Odio Chopin - Ballata op.23 in sol min.
10.07.2007
Odio Chopin
Ascoltare
la ballata op. 23 in sol minore di Frederic Chopin è per me una
sofferenza. Nove minuti e dodici secondi di note perfette che mi
sprofondano davanti allo schermo in cui vedo scorrere la mia vita. Non
ho mai capito perché questo pezzo, questa specie di forma sonata
imperfetta, interpretata in modo granitico e al contempo infinitamente
delicato da Arturo Benedetti Michelangeli, in una incisione del 1972,
mi trasmigri nello spettatore della propria esistenza. La scala
cromatica iniziale, da atto di creazione si trasforma quasi subito in
un devastante tema nostalgico, quasi che appena nato, l’essere, il
suono, sia già a caccia di ricordi, di illusioni perdute e mete mai
raggiunte. Aveva capito tutto, Chopin. Sale improvvisamente, questo
tema nostalgico e si trasforma in pura forza giovanile trascinata da
note quasi wagneriane. Ricade improvvisamente, rallentando il suono,
preveggendo i cromatismi di Debussy. A metà del brano l’esplosione
sessuale della gioia dell’amore, della passione. Un lirismo senza
eguali doppiato da un effetto carillon a velocità pazzesca. Scale su
scale. Ascesa e crollo. Gioia infinita che resta un dolce ricordo. Quel
tema riecheggia per introdurre il finale in cui le note cadono dal
cielo come cavallette. Un tono grave, gravissimo, galoppa verso di me.
Tutto si placa. Ultimi fuochi radenti, poi l’eco della musica. Il
pedale spegne le ultime note. Fine del suono. Fine di tutto.
[estinzione - 10.07.07]
Chopin - Ballata op.23 in sol minore
pf. Arturo Benedetti Michelangeli (dalla Michelangeli Collection DG)
