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Dramoletten: als ein musikalische Traum

20.11.2007

 

'estinzione' ha terminato il suo dialogo. Lo ripubblico qui, ma lo potete trovare sul suo sito.
Il testo nasce da una serie di domande che avevo affastellato, in scrittura rapsodica,
in un commento ad un suo post che si occupava di tutt'altra cosa.
A partir da quelle domande, che possono essere lette adesso anche qui,
'estinzione' ha cominciato un dialogo immaginario,
a cui io ho cercato di dare un 'contorno pessoiano'
[sogno di sognare un sogno reale] scrivendo un 'incipit',
dialogo che poi lui ha continuato e concluso.
I suoi testi sono a questo punto conclusi, salvo il fatto che, come in Pessoa, chi sogna - 
chi? io, lui? o tutti e due? o nessuno dei due? o chi legge? - potrebbe risvegliarsi in sogno, e 
come in Pessoa, credere che il viaggio in treno non è finito...come il sogno...il sogno che Andrea ha cominciato addormentandosi su un treno...
e, come in sogno, c'è uno sconosciuto...[finale]

- Dramoletten -
als ein toskanische Dialog - incipit di millepiani

[luogo: scompartimento treno regionale Firenze-Prato-Lucca-Viareggio; tempo: esterno giorno, metà novembre; personaggi: Emilio, Andrea, uno sconosciuto]

A.: mi avevi detto...
E.: lo so, scusami...è un momento difficile...come sempre d'altronde...
A.: potevi dirlo...
E.: non lo sapevo nemmeno io, vivo giorno dopo giorno...vedi come sto anche in questo treno...cammino con questa borsa nera, sai cosa c'è dentro...?
A.: immagino...la tazza di Roger...
E.: sì, e il macchinale Gould, il cd delle 'Gould' nuovayorkesi, Abendroth nazista nel '43 a Bayreuth e poi nel '45 comunista a Lipsia...il Gewandhaus e i Berliner...
A.: ..le chiami 'Gould' adesso?
E.: ...almeno con te...si sono perse...la posta non mi aiuta, ho rifatto tutto e le porto adesso con me, non le spedisco...sai che sono salito al primo piano dell'ufficio postale di Messina...sai che...
A.: ...che non vuoi più spedirle, immagino. Aspettavo di vederti, lo sapevo che avresti voluto darmele 's.p.m.'...
E.: Avevo immaginato di venirti a trovare a casa, di suonare un pomeriggio, all'improvviso, e sedermi sul tuo divano, farmi offrire un drink e cominciare a parlare di tutta quella serie di domande che avevo affestallato una dopo l'altra in quel commento messo, forse sbagliando, sul tuo blog...
A.: ...anch'io avevo immaginato di vederti qui, in Toscana, visto che mi avevi detto..
E.: ..lo so, c'è sempre una divaricazione radicale tra i miei desideri e quello che faccio. Sai dove sbaglio? Dico sempre i miei desideri come cose che farò...
A.: ...è un errore tipico di chi ha studiato filosofia...
E.: ...è un errore tipico anche di chi ascolta musica. In fondo, l'ascolto è una proiezione di desiderio, come in fondo lo è ogni esecuzione. Sai meglio di me quanto ci sia d'artificiale, di proiettivo in ogni ascolto...
A.: Non è mai una traduzione diretta, non è mai una identificazione totale con quello che si ascolta o si esegue. Esiste sempre uno scarto radicale tra quello che si aspetta dall'ascolto e l'ascolto, tra quello che si esegue e l'esecuzione: in fondo è il mistero della musica...
E.: Sai che sto ascoltando negli ultimi giorni?
A.: Non sparo a caso...
E.: Mentre scrivo ascolto il dibattito in Senato sulla finanziaria. Cerco d'ascoltarlo fonicamente, senza ascoltare le parole, ma solo i toni, le altezze tonali, le scansioni ritmiche, le serie, come una partitura su leggii diversi, come Nono...
A.: lo citavi nelle domande..
E.: lo citavo perchè mi sembra sempre più l'unica guida possibile - fonica - di questi anni...se non avessi pudore, lo chiamerei l'unico metodo possibile per attraversare l'assenza...il silenzio..
A.: ...la tua assenza...
E.: forse anche...è che mi immaginerei davvero seduto sul tuo divano...avrei anche da dirti di Abendroth e di...
A.: ...provo a immaginare questa scena, sto provando...sto cercando di scriverla su 'estinzione'...
E.:...allora raccontamela questa scena, il viaggio è lento, è per questo che mi piace questo treno...

(segue il testo integrale di estinzione, a cui questa introduzione si era legata)

[15.11.07 - millepiani]


DRAMOLETTEN -2-:

Emilio compra una tazza e viene a bere da me
 di estinzione

A casa mia. Pomeriggio. Suonano alla porta, apro. E' Emilio. Tiene in mano un pacchetto..:"Ciao Andrea, disturbo?" Sono sorpreso lo credevo in Svizzera.
A.:"Ciao... che sorpresa... stavo giusto per..." Entra tenendo stretto il pacchetto.
E.:"Visto che viviamo in un paese quasi privo di sistema postale, sono venuto di persona"...
A.:"Dicevo che stavo giusto per chiamarti... non mi hai fatto sapere se hai ricevuto il..."
E.:"Ricevuto un bel niente... soltanto l'avviso. Un foglietto giallo che certifica il fatto che il pacco è andato perso. Al massimo se lo saranno rubato."
A.:"Siediti dai..." Si distende sul divano più grande senza mollare il pacchetto. Mi guarda fisso:
E.:"E le mie risposte? Mica avrai spedito per posta anche quelle?"
A.:"No... no..., ecco... io ti avrei scritto. Ma sono troppe... ci devo riflettere. Previn, Karajan, Kremer e Nono... come faccio? Mai stato neanche a Bayreuth, figurati..."
E.:Si stende ancora di più sul divano. Sembra fatto su misura per lui. "Non preoccuparti..., ho tutto il tempo. Ti ascolto..."
A.:“Nel pacchetto c’è quello che penso? La tazza del genio?
E.:“ Già… quasi me ne dimenticavo… tieni…”

Apro il pacchetto e spunta il faccione svizzero di Roger Federer con la coppa di Wimbledon in mano.

A.:“Fantastica, Emilio…! Grazie davvero… una tazza da -colazione dei campioni-… vorrei ricambiare con qualcosa, visto che il libro spedito mesi fa non credo ti sia mai arrivato…”
E.:“Solita storia… proprio no, Andrea. Che cosa era?”
A.:“La serie Schoenberg, di Glenn Gould…”



E.:“Speriamo di aver fatto felice qualcuno… magari qualche dipendente delle poste si appassiona a Schoenberg”
A.:“Emilio, la prossima volta consegnerò a mano anche io… promesso.
E.:“Intanto mi prendo il tuo divano” dice, allungandosi e sistemando i cuscini sotto la schiena. “Allora…? Ti sei fatto una idea su quello che ho scritto?”
A.:“Su certe cose si…, Previn versus Haitink per esempio…
E.:“Bene…, attacca…”

A.:Previn nel suo periodo alla London era amatissimo dall’orchestra, tanto che quando l’amministrazione decise di licenziarlo, per le sue negligenze in fase di programmazione dei concerti, gli orchestrali si schierarono in sua difesa, minacciando l’estinzione dell’orchestra…”
E.:“L’estinzione c’entra sempre eh?”…
A.:“… si, insomma… fu un -caso- all’epoca-…, lo reintegrarono…

Emilio mi guarda, si gratta la testa: “d’accordo ma cosa c’entra con Haitink?”

A.:“Previn era ed è, riguardo alla conduzione d’orchestra, un maniaco delle prove, soprattutto in quelle di accompagnamento all’esecuzione dei concerti per solista e orchestra. Molti orchestrali lo hanno odiato per questo. Anche Askenazij lo ha confermato. Solo la London che si era -battuta- per lui, poteva supportarlo a quel modo.”
E.:“Teoria che conferma la bontà di quella incisione ma non la pessima esecuzione di Haitink,” fa Emilio togliendosi la giacca.
A.:“Haitink è un sinfonista e un grande ma sottovalutato direttore d’opera. Le sue cose migliori sono a mio avviso Beethoven, il primo ciclo delle sinfonie edito da Philips, Brahms, Mahler, Bruckner. Quando dirige con un solista vicino, secondo me, sembra che stia seduto nel pubblico. Si annoia a non essere l’unica star…”
E.:“Mi hai convinto: Previn altruista, Haitink titano assoluto.” Dicendo queste parole, Emilio si gira su di un fianco quasi a cercare la posizione migliore per schiacciare un pisolino.



E.:“Hai… mm…, citato Beethoven. Che mi dici dei cicli e ri-cicli karanjani?"
A.:“Che vuoi che ti dica… il direttore col jet personale doveva fare fatturato… ogni decennio doveva uscire un’ integrale. In questo sono vecchia maniera: non ho mai comprato il duo Karajan Philarmonia, magari sbagliando. Questa cosa che i tedeschi si alleano con gli inglesi in musica non mi è mai andata a genio. Sembrano così distanti…”
E.:“E allora Kemplerer?”, fa Emilio. “ chi c’era più tedesco di Otto? Eppure ha fatto cose storiche con quell‘orchestra.”
A.:“Hai ragione… ma lui non aveva i Berliner in pugno e a disposizione come Karajan. Il ciclo registrato negli anni settanta è il primo in cui vengono utilizzati i ritrovati più recenti della tecnica stereofonica. Karajan da direttore a molte dimensioni, ha sfruttato appieno queste novità, incidendo la storia, qualcuno parla delle nove sinfonie di Karajan...”
E.:“Per cui non mi aiuti, neanche sul requiem…?
A.:“Temo di no… anzi ti confondo le idee dicendoti che il migliore per me è proprio quello inciso da Kemplerer e la Philarmonia, con un gruppo di cantanti di classe superiore, tipo la Schwarzkopf e Fischer-Dieskau…"
E.:“Sei un bel tipo…"







A.:“Che fai? Mica ti starai annoiando? Stai quasi dormendo…”
E.:Ma no…! Penso a cosa mi rifilerai su Wagner… forse è meglio passare oltre”
A.:“Wagner non è un problema, per me, per ora…”
E.:“Questa non l’avevo mai… mmh…(sbadiglia), sentita”. Mi guarda con un occhio solo.
A.:“ Mi sono promesso di non toccare Wagner prima dei cinquanta anni. Magari è stupido ma sento che devo fare così… mi accompagnerà in vecchiaia. Tutte le volte che provo ad ascoltarlo mi sento inadeguato, mi svuota dopo neanche mezzora. Credo che il 2017 sarebbe perfetto, più per me che per te.”
E.:“Allora ci andremo insieme… ci serviranno delle badanti però…"
“Giovani e vikinghe” faccio io.
“Pazienti e appassionate… di musica, s’intende” risponde Emilio.

Ormai mi parla a occhi chiusi. Credo sia stanco del viaggio.

A.:“Vuoi riposarti un po’? Ti sveglio per cena… prenoto da qualche parte…”
E.:“No, no figurati… mica abbiamo finito… Quel russo lì non lo capisco mica tanto… è a doppia faccia…”
A.:“Chi Afanassiev… giusto?”
E.:“… … si, …”
A.:“Immagino ti riferisca alla sua attività di romanziere?”
E.:“Si… ma non solo…, vuol fare anche l’attore… recita in teatro accompagnandosi al pianoforte.Troppe cose e poco tempo per lo studio…”


A.:“ Questo vale per ogni esecutore direi…, comunque per il poco che ho sentito, io noto amante dei “morti”… sembra un pianista dotato, molto moderno, freddo più di un iceberg siberiano. Resto, tra i viventi, per Zimerman.”
E.:“Già, già… Zimerman… potresti farmelo sentire… magari in una incisione in cui si era svegliato dalla parte giusta del letto.”
A.:“Qual è quella giusta? Io spesso penso che siano entrambe sbagliate, ma ascolta il primo di Brahms con Bernstein e ti ricrederai. Vado a cercarlo."
E.:“ Scappi per non dirmi cosa si sono detti Nono e Kremer?”
A.:“ No… andavo soltanto a rovistare tra i cd… non si lasciano mai trovare e io li ricompro… uguali. Ho una collezione di -doppie e triple copie- invidiabile… poi non saprei proprio cosa dire su loro due. Nono l’ho sempre frequentato poco, sono diffidente. Politica e musica. Dovremmo parlarne qualche volta. Kremer è un gigante, scelte di repertorio non convenzionali, magistero tecnico. Il migliore. Ho ordinato le sonate di cui parli, vedremo… magari faranno parte di qualche “ascolto” futuro. Mentre cerco Brahms ti verso da bere?"

Emilio ha abbracciato uno dei cuscini del divano: “Non resisiti eh? Vuoi provare la tazza? E proviamola allora… un caffè mi sveglierebbe un po’…”
A.:“Magari divento bravo come Federer… magari la tazza ha poteri nascosti… insieme al caffè ti porto anche una grappa di Brunello, funziona meglio.”

Esco dal soggiorno e vado in cucina. Dopo aver messo il caffè sul fuoco, cerco il cd di Zimerman. Lo trovo stranamente in fretta. Mi torna in mente una frase di Wittgenstein di cui non ho mai trovato la spiegazione, pronunciata proprio ascoltando un pezzo di Brahms e riguardante i musicisti dell’ottocento e il piede caprino. Forse Emilio ne sa qualcosa. Il caffè è pronto, lo verso e rientro in soggiorno.

“Sai cosa volevo chiederti da tempo…?… Emilio…?”

Dorme, sembra morto. Mi avvicino per sentire se respira. Sbuffa leggermente quanto basta per rassicurarmi. Mi siedo in poltrona e appoggio il suo caffè sul tavolo.

Mentre bevo dalla mia nuova tazza penso che il divano è esattamente della sua misura.

[20.11.07 - estinzione]

Dramoletten - 3 -
Un sogno musicale tra Firenze e Lucca
[millepiani - 20.11.07 -
in omaggio all'interpretazione 
di V. Afanassiev del 
secondo movimento della D959 di Schubert]


[luogo: scompartimento treno regionale Firenze-Prato-Lucca-Viareggio; tempo: interno notte, metà novembre; personaggi: Emilio, Andrea, uno sconosciuto]

E.: "Andrea...Andrea..."
A.: "Uhm...dimmi...dimmi..."
E.: "Ti sei addormentato mentre sognavi la scena della tua tazza, la tazza di Roger....mentre raccontavi della mia visita immaginaria a casa tua..."
A.: "...eeehhh, non mi sono addormentato...ti parlavo ad occhi chiusi...sai.. come nella canzone di Gaber..sognavo e volavo...volavo sui campi da tennis..."
E.: "...lo sai che io sono fermo a Connors..."
A.: "..il solito reazionario di ritorno..."
E.: "mi piacciono i perdenti...sarà una proiezione giovanile...guarda che abbiamo passato Prato..."
A.: "..quasi quasi andiamo a sentire l'ORT... stasera.."
E.: "...nemmeno morto...ci suonava uno che faceva il filo ad una mia ex...un violinista...per anni non ho ascoltato pezzi di classica con in mezzo ai cabbasisi strumenti a corda...pittosto scendiamo e ti regalo l'integrale karan-can-iana con la Philarmonia, era senza jet allora.."
A: "Te l'ho detto, sei il solito reazionario di ritorno: pensi che per fare buona musica bisogna essere in stato di povertà spirituale e materiale come per il 'Requiem Tetesco' registrato a Vienna nel '47 dal direttore preferito dal tuo 'amico musicale'...a proposito, quando me lo presenti lo 'jenese'...?



E.: "...quando cominci ad ascoltare Wagner te lo presento"
A.: "sei irritato..sei irritato per Nono...vero?"
E.: "..e certo..."
A.: "La politica e la mus.."
E.: " 'Fragmente-Stille: an Diotima' non parla di politica, se questo è il problema: dovresti conoscere le regole richieste da Nono per l'esecuzione...solo i LaSalle Quartett hanno avuto il coraggio di affrontarle per primi..."
A.: "..parli di Hölderlin..del fatto che Nono richiedeva la vocalizzazione interiore dei suoi versi...?"
E.: "..anche di quello..."
A.: 'ma questo che si alza e fa pipì in continuazione, che ci sta a lato dall'inizio del viaggio, chi è?"
E.: "..e che ne so, avrà la vescica lenta..."
A.: "..anche Gould l'aveva..."
E.: "Non divagare! La domanda era chiara alle mie orecchie: è o non è Nono una delle poche possibili alternative alla necrofilia imperante nell'ascolto delle 'interpretazioni' della musica classica? Lo sai come la penso: noi siamo dei necrofili, ascoltiamo 'musica morta', ci incarogniamo sulle interpretazioni, siamo dei sopraffini, sottilissimi interpreti delle interpretazioni, sappiamo distinguere le versioni e, in fondo, del destino dello statuto della musica che ascoltiamo non sappiamo dire nulla..."
A.: 'destino', 'statuto', 'necrofilia'...insomma, dimmi che attraverso la musica tu pensi quello che ti accompagna da quando eri un infante..., dimmi che parli di filosofia quando parli di musica....!
E.: " mi hanno detto che scrivevo di filosofia musicalmente..."
A.: "Era un complimento?"
E.: "A secondo...però me l'hanno fatta pagare..."
A.: "Come per ogni interprete, l'originalità deve essere fondata. Ti dicevo di Previn. Ma ti potrei anche dire di Sinopoli: conosci meglio di me l'inconsistenza tecnica del suo gesto direzionale..., eppure..."
E.: "Era per questo che ti dicevo, insistevo su Nono: l'interprete deve poter esser libero di 'vagare', di muoversi all'interno della tradizione...'Hay que caminar...", 'La lontananza, nostalgica, utopica, futura.." non mettono più in questione lo statuto interpretativo - quello che si frantuma tra la pretesa di interpretazione aderente all'intenzione del compositore e 'l'interpretazione-capolavoro' - ma offrono un altro statuto dell'esecuzione, in cui il compositore stesso offre la possibilità all'esecutore di liberare la sua 'intensità interpretativa', eseguendo, a sua scelta, il suo 'percorso fisico interpretativo' tra i leggii...



A.: "..è ancora un maggiore rischio di inettitudine che si pone di fronte l'interprete..."
E.: "Sì, però è misurabile: è una distanza siderale dalla 'libertà sciolta' di Cage..."
A.: "...stai dicendo che Kremer abbia parlato di questo con Nono, quando si sono incontrati, quando Nono ha deciso di imporre il nastro magnetico preregistrato per le sue opere -  nell'interpretazione di Kremer...?
E.: "Sì, certo, parlo di questo. La recezione critica di Nono è deviata: tu ne sei un esempio. Solo Kremer, Abbado e Pollini hanno capito subito il senso di tutte le opere di Nono degli anni ottanta. E, ahimè, Cacciari.".

[pausa]






A.: "..siamo quasi a Pisa..."
E.: "..vedo...dovrei pure smetterla un'ultima volta..."
A.: "una buona volta, direi...Che dici, prendiamo la macchina e vieni a casa mia?"

[...pausa/stacco...]

Sconosciuto: "Biglietti, biglietti. Lucca, stazione di Luccaaaaa....Prego, biglietti!!! ......ma che avete bevuto che dormite così...???!! Sveglia...Lucccaaaaaaa, stazione di Luccaaaaaaaaa, biglietti, biglietti.....prego"


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