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Agamben, Einaudi e il dossier Benjamin

11.05.2007
- La Repubblica -, 13 novembre 1996

LETTERA APERTA

Caro Giulio che tristezza questa Einaudi
di Giorgio Agamben

Ecco il testo della lettera aperta che Giorgio Agamben ha inviato a Giulio Einaudi

Caro Giulio, ricordo ancora perfettamente il giorno in cui, nel lontano 1981, mi affidasti la cura dell'edizione italiana delle opere di Benjamin. Grazie a Italo Calvino, ero entrato da poco a far parte del gruppo di consulenti della casa editrice che si riunivano il mercoledì intorno al tavolo di via Umberto Biancamano1, fra i quali capitava non di rado di incontrare Primo Levi, lo stesso Italo, Franco Fortini, Cesare Cases e molti altri amici e intellettuali.
Nacquero così quelle 'Opere complete di W. Benjamin', che avevamo insieme voluto nuove rispetto all'edizione tedesca (disposte come sono in ordine cronologico e arricchite fin dal primo volume di testi inediti da me ritrovati) e che sono state considerate da critici anche stranieri come un modello di leggibilità e di rigore.
Tra il 1982 e il 1986 uscirono uno dopo l'altro quattro volumi, cui fece seguito una lunga interruzione dovuta alla crisi finanziaria che travagliò la casa editrice. Nel 1991 la mia cura riprese a partire da un'opera di eccezionale importanza: la ricostruzione e la pubblicazione, in prima edizione mondiale, del libro su Baudelaire cui Benjamin aveva lavorato negli ultimi anni della sua vita. Avevo infatti ritrovato a Parigi una mole considerevole di manoscritti benjaminiani, che permettevano di ricostruire nei particolari un'opera di cui fin allora si conoscevano solo frammenti senza ordine. Il testo, su cui lavoravo già da due anni, fu consegnato alla casa editrice nel maggio 1992.
Ma qui cominciano le disavventure che motivano questa mia lettera. Poco dopo la casa editrice passò in proprietà della Mondadori (cioè del gruppo Fininvest) e la pubblicazione dell'opera fu sospesa senza spiegazioni. Rassegnai immediatamente le mie dimissioni da curatore delle opere di Benjamin e, grazie anche al tuo personale intervento, mi fu assucurato che l'opera sarebbe stata rimessa in programma. Accettai così di curare ancora un altro volume delle opere, 'Ombre corte', che uscì nel 1994 e nel quale si annunciava l'uscita del libro su Baudelaire come volume XII delle opere. Ma da allora le cose non sono cambiate: la pubblicazione del libro veniva costantemente rinviata e a ogni mia lettera di protesta seguivano vaghe assicurazioni.
Si giunse così al 20 giugno di quest'anno, quando, in un'intervista uscita su "Repubblica", rispondendo a una domanda di Daria Galateria, resi pubblici i miei timori. Il consigliere delegato dell'Einaudi, raggiunto telefonicamente da un redattore di "Repubblica", dichiarò testualmente che l'opera sarebbe stata pubblicata il più presto possibile. Esattamente un mese dopo ricevevo invece una lettera dello stesso consigliere delegato in cui mi si chiedeva di tagliare e alterare in modo sostanziale il libro (di selezionarne delle parti dalle singole sezioni, in modo da ottenere un libro di portata più snella) altrimenti l'opera non sarebbe stata pubblicata perché poteva pregiudicare la riedizione del precedente volume benjaminiano su Parigi. Era come chiedere a un dantista che avesse ritrovato un manoscritto interamente nuovo della 'Commedia' di accorciarlo sostanzialmente per non pregiudicare le precedenti edizioni.
Di fronte al mio fermo rifiuto di manipolare il testo e di proseguire nella cura degli altri volumi fino a quando il libro già pronto non fosse stato pubblicato, mi veniva comunicato che la casa editrice aveva deciso di togliermi la curatela delle opere di Benjamin. Nel momento stesso, cioè, in cui la casa editrice si assumeva la non lieve responsabilità di impedire al pubblico italiani la lettura dell'opera inedita di uno dei massimi filosofi e scrittori del Novecento, essa si mostrava così priva di scrupoli da revocare, per questo, la cura delle opere di Benjamin a colui che l'aveva ideata e ne aveva predisposto il piano.
Caro Giulio, è passato davvero molto tempo da quel lontano 1981, ed è forse tempo per entrambi di prenderne atto, anche se capisco le ragioni che possono spingerti a cercare di difendere la continuità col passato. Per parte mia, è con dolore e rammarico che ti comunico che non avrò più nulla a che fare, né come autore né come collaboratore, con la casa editrice che porta ancora il tuo nome e che tanta importanza ha avuto nella storia della cultura italiana del Novecento, ma che non è oggi in verità che un fiore di carta all'occhiello di un impero finanziario che esercita un'azione nefasta e corruttrice sulla cultura e sulla società italiana.



CARO GIORGIO, CHE DISGUSTO...
di Giulio Einaudi

Caro Giorgio, le ragioni tecniche, che io condivido, in base alle quali pensiamo non sia giusto pubblicare il libro di Benjamin così come tu l'hai proposto verranno illustrate ai lettori domani su queste pagine da Vittorio Bo. Qui lasciami esprimere tutto il mio disgusto per la pretestuosità dei tuoi accenni a Mondadori e Fininvest, come se c'entrassero qualcosa con le nostre decisioni editoriali.



La polemica su Benjamin / Replica l'amministratore dell'Einaudi

CARO AGAMBEN, SIAMO EDITORI NON PUOI SCAMBIARCI PER TIPOGRAFI
di Vittorio Bo

Il progetto 'Baudelaire' curato da Giorgio Agamben, di cui già si è parlato su 'la Repubblica', ricostruisce le varie fasi di gestazione del cosiddetto 'Baudelaire - Buch', lasciato frammentario da Benjamin al momento della morte. In realtà il libro su Baudelaire è una filiazione del più ampio progetto sui passaggi parigini edito da Einaudi nel 1986 con il titolo 'Parigi. La capitale del XIX secolo'. Le sezioni ancora inedite in Italia consistono nelle parti mancanti di 'Parco centrale', nonché nel saggio 'Il poeta nell'epoca dell'alto capitalismo', il cui radicale rifacimento sarebbe divenuto il saggio 'Su alcuni motivi della poesia di Baudelaire', già pubblicato nel 1962 da Einaudi. Inoltre i materiali ritrovati da Agamben presso la Biblioteca Nazionale di Parigi si inseriscono in questa ricostruzione del progetto: un insieme di indici ove Benjamin annotava nel tempo le diverse collocazioni del materiale.
Dunque, molto del libro su Baudelaire è inevitabilmente già presente nel libro su Parigi. L'interesse specifico del progetto Baudelaire è quello di riproporre nelle diverse varianti le fasi successive del lavoro. Ma, dato che il curatore ha inteso documentare tutte queste fasi, quasi tutti i frammenti benjaminiani ricorrerebbero più volte, creando un effetto di inevitabili ripetizioni e ridondanze di materiale già noto al lettore italiano. Di fronte a questa situazione abbiamo più volte richiesto ad Agamben di valutare l'opportunità di un volume organizzato diversamente e in cui il lettore potesse seguire meglio lo sviluppo del progetto benjaminiano. Come dice lo stesso Agamben nella lettera pubblicata ieri, il curatore si è rifiutato di accogliere questa nostra richiesta, ma ha preteso di bloccare la pubblicazione delle opere di Benjamin con un gesto che lascio ai lettori giudicare. E' in questo contesto che è maturata la decisione della casa editrice di proseguire nella pubblicazione delle opere complete di Benjamin, ivi compresi quindi tutti i testi inediti in Italia nel progetto su Baudelaire, rinunciando alla collaborazione di Giorgio Agamben.
Ribadisco l'intenzione della Casa editrice di pubblicare tutta l'opera di Benjamin, in pieno accordo con i curatori del lascito dell'Autore R. Tiedmann, S. Unseld e W. Boelich, secondo il piano concordato con l'editore Suhrkamp. Quindi, non si tratta di nessuna amputazione della complessa opera benjaminiana, che richiede quale condizione essenziale i modi e la oerenza editoriale.
L'esigenza editoriale più volte ribadita ad Agamben da parte della Casa editrice è quella di fornire una edizione corretta in termini filologici, coerente nella struttura editoriale e compatibile con il contratto con l'editore tedesco. Il nostro impegno, oggi, rimane in tal senso immutato. Il curatore deve fare la sua parte così come l'editore non può fare, almeno noi, il puro esecutore tipografico. Il prossimo volume dell'opera di Benjamin 'Il dramma barocco tedesco' e 'Strada a senso unico' verrà pubblicato nella primavera del prossimo anno (sic!!! nota di gdc), in una nuova traduzione e con frammenti inediti, mentre in autunno uscirà l'edizione filologicamente corretta del 'Baudelaire'.
E' molto triste questa Einaudi che vuole pubblicare i propri autori seguendo questi criteri editoriali? Il passato deve essere uno spettro per non andare avanti oppure un momento continuo e critico di confronto per fare bene il nostro lavoro? Devo dire la mia pena circa le farneticazioni su Mondadori, associandomi in questo a quanto già Giulio Einaudi ha dichiarato allo stesso Agamben? I lettori avranno tempo e modo di valutare il nostro lavoro sulla base di quanto faremo e non su proclami, minacce e inutili polemiche.



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