L'ingiustificabilità del male
04.03.2008
I
corpi dei bambini morti, di qualsiasi morte essi muoiano, sono la
nostra croce, la presenza pura: un'irruzione. Essi, certo, si
ripresentano nel ricordo e nella pietà. Pur trovando luogo come anime
in un qualsiasi spazio della salvezza, i loro corpi, inanimati e fermi,
sono lo scandalo e lo scacco della creazione. E di ogni salvezza.
Perchè non c'è salvezza alcuna che giustifichi la morte di un infante.
Noi siamo esposti, adesso, come già conosciuto, a questo scandalo senza
giustificazione possibile. È necessario tenere fermi gli occhi su
questo scandalo intollerabile. Esso non attiene alla libertà dell'uomo
ed alla possibilità di operare il male: esso attiene all'inermità
dell'indifeso. Alla sua esposizione al male e alla sua morte, alla sua
fine. Spaventa meno la terrificità della morte, infinitamente
intollerabile, della sua ingiustificabilità che chiama a testimonianza
qualsiasi 'dio creatore'. Noi siamo di fronte ad uno degli eventi più
spaventosi che l'Occidente cristiano abbia mai vissuto consapevolmente:
la morte, per fame e per freddo, di due infanti, uccisi, dopo la
cattiveria umana, dalla loro inermità, dalla loro debolezza. Tutta la
fragilità della creatura si mostra con una potenza insostenibile e si
condensa in una sola domanda, in una sola parola: perchè? Se la libertà
che è stata data all'uomo di scegliere è così radicale da mettere in
questione il senso della creazione, aprendo, con questa libertà, ad un
male così abissale, quale dio della salvezza e della misericordia potrà
lenire le sofferenze dell'agnello innocente?
Io fermo gli occhi, li fermo e li tengo ben aperti, su questo abisso e su quei corpi. Tanto più certa si fa, in Occidente, la consapevolezza dell'intoccabilità degli infanti, tanto siamo a questa ferocia, a questo buio non dell'origine nè della fine, non della nascita nè della morte, ma a questo martoriare l'esistenza degli inermi. Tra l'origine e la fine, tra la creazione e la salvezza, tra il nostro nascere e il nostro morire - inutile e soffocato di fronte il nascere e il morire degli inermi - è questo lo spazio in cui si misura, oggi più che mai, la nostra afasia, le nostre banalità quotidiane, la pietà e la misericordia, l'impotenza e la memoria, la libertà dal male che possiamo scegliere.
[millepiani 26.02.08]
Io fermo gli occhi, li fermo e li tengo ben aperti, su questo abisso e su quei corpi. Tanto più certa si fa, in Occidente, la consapevolezza dell'intoccabilità degli infanti, tanto siamo a questa ferocia, a questo buio non dell'origine nè della fine, non della nascita nè della morte, ma a questo martoriare l'esistenza degli inermi. Tra l'origine e la fine, tra la creazione e la salvezza, tra il nostro nascere e il nostro morire - inutile e soffocato di fronte il nascere e il morire degli inermi - è questo lo spazio in cui si misura, oggi più che mai, la nostra afasia, le nostre banalità quotidiane, la pietà e la misericordia, l'impotenza e la memoria, la libertà dal male che possiamo scegliere.
[millepiani 26.02.08]
