desiderio
Non desidero una donna, non desidero un oggetto, per desiderare quell'oggetto o quella donna.
Nè una donna desidera una gonna, o un uomo la donna che desidera, od un oggetto che gli manca, per il semplice desiderio di avere ciò che si desidera avere. O una donna desidera l'uomo che desidera solo per possedere il desiderio che l'attraversa. Ed averlo.
Finirebbe, in fondo, tutto molto semplicemente. E non avremmo il sentimento di possedere qualcosa che manca ad 'altri/e'.
Proprio perchè non potremmo dirlo ad 'altro/a'. Altrove.
Il desiderio è un legame, un 'avec'. È precisamente quell'insieme che si apre grazie a quel desiderio. Proprio per questo, il desiderio non è vocato al suo fallimento o alla sua soddisfazione. Essendo un ensemble, è semplicemente una costruzione. È la confessione del segreto a pochi, anche ad uno, ad una sola.
Dire "ti amo" è, precisamente e intensamente, questa dichiarazione:è una dichiarazione di desiderio senza fine, inizio o soddisfazione.
E, infine, senza nessun possesso o proprietà. Nemmeno del proprio nome. Nel desiderio, nemmeno del proprio nome si dispone.
Il mio Gilles Deleuze dall'ABCedario del ricordo.
(17.04.07 - millepiani)
(segue)
