↑ rizoma base

This must be the place

Visto Cheyenne del "nostro" Sorrentino.

Deludente, francamente. Molto.

Manca il respiro, manca la capacita´di portare alla luce dei personaggi veri, delle "persone": anche laddove la cifra estetica del semi grottesco-surreale si fa(rebbe) apprezzare o accettare, appunto, come cifra, e potrebbe continuare a sorreggere una sfida.


Ma non la sorregge, invece, la indebolisce ancora di piu´ (mentre ne "Il divo", per altri fortunati motivi, la cifra stilistica sosteneva tutta la missione di racconto; meno ne "L´amico di famiglia", se ricordo bene). Non la sorregge in Cheyenne. Non si puo´ fare cinema "all´altezza" avanzando palesemente la pretesa di una storia forte, senza saperla pero´scrivere. Manca tutto, il legame interno vero, la coesione intima - e non per forza logica, ovvio - dei pezzi, anche nella pretesa "semi-surrealta´" della costruzione narrativo-estetica. E´li´che perde Sorrentino, facendo (ora davvero troppo) se stesso. Fa dei pezzi, magari di bravura, e li giustappone. Ma, sostanzialmente, racconta male (e forse racconta poco) e non pratica un lavoro sugli attori sufficiente a supplire all´incertezza narrativa. Crea poco piu´che "caratteri", e nella peggiore dei casi macchiette. Porta Shean Penn nella trappola, questo dispiace piu´di tutto. E, purtroppo per lui e per noi, ce lo ingabbia bene bene. Il rischio lo aveva evitato fin´ora grazie, semmai, ai temi scelti, alle storie, e al supporto di Servillo; ma, a ripensarci, non che quel rischio non lo abbia sfiorato.


E davvero "pochino" il finale nel peggiore stile americano (il migliore sarebbe eccezionale e forse inarrivabile), con il campo/controcampo fra donna alla finestra e il "denudato" - banalmente "cresciuto" Cheyenne in basso, quindi immancabile panoramica grandangolare verso l´orizzonte con musica.

Dispiace, ma va riincoraggiato.

Film di transizione per cominciare ad entrare in se stesso uscendo un po´ da se stesso, si spera. 

 

[mf]

 

mappa dei legami di questo rizoma