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Quaderni dal carcere

30.09.2026


Come furono scritti e come vanno letti i Quaderni di Gramsci

Guido Liguori

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Il Manifesto 18.03.2026


https://ilmanifesto.it/come-furono-scritti-e-come-vanno-letti-i-quaderni-di-gramsci


Scaffale Un nuovo volume della «edizione Francioni» che ha evidenziato il metodo di lavoro dell’intellettuale sardo, la «regola della bipartizione». Per la penuria di carta in carcere, ha proceduto suddividendoli in due parti o più, tornando sugli argomenti, lasciando pagine bianche su cui intervenire in seguito

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Dopo i due tomi con le traduzioni fatte da Gramsci in carcere e il volume coi primi quaderni di note teoriche, è uscito – nell’ambito dell’edizione nazionale degli scritti del pensatore sardo e della «edizione critica di Gianni Francioni» dei Quaderni del carcere – un nuovo volume di Quaderni miscellanei, comprendente i quaderni gramsciani 5-8, a cura di Giuseppe Cospito, Gianni Francioni e Fabio Frosini (Istituto della Enciclopedia italiana, pp. 832, euro 70).

OPERA COMPLESSA per le condizioni in cui nacquero, ricerca in progress, i Quaderni furono composti nel corso di circa sei anni e non in vista di una loro pubblicazione. Per comprendere come vanno letti e studiati, è necessario dunque capire come furono scritti. Un primo, fondamentale passo in questa direzione fu compiuto da Valentino Gerratana con la sua edizione critica del 1975, che presentava la successione dei quaderni a seconda della loro data di inizio e le note al loro interno quasi sempre nella disposizione materiale in cui ci sono pervenute. A partire da questa edizione, Francioni (scomparso lo scorso anno) condusse i suoi approfondimenti filologici volti a meglio determinare la datazione dei quaderni e dei testi in essi contenuti. E avanzò negli anni ’90 una nuova proposta di edizione critica, che ora sta vedendo la luce grazie anche al contributo di Cospito e Frosini, che hanno curato l’apparato delle note, incrementando il rinvio alle fonti, i rimandi interni e altre informazioni utili su eventi e personaggi citati. Tale apparato è posto alla fine di ogni quaderno, mentre a piè di pagina si dà conto delle correzioni, delle aggiunte e delle varianti apportate da Gramsci.

Le novità maggiori dell’edizione Francioni sono però inerenti alla struttura stessa dei Quaderni, di cui vengono distinti tre tipi, seguendo una distinzione operata implicitamente da Gramsci stesso: i quaderni di traduzioni, i miscellanei e gli «speciali» (dove l’autore ricopiava una parte delle note precedenti in base ai loro argomenti). Gramsci non poteva disporre in cella di tutti i quaderni e libri che desiderava, depositati nel magazzino del carcere: ne poteva tenere con sé, a rotazione, solo un numero limitato. Egli inoltre non numerò i suoi quaderni, né li datò.

LA LORO NUMERAZIONE e quella delle note o paragrafi al loro interno, come oggi la conosciamo, è stata decisa da Gerratana, in un modo che per Francioni non rende conto né della reale successione degli scritti né dell’organizzazione che Gramsci aveva dato loro. Nella presente edizione, tuttavia, la denominazione dei quaderni è rimasta invariata (sia pure con le determinazioni che diremo), perché essa costituisce ormai uno standard internazionale, un riferimento comune a tutti i lettori di Gramsci. Si è proceduto invece, in alcuni casi, a un parziale mutamento della disposizione delle note e quindi a una numerazione in parte nuova delle stesse.

Anche questa edizione dunque non presenta i quaderni «così come sono», e nemmeno «così come Gramsci li ha scritti», poiché ciò è impossibile, in quanto mancano sufficienti elementi di datazione, e perché non avrebbe senso riprodurli nell’ordine temporale di stesura quando l’autore stesso ha scelto di collocare in luoghi diversi note cronologicamente contigue.

ALLA BASE della suddivisione ora proposta vi è invece la scoperta di quella che Francioni ha chiamato la «regola della bipartizione»: Gramsci, che lavorava contemporaneamente a più quaderni, non potendo disporne a sufficienza, ne ha suddiviso alcuni in due parti o più, considerandole come quaderni distinti, iniziando a scriverle parallelamente, e anche, spinto dalla penuria di carta, tornando indietro a riempire pagine lasciate casualmente bianche.

Francioni rende questo metodo di lavoro di Gramsci suddividendo alcuni quaderni in sezioni. In questo volume, ad esempio, il Quaderno 8 è suddiviso in quattro sezioni: la sezione (a), o Quaderno 8 (a), costituita dalle Note sparse e appunti per una storia degli intellettuali italiani, cioè dalle avvertenze metodologiche che aprono il quaderno, e dall’elenco di Saggi principali che immediatamente le seguono: in pratica, le due prime facciate del manoscritto, di cui la seconda riempita appena per un rigo; la sezione (b), o Quaderno 8 (b), costituita dalla «terza serie» degli Appunti di filosofia, che Francioni colloca in seconda posizione, poiché essi, che nel manoscritto occupano la seconda metà del quaderno, sono stati iniziati subito dopo le avvertenze metodologiche e l’elenco dei Saggi principali. Segue la sezione (c) o Quaderno 8 (c), miscellanea; e infine la sezione (d), o Quaderno 8 (d), che comprende una sola pagina: il secondo elenco di argomenti, di soli dieci righi, che nel manoscritto occupa la terza facciata, ma che Francioni ha appurato essere stato scritto per ultimo. Una divisione audace, che fa anche di due brevi elenchi, spazialmente contigui ma temporalmente distanti, altrettanti parti distinte del quaderno, al pari di sezioni ben più corpose. E che tuttavia ha il merito di offrire una suddivisione che faccia subito comprendere come effettivamente è stato scritto il quaderno in questione, quale scansione temporale ne caratterizza la composizione.

FRANCIONI HA POI individuato un’altra «regola» adottata da Gramsci, quella della «successione»: quando termina lo spazio libero in un quaderno ma non l’argomento che sta trattando, il prigioniero lo continua in un altro quaderno. Sono stati individuati così alcuni flussi di scrittura, che interessano quaderni diversi, ma che Gramsci pensa e scrive come un continuum. La qual cosa può suggerire una lettura orizzontale degli stessi. Il caso più noto è quello delle tre serie degli Appunti di filosofia, nei Quaderni 4, 7 e 8, tre sezioni che potrebbero essere lette una di seguito all’altra (e forse anche così pubblicate).

Molte altre cose si potrebbero dire (ad esempio, il significativo rifiuto di presentare i testi di prima stesura in corpi tipografici minori, come aveva fatto Gerratana) a proposito di questa nuova edizione dei Quaderni gramsciani. Che ha solo il difetto di essere stampata in pochissime copie, molto difficili da reperire (e di conseguenza molto costose). Una scelta poco comprensibile, in considerazione del fatto che molti studiosi e molte biblioteche, non solo in Italia, sarebbero interessati ad acquistarle. Si può solo sperare che col tempo si ponga rimedio a questo rilevante limite.

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