Rialzati Italia - sul voto del 13 aprile - 02.05.08
02.05.2008
di Doom
[Antonio Lenzi]
Partiamo da un presupposto: ho votato la Sinistra nonostante tutto. Questo è un intervento scritto con la pancia più che con il cervello. È un discorso rivolto a tutti quelli che si possono, o si vogliono, considerare di sinistra, che hanno deciso di non votarla nonostante sia questa la forza a loro più vicina. Inutile negarlo, la Sinistra ha avuto una botta incredibile, una sconfitta imparagonabile con nessun’ altra delle precedenti situazioni del Paese. Nemmeno durante il fascismo in ascesa era avvenuta l’assenza dal Parlamento di almeno un rappresentante sinistrorso. Di chi è la colpa? Innegabilmente dei gruppi dirigenti della Sinistra, da Bertinotti fino a tutti gli altri. I ritardi accumulati, i problemi inevasi, il vuoto programmatico, un’alleanza percepita più come un cartello elettorale che come un progetto, la perdita di un rapporto con la società. È colpa loro. Non sono stati capaci di dare risposte che la gente aspettava, la loro performance governativa ha deluso tutti, si sono accettati compromessi indegni per non ricavare nulla. Quindi ben venga la fustigazione di questi dirigenti, delle strutture dei partiti, dell’ottusità manifestata. Solo questo? Non credo basti. Scaricare su Bertinotti e company tutti i difetti della Sinistra è un alibi comodo. La colpa è anche nostra. Lo spostamento di voti è tale da far riflettere sull’identità della Sinistra. E qua voglio aprire un discorso: se dobbiamo riflettere sulla nostra identità dobbiamo tutti rimetterci in gioco, accettare di aver sbagliato e riconoscerlo. E bisogna farlo a partire proprio dal voto. I flussi elettorali dimostrano che l’emorragia dei consensi alla Sinistra si è sparsa tra il voto utile al Pd, l’astensionismo e una parte del voto popolare alla Lega. Cominciamo dal primo fenomeno. Che senso ha avuto dare il proprio voto ad un partito come quello democratico, incapace, anche più della Sinistra, di dare delle risposte, disancorato da ogni patrimonio storico con il movimento operaio o con qualsiasi altro abbia valore di massa. Un partito all’americana, propagandistico, che ha illuso la gente su un fantomatico sorpasso a cui nessuno poteva credere. Una forza posticcia, nata sull’unione di due partiti che hanno disperso ogni riferimento culturale, dove convivono personaggi così diversi che portano inevitabilmente alla stasi decisionale. Un partito basato sul leaderismo, sulla figura di Veltroni come uomo nuovo che ha deciso di innovare. Cosa può mai rappresentare una forza simile per un elettore di sinistra? Non contiene forse tutti i difetti contro cui si combatte? Americanizzazione, leaderismo, nessuna lotta per la laicità, schiacciamento al centro. L’unico motivo per votarlo era l’antiberlusconismo. Il credere che questo avrebbe arrestato l’ascesa dell’odiato Cavaliere. Io non capisco: prima ci si lamenta che le forze del centrosinistra non devono basare i propri programmi solo sulla demonizzazione dell’avversario e poi si va a votare quelle forze proprio in base a quel richiamo? Se non vi sentivate rappresentati dalla Sinistra come poterlo esserlo dal Pd? Cosa abbiamo ottenuto? Che una forza che non avrebbe sfondato, che ha perso consensi dove sperava di raccoglierli, il centro, è riuscito a reggere solo grazie alla vampirizzazione dei consensi della Sinistra. Appare dunque un Pd perdente, ma in forma, e l’annullamento della Sinistra dal Parlamento con Berlusconi premier. Ne valeva la pena? E non mi si venga a dire che è facile dirlo con il senno di poi perché chiunque, con un po’ di cervello, sapeva benissimo che gli appelli veltroniani sul sorpasso erano pura utopia. Passiamo all’astensione: alcuni hanno deciso di rimanere a casa perché delusi dai risultati della sinistra, altri l’hanno fatto perché l’antipolitica montante gli ha fatto credere che tutte le forze sono uguali, altri ancora perché convinti di un progetto dove la presenza parlamentare non è importante. A questi ultimi va tutto il mio rispetto, hanno perseguito una decisione coerente, discutibile finchè si vuole, ma non per questo sbagliata aprioristicamente. Ai primi, tendenzialmente convinti dell’importanza di una propria rappresentanza parlamentare, vorrei porre una domanda: cosa chiedevate alla Sinistra? Maggiore capacità governativa o d’opposizione? In entrambi i casi, permettetemi, avete compiuto un errore. Se volevate maggiore capacità governativa era meglio votare Pd e dimostrare che era quella la strada da seguire, se chiedevate uno spostamento a sinistra di Bertinotti e company tanto valeva votare Sinistra Critica o Ferrando. Non sarebbero andati al Parlamento ma il loro dato avrebbe fatto comprendere in quale direzione bisognava spostarsi per lavorare. Agli amici grillini dell’antipolitica vorrei limitarmi ad un consiglio: è semplice sparare a zero contro la classe politica tutta uguale e attaccata alla poltrona. Troppo semplice. Mi limito a qualche dato: siamo proprio sicuri che siano tutti uguali i nostri politici? Devo dunque intuire che nessuno ha mai protestato per le violenze del G8, contro la costruzione della Tav o del Ponte sullo Stretto, contro la mafia, contro le basi americane, contro i costi della politica, per la laicità dello Stato. Nessuno ha mai presentato disegni di legge in tal senso, non si è mai aperta nessuna inchiesta, non si è ottenuto nessun risultato. Eppure, è strano, il Ponte non c’è, la Tav neppure, il Papa è stato costretto a fare un passo indietro per evitare le contestazioni, si è aperta una commissione d’inchiesta sul G8, si sono presentati disegni di legge che abbattevano i costi della politica, Bertinotti è stato il primo Presidente della Camera che non ha fatto aumentare, anzi ha tagliato, i costi della Camera. Di esempi come questi potrei farne altri mille. Sono stati fatti tutti con la necessaria determinazione? Sono bastati? Si doveva fare di più? Certamente sì. Sono stati pochi, mal pubblicizzati, poco conosciuti, persi nel marasma burocratico, ma ci sono stati. E ci sono stati nonostante molti di quelli che combattevano queste cose stavano a casa davanti a un Pc a scrivere sui blog, senza scendere in piazza a protestare, dormendo comodamente e limitandosi a criticare le lentezze. Non vi bastava? Bene allora perché non avete fatto sentire la vostra voce? Perché non siete andati a Messina o a Vicenza o alla Val di Susa o alla Sapienza? È comodo dire che si è fatto poco ma non fare nulla noi per primi. Non volete andare alle proteste? Bene, ma almeno supportate chi queste battaglie le porta avanti pur tra mille difficoltà. Fate capire che bisogna intensificare gli sforzi. Che cosa avete ottenuto con la vostra astensione? Che quei pochi parlamentari che si sono battuti per quelle battaglie non ci sono più, non sono stati valorizzati. Ora mi spiegate perché oggi un futuro deputato dovrebbe impiegare buona parte della sua attività parlamentare per delle lotte che poi non trovano consenso nell’urna? Non lo farà, è disincentivato. Questa è una realtà a cui non ci si può sottrarre. Ciò significa forse che i gruppi dirigenti della sinistra possono sentirsi in parte assolti? Assolutamente no. Come detto fin dall’inizio la colpa di questa debacle è principalmente loro. Ma se essere di sinistra significa vivere un progetto insieme, condividere un modello di sviluppo diverso, propugnare un modo diverso del vivere, della militanza, dell’impegno, dovremmo interrogarci perchè i partiti non sono stati in grado di recepire il nostro dissenso. Non è solo colpa loro ma anche nostra che abbiamo perso una capacità comunicativa essenziale per delle forze di sinistra. Una capacità da riacquistare per comprendere gli sbagli e per ripartire. Ma per iniziare questo percorso bisogna, innanzitutto, metterci tutti in discussione, partire con il piede giusto per rilanciare un progetto essenziale per il nostro paese. Giusto chiedere un rinnovamento, giusto esigere un mea culpa, giusto ottenere delle risposte. Ma deve essere altrettanto chiaro che se bisogna ripartire con questo progetto, se vogliamo rinnovare e rifondare una sinistra in Italia dobbiamo essere noi per primi a garantire, a noi stessi, che saremo capaci di resistere alle prossime sirene astensioniste o veltroniane che siano, che siamo pronti ad impegnarci per questo rilancio. Se ci limitiamo soltanto a stare comodamente seduti in poltrona, a ritirarci nel nostro privato aspettando non si sa quale rivelazione, o quale ricetta pronta da un nuovo gruppo dirigente, da un nuovo leader, da una nuova compagine elettorale, non lamentiamoci dopo. Questa batosta ci deve servire per ripartire tutti insieme. Se non si sfrutta quest’occasione non ci si lamenti dopo che non va bene. Molti sono disillusi, molti faticano a crederci ma astenersi ora da questo rilancio significa perdere un momento storico. E se per risvegliare le coscienze, per comprendere i propri errori è necessario Berlusconi e la fascistizzazione di questo Stato ben venga. Servirà a far capire che, al di là di ogni voto o astensione che sia, in questo Paese ci viviamo tutti e ne subiamo tutti le conseguenze. Tirarsene fuori, credendo di essere la parte sana dell’Italia o i più furbi o i meno scemi, dimostra solo il contrario.
