Una storia siciliana, una storia italiana
Con una condanna a cinque anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, Totò Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, è stato ritenuto colpevole di favoreggiamento nei confronti del boss mafioso Giuseppe Guttadauro.
La storia è semplice. Nel 2001 Cuffaro apprende da un maresciallo dei carabinieri (poi deputato regionale), Antonio Borzacchelli, l’esistenza di microspie, sistemate dai Ros, nell’abitazione del boss Guttadauro, frequentata da Domenico Miceli, amico di Cuffaro e politico. Il boss scopre di essere spiato: l’inchiesta fallisce. Nel dicembre 2006 Miceli sarà condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa. Qualche giorno fa il tribunale di Palermo emette la sentenza contro Cuffaro, il quale avrebbe favorito singoli boss mafiosi, ma non l’organizzazione in quanto tale. Tanto basta a Salvatore Cuffaro per organizzare un festino con cannoli e pasticcini e dire di sentirsi così pulito da poter continuare a occupare la sua carica.
Un’altra storia, un’altra politica.
Chiediamo alle donne e agli uomini del centrodestra siciliano che già in questi giorni hanno preso a titolo personale le distanze da Cuffaro, di imporre le dimissioni del governatore che pure hanno contribuito ad eleggere.
Ma in questo momento di grave crisi politica nazionale, chiediamo soprattutto a tutte le forze raccolte nelle ultime elezioni siciliane intorno alla candidatura di Rita Borsellino, di recuperare e ribadire con forza le discriminanti politiche specifiche intorno alle quali costruire un nuovo modello di politica, e di rappresentanza, regionale e nazionale. Chiediamo per questo con forza a tutti i siciliani di mobilitarsi oggi insieme a noi, a Palermo e in tutta Italia, per chiedere una nuova forma di politica, limpida, pubblica e partecipata, per riattivare in tutti i modi e in tutte le sedi politiche e istituzionali una vera democrazia. La Sicilia, e il suo modello privatistico della politica, costituisce oggi un osservatorio cruciale a partire dal quale operare e in cui leggere la storia politica del meridione e di tutto il Paese. È a tutti gli italiani e le italiane che chiediamo quindi di mobilitarsi oggi con noi. La politica democratica o è limpida, partecipata, condivisa, o non è.
La Sicilia ha vissuto per sessant’anni sotto la cappa di una collusione mafiosa che ha nei fatti impedito la reale partecipazione e la reale attuazione dello Statuto della Regione Sicilia, così come di quella Costituzione italiana che oggi festeggia i suoi sessant’anni.
Lotta alla mafia significa continua verifica dei poteri democratici, costante controllo delle istituzioni dal basso, giustizia sociale concreta, lotta senza tregua alla disoccupazione.
.jpg)


Trento
Roma
