Sciascia e Borsellino: un pranzo

E Borsellino rivelò: Sciascia non attaccava noi, mirava ad altro
Il primo incontro nell' 88, organizzato dal sindaco di Marsala: i due pranzarono insieme
DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Ha ragione Rita Borsellino a dire che suo fratello e Sciascia «si spiegarono», dopo il famoso articolo sui «professionisti dell' antimafia». L' ha ripetuto anche ieri a Gian Antonio Stella la neocandidata dell' Unione a governatore dell' isola, sulla scia della rammaricata riflessione di Rutelli per l' assenza dalla scena culturale e politica di «un nuovo Sciascia». Ma quel contrasto viene spesso evocato dai veleni di chi insiste sullo scontro fra scrittore e giudice. Con riferimento ai dubbi di Sciascia sulla retorica antimafia di Leoluca Orlando e sul metodo seguito dal Csm per la promozione di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala. Veleni alimentati facendo leva sull' intervento dello stesso Borsellino alla Biblioteca comunale di Palermo il 25 giugno del ' 92, dopo la strage di Capaci, poco prima di quella di via D' Amelio. Ripetendo ogni volta che, secondo Borsellino, il suo amico Giovanni cominciò a morire con quell' articolo del gennaio ' 87. Sintesi imprecisa di una riflessione allora carica d' angoscia per l' aria ammorbata sia dalla strage consumata sia dalla coscienza del rischio imminente. Riflessione apparentemente diversa da altre parole ed altri fatti registrati negli anni precedenti. Quando, appunto, giudice e scrittore «si spiegarono». Il film di questo chiarimento comincia nel gennaio ' 88 a Marsala dove il sindaco del tempo, Enzo Genna, riuscì a far incontrare Sciascia e Borsellino. Con la mediazione di due amici dello scrittore, Aldo Scimè e Roberto Andò, il regista. Alla fine, sorrisi, strette di mano davanti ad una targa, mezz' ora di colloquio, un pesce al sale in un ristorante sul mare, vino bianco e un po' di siciliana complicità. Tutto registrato, da un cronista d' eccezione, Mauro Rostagno, allora anchorman di una Tv locale. La seconda sequenza ci porta a Racalmuto, il buen retiro di Sciascia, luglio ' 91, quando lo scrittore è già scomparso e Borsellino si presenta con Falcone e l' allora ministro della Giustizia Claudio Martelli ad un convegno organizzato dai ragazzi di «Malgrado Tutto», il giornalino del paese. È Borsellino a cancellare l' equivoco nell' esordio: «Scontro fra me e Sciascia non ve ne fu. Intanto, perché io stetti silenzioso, anzi colsi l' occasione subito dopo per indicare in Sciascia la persona che aveva estrema importanza nella mia formazione e anche nella mia sensibilità antimafia». Poi, eccolo evocare proprio l' incontro di Marsala: «Ebbe la gradevolezza di darmi una interpretazione autentica del suo pensiero che mi fece subito riflettere sul fatto che quella sua uscita mirava a ben altro». Bisognerebbe risentirle le parole registrate da Gigi Restivo, allora giovanissimo redattore di «Malgrado Tutto» e oggi per ironia del destino sindaco di Racalmuto vicino a Orlando, sfegatato sponsor di «Rita presidente» e pronto a consigliare i suoi amici di non persistere nell' errore. Perché le critiche del magistrato riguardavano «ben altro». Severo, Borsellino: «L' uscita fu sfruttata purtroppo all' interno di una pesante corrente corporativa della magistratura che sicuramente non voleva quei giudici e quei pool. E sono probabilmente le stesse componenti corporative della magistratura che si oppongono a che i pubblici ministeri, opportunamente coordinati, funzionino davvero». Detto accanto a Martelli mentre si lavorava per l' osteggiata Direzione nazionale antimafia. Ma questa è un' altra storia. Estranea all' incontro organizzato da Genna con un bonario ricatto: «Sciascia teneva all' allestimento di un evento con Irene Papas nell' isola di Motia. E Roberto Andò che lo organizzava chiedeva sostegno». Fu quella coincidenza a far scattare l' idea al primo cittadino della Marsala di Borsellino: «Dissi che me ne sarei interessato solo se Sciascia avesse accettato un incontro con il procuratore». Andò riferì subito. E il giorno dopo Sciascia chiamò Scimè: «Aldo, in gita a Marsala». Euforico Genna che però aveva fatto tutto di testa sua: «Corsi in tribunale, spiegai a Borsellino, accettò immediatamente. Cercavano entrambi l' occasione». È il retroscena ignorato di una storia soffocata e annebbiata dalla tragedia siciliana che a volte deforma il ricordo delle parole. Forse anche quelle di Borsellino, quando spiega chi cominciò a far morire Falcone: «...il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò a farlo morire il primo gennaio del 1988, se non forse l' anno prima, l' anno dell' articolo del Corriere...». Così è, anche se non è una questione di date.
Felice Cavallaro
7 dicembre 2005 - Corriere della Sera
LA STORIA
27 GENNAIO 1988 Il sindaco di Marsala Enzo Genna riesce a far incontrare Sciascia e Borsellino
7 LUGLIO 1991 Martelli e Borsellino sono a Racalmuto per un convegno. C' è anche Falcone
25 GIUGNO 1992 Borsellino è alla Biblioteca comunale di Palermo, dopo la strage di Capaci
