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(certo un giorno qualcuno...)

04.03.2008

 

(Certo, un giorno però, qualcuno – fra cinquanta, ottant’anni – qualcuno molto giovane, allora, chiederà a chi sarà anziano, una sera, interrompendo magari per un attimo lo scherzare insieme, i volti confusi dal fumo delle sigarette, della zuppa, del vino, qualche libro, e facendosi serio serio improvvisamente, come sia potuto accadere. Le storie saranno state scritte molte volte, allora, come oggi noi abbiamo, scritte e riscritte, quelle della Resistenza o della guerra. E come noi abbiamo chiesto, tra di noi, ai nostri vecchi, “com’è potuto accadere”, chiederanno loro, al di là degli storici e delle storie, una verità. Accade sempre, sempre che una generazione pretenda, senza mezze misure, la verità. E se non è questa, e se non è la prossima - troppo fragile, troppo diversa, o troppo persuasa - sarà quella che viene. O l'altra ancora. Ma questa domanda, fondamentale, questa pretesa, alla fine investirà immancabilmente, e senza possibili schermi o fraintendimenti, chi, anche allora, vivrà ascoltando. Un filo, un discorso, lucido, banale anche, scontato: com’è potuto accadere, alla fine, tutto questo. Com’è stato possibile partorire, in tutti quegli anni, dopo quella storia, quei volti, quelle frasi… Com'è stato possibile che proprio l'ultima, l'ultima classe dirigente, quella dei "giovani", che proprio gli ultimi "giovani" siano arrivati a dire, a pensare, a pensarsi così. Da adulti, da vecchi. Facendola finita, pretendendo da tutte, tutti, la stessa fine. La loro.
Non so quando accadrà. Ma qualcuno certo chiederà conto, a noi, un giorno. Per ogni silenzio, per ogni parola. O forse a voi. Senza alcuna pietà).
 
(Sconsiderato, 03.03.08)

 

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