Giudicare
[a partire da alcune sentenze di questi giorni...2012...]
"Alla base dell'esercizio della giustizia esiste l'esercizio esclusivo della forza che lo Stato si arroga. Tutto l'Occidente - ed in primis i Romani che, appunto, del diritto furono gli 'inventori' - lavora affinchè dietro questo esercizio esclusivo venga nascosta la radice violenta che fonda ogni diritto e, dunque, ogni esercizio della giustizia.
La 'giustizia' di cui tu parli - e con cui anche il condannato potrebbe essere in accordo - è quella apocatastica, quella della 'seconda venuta' di 'Dio' e della remissione dei peccati.
Al di fuori di questa remissione dei peccati, il condannato è solo e sempre il capro espiatorio di questo occultamento, dell'occultamento della violenza dentro l'esercizio della giustizia.
Il problema dunque non è tanto che 'se si va alla radice dell'esperienza umana il giudicare è quasi ridicolo' (Carmelo Picciotto, Nicola Bozzo) ma che l'esercizio della giustizia - che è cosa diversa dal 'giudicare' - nelle forme del diritto nasconde la violenza originaria dell'esperienza umana: precisamente il contrario di ciò che si crede di leggere in Dostoevskij.
Che alcune figure in Dostoevskij rappresentino questo ridicolo del 'giudicare' nulla toglie al fatto che precisamente nel russo - come perfettamente aveva colto Pareyson nel suo libro dedicato alla scrittore - ciò che è in scena è l'esperienza umana tragica sin dall'origine, cioè l'esperienza umana sin dall'origine giudicata. E in questo nulla c'è di ridicolo."
