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Il corpo del nemico ucciso - la politica e la morte

07.05.2007
(28.11.06 - millepiani, da linjat.org)

Uno dei più grandi libri di storia pubblicati negli ultimi trent’anni è “Il corpo del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea” di Giovanni De Luna, pubblicato quest’anno per Einaudi. Di che cosa si tratta? Di una lettura delle fonti fotografiche dell’esposizione del corpo del nemico, per fini propagandistici, che si incrocia con l’evento della guerra - di offesa o di difesa, civile o partigiana, di trincea o di sacrificio, come per i kamikaze. Perchè è un grande libro? Non solo innova, radicalmente, la metodologia di interrogazione delle fonti storiche, soprattutto mette al centro della riflessione politica contemporanea l’impatto, il ruolo e l’utilizzo - o la sua rimozione - dell’immagine del corpo del nemico morto.

La sua importanza può essere misurata ponendo mente all’interdetto della rappresentazione mediatica che ha colpito il rientro delle salme dei militari statunitensi dall’Iraq, interdetto che sino qualche mese fa tutti i media degli USA avevano rispettato: non doveva essere rappresentata, visualizzata, mandata in onda nessuna immagine che ritraesse le bare dei soldati statunitensi morti durante la ‘presenza’ USA in Iraq. Interdetto non coattivo, ma rispettato, sulla scorta della memoria della ‘guerra’ in Vietnam e della cogenza securitaria successiva l’11 settembre 2001.
Il limite di questo libro, come quello di tutte le ricerche di frontiera, sta nell’interpretazione ‘a senso unico’ dell’immagine del corpo morto. Il libro si concentra sull’utilizzazione ‘propagandistica’ dell’immagine del corpo del nemico ucciso - e solo marginalmente sulla censura dell’immagine del corpo ucciso dei ‘propri’ soldati. Non ho dubbi che questo libro apra una frontiera di ricerca enorme, anche solo per il fatto di concentrarsi sull’immagine ‘politica’ del corpo morto e sul suo ruolo ideologico: l’immagine ‘irrapresentabile’ del corpo non ricomponibile del kamikaze, come dei corpi che la sua morte vuole ’sfigurati’ - appunto: irrapresentabili - sfonda la prospettiva stessa di questo libro ed apre ad altro. Ma vorrei, almeno su linjat.org, segnalare solo un punto.
Molto più di quanto si creda, di quanto si riesca a dire ed analizzare, il circo mediatico-reticolare-internettico potrebbe essere attraversato come ciò che viola l’interdetto della rappresentazione.
Quando Benjamin attraversava i ‘passages’ parigini, non vedeva solo le merci esposte, ma esponeva la logica di questa esposizione.
Mi sembra che si tratti, certo, di un lavoro ‘collettivo’. Almeno oggi.
Ma che meriti un po’ di fatica e di sbattimento. Questo detto, tenendo presente quello che hasp22 scriveva a proposito della stessa scommessa che linjat.org voleva affrontare e dell’intreccio tra internet e mercato del capitale.
E questo detto, avendo di fronte gli occhi il corpo di un signore che ha settant’anni, e che, se non stava per morire, ha mostrato, anche senza volerlo, l’importanza del corpo del nemico vivo, di fronte le telecamere.


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