi di occupazione.

Sapeva che, se era stato l'unico docente, durante i tre mesi di occupazione, a parlare in Aula Uno a Lettere a Pisa, era stato anche per me, per non dire solo per me.

(Non me lo perdonarono mai altre e altri.

Fece uno straordinario intervento sulla 'soluzione di compresso'. Semplicemente straordinario. Venne giù l'aula.)

*

Era finita l'occupazione.

Ero solissimo, era maggio del 1990. Erano passati solo due mesi.

*

Mi guardò e mi prese a braccetto: cominciò, portandomi fuori dalla facoltà, a parlare dei dolci di Messina (io sono messinese).

*

Poi, più tardi, mi disse che non me la dovevo prendere: che dovevo guardare 'gli oggetti' (non aveva ancora pubblicato ''Gli oggetti').

E che gli oggetti non mi avrebbero mai lasciato solo.

*

Un abbraccio Carlo.


p.s.: era vero. L'ho capito dopo perché (ero troppo giovane allora).

Ogni scarto è un richiamo. Ogni oggetto un rinvio. Ero troppo giovane. Ora lo so.

E' ora che non sono più solo.

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