Gli oggetti
Caro Carlo, ho pensato in questi giorni cosa ci potessimo dire. Ho pensato solo a Francesco.
Io e tu abbiamo un vissuto che s'incrocia. Ma quest'incrocio non porta più da nessuna parte, e non per nostra responsabilità.
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Ti ho visto anch'io durante la riunione.
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Mentre parlavo, mi mancavi.
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Una volta ci siamo incontrati con Orlando sulla soglia della Facoltà di Lettere di Pisa, dopo tre mesi di occupazione.
Sapeva che, se era stato l'unico docente, durante i tre mesi di occupazione, a parlare in Aula Uno a Lettere a Pisa, era stato anche per me, per non dire solo per me.
(Non me lo perdonarono mai altre e altri.
Fece uno straordinario intervento sulla 'soluzione di compresso'. Semplicemente straordinario. Venne giù l'aula.)
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Era finita l'occupazione.
Ero solissimo, era maggio del 1990. Erano passati solo due mesi.
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Mi guardò e mi prese a braccetto: cominciò, portandomi fuori dalla facoltà, a parlare dei dolci di Messina (io sono messinese).
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Poi, più tardi, mi disse che non me la dovevo prendere: che dovevo guardare 'gli oggetti' (non aveva ancora pubblicato ''Gli oggetti').
E che gli oggetti non mi avrebbero mai lasciato solo.
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Un abbraccio Carlo.
p.s.: era vero. L'ho capito dopo perché (ero troppo giovane allora).
Ogni scarto è un richiamo. Ogni oggetto un rinvio. Ero troppo giovane. Ora lo so.
E' ora che non sono più solo.
