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Bach - "Komm, Heiliger Geist, Herre Gott"

15.11.2007
Bach - "Komm, Heiliger Geist, Herre Gott",
BWV 651 (Preludio al 'Leipzig Choral')

Ci sono due modi per eseguire questo 'preludio' grandioso al 'Leipzig Choral'.

Il primo: quello di fondere le note, di farle risuonare come si trattasse di una sorta di grande 'entrata' nel regno della richiesta, della domanda e della presenza dello 'Spirito Santo' nel mondo, nel 'nostro' mondo, nel mondo individuale. Le note, mentre risuonano in quello scarto che sempre accompagna l'esecuzione dall'udito ascoltando un'esecuzione all'organo, accompagnano questo ingresso come una condizione senza residuo. Le note diventano un impasto cruciale tra la richiesta e l'assenza, una richiesta a 'Dio Padre' di esserci, senza scarto. È l'esecuzione, grandiosa, di Simon Preston. Dove forse, davvero con paura detto, sembra più importante questa comunità dell'attesa, unita da questa domanda, e in cui il flusso dell'esecuzione t'investe come un 'canto alto', in cui i registri bassi lasciano lo spazio maggiore a quel luogo 'comune' dell'attesa in cui più potente e necessaria è la domanda della presenza, come appunto un preludio ad una venuta che la musica non cerca altro che accompagnare, di cui la musica non cerca altro che 'spianare la strada'.

Il secondo: la 'Santità dello Spirito' viene continuamente ribadita, ma spiegata in ogni nota. L'attesa viene attraversata come 'giorno dopo giorno', la grandiosità della venuta attesa e certa si rifugia nella declinazione del contro-coro, della contro voce. In cui ad ogni affermazione del registro maggiore corrisponde, con esattezza, il secondo registro. È l'interpretazione di Lionel Rogg sull'organo di Arlesheim.
Tutta la tessitura dell'attesa, che avviene sul registro basso, si intreccia, con assoluta lucidità con la domanda che proviene dal registro alto che, infatti, è totalmente distinto, attraversabile come una domanda, scansionato e violentemente separato dal tessuto 'glorioso' del corale di cui è'preludio'. Anche se la prima parte si articola come 'con gloria' faccia alla certezza della 'venuta' dello 'Spirito Santo', la distinzione che nella seconda parte la parte 'alta' dell'organo riesce a mantenere è il segno di un'attesa con tensione, di una ripetizione per la 'gloria' della domanda che, organisticamente, si fa certa nella sua presenza, ripetuta ed ossessionante, del 'Komm', della ribattuta del registro basso a fronte dell'autonomia del registro alto.
'Komm, Heiliger Geist': i tuoi figli ti aspettano, ognuno separato dall'altro, ma ti aspettano insieme.

Esiste, poi, Helmut Walcha che, continuando a tenere ferma questa comunità dell'attesa, costruisce sul 'gloria' della venuta dello 'Spirito Santo', una versione tutta personale di quello scarto che esiste tra 'registro basso e registro alto' nell'interpretazione di questo pezzo. Helmut Walcha è il più grande organista del novecento, e come tale, può essere esposto solo ad una esclusiva interpretazione, senza comparazione. Poichè Walcha, da cieco quasi assoluto, è riuscito ad interpretare le due linee che individuiamo nel BWV 651, Walcha non è passibile di nessun tipo di interpretazione. Con lui all'organo, si 'pensa' Bach, gli altri lo 'suonano'.

***

IN VIAGGIO

quando cammino - oggi o tutti i giorni -
tra strade sapute, le sortite ed i segreti,
le volte che ascolto queste lingue
che sconosco,

che rivolto i miei pensieri o non capisco
o aspetto un treno o la mia fuga, un tram
quando cammino o mi si porta,
pieno di agro o lontananza,

ritorna nella lingua un verso o un grido - ogni volta, quando viaggio -
che mi ricorda che non muoio solo
ed ogni attesa o arrivo diventa redenzione

[13.11.07 - millepiani]

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