06.05.08 - luce / buio IV - Note a margine sulle Variazioni Goldberg
06.05.2008
Note a margine sulle Variazioni Goldberg
[millepiani - 06.05.08]
La
differenza tra tempo della fine e tempo apocalittico è ormai evidente:
mentra il primo non lascia resto, il secondo costruisce
nell'intercapedine vertiginosa dell'attesa lo spazio temporale a
cavallo tra il già e il non ancora (Jaka Book parla infatti, nel suo
motto di casa editrice, di uno spazio tempo da occupare). Mentre il
primo è un precipitarsi degli eventi verso la loro evidenza, il secondo
intercetta il tempo umano, senza precipitarlo verso la sua
consumazione, ne delinea i margini, sia rispetto il passato sia
rispetto il suo compimento, rivendicando, costruendo e ritagliando un
contrappunto musicale del tempo e del suo destino. In questo senso,
l'interpretazione gouldiana di Bach è, tecnicamente, apocalittica: essa
arresta il precipitare della fine - interpretazione dell'81 -,
riscrivendo lo stesso statuto del contrappunto, che si presenta in
quella interpretazione come la forza frenante, la forza katechonica,
del finalismo teleologico, della violenta pressione verso la fine che
traversa le Variazioni Goldberg. Ma è solo riascoltando la versione del
'55 che si comprende bene il senso della doppia operazione gouldiana:
mentre l'interpretazione dell'81 è apocalittica - cioè tende a
determinare uno spazio temporale in cui sospendere il precipitare degli
eventi - l'interpretazione del '55 si offre come modello finale,
definitivo ed inappellabile, di chiusura. Conclusivo. La forza
dell'interpretazione del '55 è questa inappellabilità ineguagliata,
fine del tempo senza apocalissi: senza, cioè, più spazio. Tutte le
interpretazioni precedenti e successive non hanno mai reso questo senso
di inappellabilità dell'esecuzione, salvo l'interpretazione dell'81,
dove, appunto, Gould ribalta il precipitare del tempo, lo arresta, lo
sospende e lo rende perfettamente circolare, come volesse dargli una
chance in più, ma infinita. Una sospensione ripetibile. Appunto, lo
statuto del tempo apocalittico che, evitando ogni fine, trascina la
creaturalità nella sua ripetizione, nella sua scelta senza fine.
