Dio e la democrazia -1-
Le questioni sollevate, se non meritano che la filosofia le stani, non meritano nemmeno di essere citate, ma azioneparallela invece le solleva e le cita. E mettiamoci i piedi dentro.
Solo nella prima parte del testo citato da azioneparallela, faccia alla filosofia, e per quanto mi riguarda, temi, domande ed affermazioni impongono domande e risposte, cosa che azioneparallela sfiora e intuisce - proprio perchè è 'filosofo' davvero - questioni e domande che noi tutti dovremmo sempre radicalizzare quando la filosofia è chiamata a riprendere le domande che nei festivals, nei porti, nei giornali, di pomeriggio o per strada si sollevano. Azioneparallela non lo fa, ci proviamo noi. Andiamo al cuore, solo con alcune affermazioni. E progressivamente, partendo spinozianamente.
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Dio è libertà, e la libertà di Dio si riflette, gli gnostici
direbbero che si 'specchia', nella libertà della creatura. Chi crede
che la libertà dell'uomo - cioè la libertà della creatura - sia figlia
di un processo di autonomizzazione dalla presenza di Dio nella storia,
pensa solo una 'frazione' della libertà che attiene alla libertà della
creatura.
Certamente: la democrazia è opera di Dio. Proprio perchè, come dice
Ferrara - che non è nessuno per dire questo, ma rispecchia un certo
sentire comune, oltre che un certo pensare della teologia- sbagliando
obiettivo, la democrazia mantiene saldo un rapporto con 'Dio'.
'Laico' è 'Figlio di Dio'. La libertà del laico, infatti, in Occidente,
non ha nessuna più forte radice che nelle parole del Getsmani e nella
invocazione del Cristo inchiodato sulla croce nel Golgota. A chi, come
Ferrara, come il Papa, pensa che la libertà della creatura sia figlia
della separazione tra la creatura e il suo Dio, figlia dell'esito dle
moderno, vorremmo ricordare che noi condividiamo quello che ha scritto
Agamben nel suo ultimo libro: " La modernità, togliendo Dio dal mondo,
non soltanto non è uscita dalla teologia, ma non ha fatto, in un certo
senso, che portare a compimento il progetto dell'oikonomia
provvidenziale."
In questo senso, la democrazia è, tecnicamente, il compimento della
stessa economia divina - diversamente da come la pensa Agamben, ma alla
stessa maniera. L'economia divina - quella della salvezza, ma anche
quella della perdizione - offre, infatti, nel moderno, il tempo della
libertà della creatura dal suo creatore - la possibilità cruciale di
liberarsi dalla sua origine, dal suo creatore, per 'dirsi, finalmente,
compimento e liberazione di 'dio' stesso.
La democrazia, infatti, esattamente come dice Ferrara - meglio: come
dicono i più acuti teologi del novecento - non è il compimento della
divisione tra Dio e la creatura, ma, precisamente, il tempo in cui si
mostra la separazione interna a Dio stesso tra il gesto della creazione
e la creatura.
Niente si capirebbe di Carl Schmitt - e della riflessione sul
kathekon - se non si partisse dalla resa dei conti fra 'Dio e la sua
creatura', resa dei conti intra-divina. E sarebbe facile, ma anche
falso, pensare il moderno come un tempo della 'separazione'. Al
contrario, il moderno - cioè la democrazia - è il dispositivo politico
'inventato da Dio' per 'mettere in scena' la sua guerra intra-divina.
Luigi Pareyson ne ha dato una descrizione talmente assoluta da sfiorare l'ateismo.
Proprio per questo, il moderno, e la sua declinazione 'francese', ha
compiuto, in un certo senso che sarebbe troppo lungo descrivere qui,
quella che ancora chiamiamo la 'decapitazione del re', e, nello stesso
tempo, ha avuto la necessità di pensare 'un'altra religione' - civile
la chiamiamo oggi, della 'creatura' direi.
Pensavo tutto questo, prima di leggere il post di azioneparallela, a
Cafarnao, nel villaggio dove Pietro è nato, solo alcuni giorni fa.
Dove, per riprendere le parole del testo citato, il testo di Ferrara -
e ce ne sarebbero molti e molto più profondi e precisi - "[...] la
dialettica tra Padre-Figlio [...] è proprio all'origine della nostra
libertà."
E lo è, proprio perchè il Dio cristiano in Occidente, ancora ripensando
a Cafarnao e al lago di Tiberiade, su quella negazione, tre volte
ripetuta, ha costruito la sua Chiesa.
È proprio perchè su quelle rive la 'creatura' si è resa libera di accettare la 'chiamata', come dopo di negarlla in pubblico, che il cuore stesso della democrazia è 'figlia di Dio', cioè della libertà che non solo Dio stesso ha rivendicato, ma che la 'creatura' è assolutamente libera di richiamare.
Niente, di Dio, richiama a questa fedeltà. Se non la chiamata (Saul/Paolo). Dove la 'creatura', o la pietra su cui si è edificata la Chiesa che vive sul corpo assente del Cristo, vive di vita sua, democratica, niente fa di più che mettere in scena la radice della creazione, dove, come gli gnostici hanno spiegato una volta e per tutte, il 'male' esiste -cioè la libera scelta vive - poichè è nel cuore di Dio.
(20.07.07 - millepiani, segue)
