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Pensare 'senza' testa

07.05.2007
(29.11.06 millepiani - dal sito linjat.org)

La decapitazione è un gesto politico.
La frequenza, impensata e pubblica, della morte per decapitazione attiene più al ‘menage’ familiare che al gesto politico che richiama e a cui reinvia. Chi lo evoca, incoscientemente, dovrebbe dichiarare questa differenza: quella che passa tra il ‘tagliare la testa’ per separare il corpo dalla ‘lingua’, dal ‘volto’ e dagli ‘occhi’, dal gesto politico di decollare la testa dal ‘corpo’ politico che il ‘corpo del re’ pretendeva di rappresentare, incarnando il suo ruolo.

Georges Bataille ha fatto, su questo, lezione.
Che cosa sia ‘A-cephale’, cioè la società segreta che Bataille ha animato alla fine degli anni trenta, non serve qui ricordare. Serve ricordare, invece, come Bataille avesse ben presente l’esperienza del sacrificio - ogni decapitazione rientra all’interno di un ‘dispositivo sacrificale’.

L’esperienza di ‘A-cephale’ può essere letta, oggi, nella sua complessità, ma anche nella sua totalità e scarto, grazie alle pubblicazioni della Bollati-Boringhieri.
Proprio per questo, fa specie la brutalità con cui hasp22 ‘propone’ un gesto di decapitazione che non è nuovo nella cronaca italiana. Propone un gesto di decapitazione senza metterlo in questione. Suggerirei, prima di parlarne, ad esempio, la visione di questa testimonianza: http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/folder.srv?id=1915# , “Anni cinquanta e morte ammazzate”.
Proprio per misurare la frequenza del ‘decollamento’ senza politica, quello che rimuove e risolve la ‘questione del sacrificio’ che proprio Bataille aveva posto e ha risolto.
Scusate, direi: ne parliamo dopo.

***

La ‘tangenza’ batailleana con il ‘fascismo’ - già riconosciuta, in un gesto intellettuale di stanchezza, da Benjamin, rispetto il Collegio di Sociologia - la proporrei come primo gesto di lettura. Come secondo gesto, proprorrei la lettura, tutta e solo politica, de ‘L’azzurro del cielo’. Come scarto e liberazione da questa immagine, direi: Georges Bataille non ha scritto niente, nè pubblicato nulla di rilevante, sino all’ “Esperienza interiore”. Ammesso che lo sia, ammesso che sia, che questa pubblicazione sia stata rilevante come ‘Il colpevole’ [entrambe le pubblicazioni stanno tra il ‘41 e il 43, “L’azzuro del cielo”, anche se scritto prima, è stato pubblicato ben più tardi], la domanda cruciale è perchè Bataille ha assunto un così grande ruolo nella cultura francese.
Avendo pubblicato, tra la fine degli anni venti e l’inizio dei quaranta, assolutamente nulla.
Decapitare.


Bataille è stato l’animatore fondamentale della società segreta che portava il nome di ‘Acephale’, e che è stata - lo si sa, ormai, a livello documentario - il contro-altare del ‘Collegio di sociologia’, Acephale, società segreta che, come tutte le società segrete, ha di segreto solo il tempo della sua fine.
Benjamin, pur partecipando alle sessioni ‘pubbliche’, aveva colto della ricerca del ‘Collegio’ le sue declinazioni ’segrete’ e ‘possibili’. Da buon metafisico. Ma questa è un’altra storia.

Masson ha disegnato, per Acephale, tra i suoi migliori disegni mai fatti. Era anche una rivista, come si sa, Acephale.
In breve, cosa voleva questa ’società segreta’? La ‘transvalutazione dei valori’: di fronte la crisi della democrazia prima e dopo ‘Monaco ‘38′.
‘Acephale’ ha pubblicato le prime traduzioni in lingua straniera di Nietzsche. Rivendicando, con forza, violenza, l’inassimilabilità della scrittura di Nietzsche al nazismo. Anche questa è un’altra storia. Era Bataille che rivendicava tutto questo. Con attacchi mirabili.

Come perseguire questa ‘trans-valutazione dei valori’? Con una DECAPITAZIONE, un sacrificio.
Di chi? Se si pensa al sacrificio, si pensa, sempre, ad un sacrificatore ed un sacrificato.

‘’Acephale”, come società segreta, pensa che sacrificatore e sacrificato coincidano.
I congiurati di ‘Acephale’, Bataille e gli altri, pensano che la ‘morte’ legata al ’sacrificio’ sia, insieme, la morte del sacrificatore e del sacrificato.

E poichè ‘A-cephale’ è il ’senza testa’, pensano che sia possibile ‘decapitare’ non tanto il sacrificato, quanto colui che sacrifica: colui che ‘decolla’ è il ‘decollato’.
Detto con forza e semplicemente: pensano che ogni sacrificatore - colui che decapita - coincida con il sacrificato - colui a cui viene ‘tagliata’ la testa.
È precisamente questa coincidenza ‘impossibile’ che fa fallire la loro ’società segreta’: questa coincidenza è ‘l’impossibile’, dirà Bataille, questa coincidenza apre alla ‘esposizione’ dell’esistenza nella sua ‘impossibile esposizione’.

È precisamente questa impossibilità di sacrificio senza sacrificio, che inaugura la politica come l’abbiamo davanti.
‘Acephale’, nel suo fallimento, indica che la pratica del sacrificio - la morte - occupa tutto lo spazio della politica
Perchè?

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Non so quanto possa interessare - su linjat.org - tutta questa discussione sulle teste che si separano o vengono separate dal corpo. In ogni caso, mi ci sono ficcato dentro, e la conduco alla sua fine. Qui.

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‘Acephale’ si scioglie per volontà di Bataille (come documentato, ormai). Non è possibile che il sacrificio coincida con il gesto del sacrificato che decolla la sua testa. La logica del sacrificio non coincide con la pratica del sacrificio. Per Bataille è una svolta radicale.
Si ricorda, ancora, quando in Place de la Bastille, Bataille, Breton e un manipolo di ‘intellettuali francesi’ si erano ritrovati per rivendicare che il ‘taglio della testa del re’ era il gesto politico che bisognava opporre alla crisi della democrazia di fronte il nazismo.
Tempi radicali e decisivi.
Non esiste un gesto politico per cui ‘Acephale’ oggi possa essere rivendicata come pratica politica praticabile. Ma tutto punta ad indicarla come la logica praticata nelle ‘democrazie’: ’sacrificio senza sacrificatore’.

Nello stesso tempo, ‘Acephale’ costituisce l’esperienza attraverso cui la logica della politica occidentale ha attraversato la ‘distruzione del nemico’ - i ‘campi’ - e si è incarnata nella logica politica attuale.
Proprio di fronte la ‘logica dei campi’, dei campi di concentramento -, la logica di Acephale - quella della ’società segreta’ e del possibile ’sacrificio senza possibile sacrificio’ - è diventata la logica della politica che pratichiamo.
Perchè? ‘Acephale’ ha mostrato, in pieno, la crisi della democrazia. Mentre i ‘campi’ hanno istituito lo ’stato d’eccezione’ come stato ‘normale’ della democrazia, come ciò che si installa nel cuore stesso della democrazia, ‘Acephale’ fa scandalo ancora per il suo ’segreto’ - proprio per la sua vocazione segreta.
Mentre la politica mondiale occidentale ha espulso - almeno a parole - la logica della distruzione del nemico, continua a praticare quella del ’segreto’.

‘Acephale’, o dell’impossibilità della transvalutazione dei valori, o dell’impossibilità della coincidenza tra sacrificato e sacrificatore, adesso rimane il luogo di lettura della politica contemporanea. Come si vedrà.

***

Cosa si è rimproverato e si può rimproverare a gente come Masson e Bataille? Si è rimproverato di pensare un’esperienza della sovversione politica - forse, certamente mal spiegata - che cercava di pensare, precisamente, il dispositivo sacrificale che noi conosciamo, ed una ‘pratica segreta’ che si opponeva a quella deriva pseudo-democratica che, dopo gli accordi di Monaco, ha portato al naufragio della cultura europea precedente alla seconda guerra mondiale.

Cosa può essere rimproverato a Bataille, nel momento in cui decide di sciogliere la ’società’ segreta di Acephale?
Prima della guerra…..

Certo, una certa fretta che gli atteneva. Ed un gesto di verità: “Se la società segreta che vive grazie a me, non sa pensare, al suo interno, il sacrificio senza sacrificatore, non sa praticare il sacrificio senza sacrificatore, noi abbiamo perso, e quello che abbiamo fatto non è servito, è una pratica della commedia, è semplicemente una commedia, siamo dei commedianti”.
Acephale si scioglie per questo gesto di verità - ormai anche documentato - che Bataille decide, improvvisamente.

E chiunque, può misurare, oggi, la differenza che passa tra il Bataille degli anni trenta e quello successivo, dopo la guerra. Quello dopo Acephale. (Che, poi, è quello più intenso, quello dell’ “Esperienza interiore”, del “Colpevole”, dei suoi “testi senza nome, con altro nome” - altro argomento: tutti testi scritti prima della fine della guerra).

Il gesto ‘politico e pubblico’ della decapitazione è quello della decapitazione del ‘Re’. Di fronte questo gesto, e grazie a questo gesto, storicamente, la democrazia stessa si fonda (la democrazia è, nel moderno, la decapitazione come liberazione del corpo della democrazia, come liberazione del ‘popolo’: separata la testa del Re dal corpo della democrazia, il ‘corpo del popolo’ può muoversi senza testa, senza governo della ‘testa’, può darsi la ’sua’ testa. la ‘decide’).

Tutta la declinazione della storia politica della decapitazione - della democrazia - che fa nascere la democrazia senza che lo sappia, ha dato ragione a Bataille, che esponeva il suo silenzio e la sua incapacità di sovversione del nuovo statuto della democrazia dopo o prima della ‘guerra’. Poneva, in fondo, anche dopo, il problema della sovranità, di come noi pensiamo il sovrano, il potere del popolo - senza più corpo e senza più testa che lo comandi, lo ‘decida’.

Noi, oggi, possiamo rivendicare un altro statuto, e la distanza che ci separa dall’Acephale di Masson e Bataille.
Ma noi, oggi, non solo non abbiamo, democraticamente, una testa, ma soprattutto, come popolo, non abbiamo corpo. Basterebbe sapere di cosa si parla, e cosa si evoca. Sarebbe già qualcosa.



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