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Un dialogo a più voci sulle 'lacrime'

15.09.2010
Ivan Arillotta Piange di fronte alla vita. Ma qual è il miracolo, se non le lacrime?
46 minuti fa · Commenta · Mi piace
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Carmine Mangone Anche il sorriso autentico, Ivan. O almeno credo. [Ed io lo preferisco di gran lunga alle lacrime. A meno che non siano lacrime di gioia o di rabbia.]
44 minuti fa · Mi piace · 2 persone

Ivan Arillotta "A meno che non siano lacrime di gioia o di rabbia"
Infatti, hai centrato la splendida eccezione:)
Anche io preferisco il sorriso. Ma sono sicuro della forza delle lacrime, molto meno della forza del sorriso.
42 minuti fa · Mi piace

Carmine Mangone Le lacrime appartengono alla gravità. Concordo. Ma il sorriso può aprire mondi. ;)
42 minuti fa · Mi piace

Emilio R. Quelle dei bambini. Le altre diventano di coccodrillo e dimenticate. ma, si sa, gli scrittori e le scrittrici hanno uno dei due occhi che guardano dal luogo della nascita, dell'infante.
41 minuti fa · Mi piace · 2 persone ·

Ivan Arillotta Ogni sorriso apre un mondo. Ma la lungimiranza dice che ci sarà un dopo, e verranno lacrime, a dir che "eppur si vive". Vedo già i fantasmi di domani (come sa I.)
40 minuti fa · Mi piace

Principessa Conigliaccia Delle Meraviglie un sorriso è un dono, la vera bellezza sta nel regalarlo a chi ci è accanto. Le lacrime sono perle e la bellezza è condividerle, sia che siano di tristezza sia che siano di gioia.
un bacio
40 minuti fa · Mi piace · 1 persona

Ivan Arillotta Amo quel vivere ancora da bambino, perché mi fa "scoprire", oltre che lacrimare.

D'accordo Principessa:)
38 minuti fa · Mi piace · 1 persona

Emilio R. Per Dostoevskij come per Weil, le lacrime sono presenze ontologiche, cioè fessure che aprono ferite nell'interezza di 'Dio'. Esse si separano, come si separano gli enti gnostici che degradano dalla creazione sino alla materia, al mondo. Non esiste nessuna bellezza nelle lacrime se non quella della 'scoperta' del mondo. Le lacrime non si condividono, sono separazioni 'dal sempre e dall'eterno', cioè da 'Dio'. Del 'sorriso' non so dire di meglio che il dipinto di Antonello sull'ignoto marinaio.
33 minuti fa · Mi piace · 1 persona ·

Emilio R. E sono 'scoperte' del mondo' proprio come lo è ogni lacrimare dell'infante che lo 'scopre'.
31 minuti fa · Mi piace · 1 persona ·

Ivan Arillotta Emilio, sono separazioni dall'eterno perché la solitudine è assoluta. Ma non sono separazione dall'umano, perché c'è il tentativo di colmare quella solitudine abissale. Il fallimento è d'obbligo, ma non è un problema nel momento in cui si pianga. Siami finiti. Da quando siamo nati. Si è già impegnati a piangere:)

Le lacrime, SONO, infatti presenze ontologiche:)
30 minuti fa · Mi piace

Ivan Arillotta Anzi, sono "allusioni" ontologiche, permettimi di dire
28 minuti fa · Mi piace

Emilio R. Diciamo che se sulle nuances possiamo disquisire, in fondo diciamo la stessa cosa: 1) non sono separazioni dall'umano; 2) esse indicano una ferita dell'eterno che noi infliggiamo; 3) questo 'dibattarsi' segnato dal finito che siamo fa 'male'; 4) il male è nella costituzione della creatura; 5) l'allusione ontologica è precisamente l'allusione allìimperfezione della creazione.

[scusate l'accelerata 'filosofico-teologica' ma la questione delle 'lacrime è, precisamente ontologica. Ne possono parlare gli agrimensori e i filosofi/e]
25 minuti fa · Mi piace ·

Orazio Sorgonà Vi sono /le/ lacrime, queste tue; che
dimostrano immediatamente se stesse, a te. Punto (-delle
volte mi succedeva al cinema, ed ero contentissimo.)
22 minuti fa · Mi piace

Ivan Arillotta Non "in fondo". Guarda che stiamo dicendo la stessa cosa. Emi, giacché hai citato Simone e Fëdor, presumo che la mia precisazione fosse dovuta alla totale assenza (in me) di quella loro "tensione". Ma stiamo dicendo la stessa cosa.
20 minuti fa · Mi piace

Ivan Arillotta Queste mie sono solo scritte, Orazio ("solo", come se si potesse fare molto di più)
16 minuti fa · Mi piace

Emilio R. sì, nettamente sì. Ed anche Sorgonà ha le sue ragioni. E' verissimo che si piange senza dimostrare nulla. Solo che quella, per me, è la maggiore prova e dimostrazione che esse 'alludono' ad alro: ad un intero perduto che si ripresenta. O sotto forma della sua lacerazione - si piange per l'ingiusto -, o sottoforma del desiderato - un amore o la presenza di chi è morto. Esse sgorgano 'da sole' e dimostrano 'immediatamente' se stesse. Se io vedo un bambino piangere, non faccio riflessioni ontologiche: VOGLIO che il bambino sia felice e non pianga più. Ma quelle lacrime sono 'precisamente' un'allusione all'imperfezione della creazione.
16 minuti fa · Mi piace · 1 persona ·

Ivan Arillotta Perfetto, così mi risparmi la fatica di spiegarmi, Emilio!
13 minuti fa · Mi piace

Laura Ayeye Malone Zacheo "intero perduto che si ripresenta..quelle lacrime sono 'precisamente' un'allusione all'imperfezione della creazione." e poi "separazioni dall eterno". la creazione è così imperfetta che me le restituisce assorbendo con la pelle. le lacrime nn vanno spiegate. forse condivise. anzi, accompagnate.
9 minuti fa · Mi piace

Ivan Arillotta Certo. Ma è da vedere se sia un lusso peggiore l'esegesi o il malinteso
8 minuti fa · Mi piace

Emilio R. il malinteso, senza alcun dubbio.
6 minuti fa · Mi piace · 1 persona ·

Emilio R. poi, ovviamente, delle esegesi, almeno io e Ivan - mi permetti Ivan??!! - ce ne fottiamo e scriviamo....da infanti...
5 minuti fa · Mi piace ·

Ivan Arillotta eccome!
2 minuti fa ·

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