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Utopia e ideologia - di F. Jameson

03.12.2007
Repubblica 29.11.07
Perché l’utopia sopravvive alle ideologie
di Fredric Jameson

La nuova generazione impegna sui temi "no global" adotta sempre più spesso questa bandiera E così sconfessa le forme tradizionalidella militanzaa sinistra

Questo termine stava a indicare una progettualità indifferente alle debolezze umane e al peccato originale, una volontà di uniformare e di arrivare alla purezza ideale di un sistema perfetto da imporre con la forza ai suo i sudditi imperfetti quanto riluttanti.

In seguito queste analisi controrivoluzionarie, che hanno perso interesse per la destra dopo il collasso dei paesi socialisti, sono state adottate da una sinistra antiautoritaria la cui micropolitica ha scelto come propria bandiera la Differenza, riallacciando le proprie posizioni antistataliste alle classiche critiche anarchiche al marxismo come Utopia, esattamente in questa accezione centralizzante e autoritaria.

Sembrerà paradossale, ma le più antiche tradizioni marxiste, che accettavano acriticamente le analisi storiche di Marx ed Engels sul socialismo utopico contenute nel Manifesto del partito comunista e seguivano l´interpretazione bolscevica, accusavano il concorrente utopista di essere privo di qualsiasi concetto pratico o di strategia politica, e descrivevano l´utopismo come un idealismo intimamente e strutturalmente avverso alla politica in quanto tale. Il rapporto tra Utopia e politica, e i problemi del valore pratico-politico del pensiero utopista e dell´identificazione tra socialismo e Utopia rimangono in gran parte irrisolti ancora oggi, quando l´Utopia sembra avere recuperato una certa vitalità come slogan politico e come orizzonte ideale.

Infatti, un´intera nuova generazione della sinistra post- globalizzazione, quella che comprende i resti della vecchia e della nuova sinistra, assieme a quanto rimane dell´ala radicale della socialdemocrazia, alle minoranze culturali del Primo mondo, ai contadini proletarizzati del Terzo e alle masse senza terra o strutturalmente non avviabili al lavoro, è sempre più spesso propensa ad adottare questa bandiera in un periodo in cui il discredito dei partiti socialisti e comunisti e lo scetticismo riguardo i concetti tradizionali di rivoluzione hanno fatto piazza pulita di ogni dibattito. Alla resa dei conti potrebbe essere proprio il consolidarsi dell´emergente mercato mondiale (dato che è questa la vera posta in gioco nella cosiddetta globalizzazione) a facilitare lo sviluppo di nuove forme di attivismo politico. Nel frattempo, per usare la famosa frase della signora Thatcher, non c´è alcuna alternativa all´Utopia, anche perché il tardo capitalismo sembra non avere più alcun nemico naturale (i fondamentalismi religiosi che si contrappongono agli imperialismi americano e occidentale non hanno mai assunto posizioni anticapitaliste). Eppure qui non è in questione soltanto l´universalità invincibile del capitalismo che smantella instancabile tutti i progressi sociali strappati a partire dalla nascita dei movimenti socialista e comunista, che limita il welfare, la rete di salvaguardie, il diritto a unirsi in sindacato, i vincoli ambientali e alle industrie, che propone di privatizzare le pensioni e di distruggere quanto si oppone al libero mercato in tutto il mondo. La disgrazia non è la presenza di un nemico, bensì la convinzione universale non solo dell´irreversibilità di questa tendenza ma dell´impossibilità e della non praticabilità delle alternative storiche al capitalismo, la certezza che non sia concepibile né tantomeno realizzabile nella pratica alcun altro sistema socioeconomico. Gli utopisti non propongono soltanto di immaginare questi sistemi alternativi. La forma utopica è di per sé una significativa riflessione sulla differenza, sull´alterità radicale e sulla natura sistemica della totalità sociale.

Non è possibile immaginare un qualsiasi cambiamento fondamentale nella nostra società che non si sia dapprima annunciato liberando visioni utopiche come tante scintille dalla coda di una cometa.
Perciò la dinamica fondamentale di qualsiasi politica utopista (o di qualsiasi utopismo politico) si collocherà sempre nella dialettica tra Identità e Differenza, nella misura in cui questa politica mirerà a immaginare e certe volte persino realizzare un sistema radicalmente diverso dall´attuale.
Traduzione di Giancarlo Carlotti © 2007 © Giangiacomo Feltrinelli editore 2007
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