11.07.07 - Millepiani: stato dell'arte -2 -
Millepiani 2.0: Stato dell'arte (b)
(qui nella forma originaria solo di gianfranco)
di gianfranco (senza corsivo) e millepiani (scrittura in corsivo)
Abbiamo detto che questo lavoro non è “finito”. E non è finito, per così dire, “per costituzione”.
E’ questa logica “aperta” che lega questa modalità di scrittura e di organizzazione dei contenuti a quella che è stata fino a questo momento la logica dei blogs, di wikipedia o delle edizioni online, continuamente aggiornabili, dei “giornali”.
Potremmo dire quindi che il nostro lavoro ha un carattere “sperimentale”.
E “sperimentale” lo è certamente nel senso in cui si può, ad esempio, provare un esito organizzativo, un nodo, una certa forma grafica, per poi recedere da quello, revocandolo. Ma “sperimentale” lo è inoltre nel senso che non si conoscono ancora gli esiti possibili all’interno dell’ambito, del territorio “sondato”.
In una certa maniera, precisa, la sperimentazione consiste nel potere porre un nodo-rizoma, uno snodo di discussione, poterlo legare ai nodi già presenti, per poi togliere, revocare questi legami. Se io penso il nodo 'Furtwängler' in rapporto con il nazismo, questo nodo avrà costituito un campo di relazioni che coinvolge i nodi 'Furtwängler-Beethoven-Berliner-ascolti-nazismo'.
Posso revocare in qualsiasi momento questo campo di relazioni, e posso
riformularlo così: 'Furtwängler-direttori d'orchestra-Bayreuth-Wagner'.
Così come posso incrociare il primo campo di relazioni - mantenendolo - con il secondo. Così da produrre una campo di relazioni di questa natura: 'Furtwängler-direttori d'orchestra-ascolti-Berliner-topografie-Berlino-nazismo-Agamben-campi'.
Occorre però chiarire come, appunto per la sua forma aperta, ogni esperimento consiste già in una certa “decisione”: implica in qualche modo, nel suo attuarsi, una modificazione del territorio di scrittura. L’esperimento, all’interno di questa nuova logica, non si assoggetta insomma a una logica superiore in grado di guidarlo, ma svela da un lato l’impossibile “superiorità” di una logica “metasperimentale”, dall’altro contribuisce allo sviluppo e al riconoscimento di nuove logiche, di logiche solo possibili o, anche, alla distribuzione solo momentanea di tattiche di collegamento e di organizzazione che possono essere utili appena per qualche giorno, forse solo per una certa concatenazione di “motivi” tematici, o invece dotarsi di un’autonomia che le renda col tempo indispensabili.
Se infatti io scopro su Youtube il video in cui Furtwängler stringe la mano nel 1942 a Goebbels, dope avere eseguito la Nona di Beethoven con i Berliner, la serie rizomatica che era stata costruita prima ( 'Furtwängler-direttori-d'orchestra-ascolti-Berliner-topografie-Berlino-nazismo-Agamben-campi') si modifica, dovendo aggiungere il rizoma Goebbels a quella serie. E il rizoma 'campi' diventa meno importante, nella serie rizomatica di quello 'Goebbels', così da poterlo lasciare, ma anche cancellare come legame.
A questa estrema fragilità con cui la categoria “sperimentale” riesce ad abbracciare il nostro lavoro che, per quanto in fieri, resta pur sempre, è continuamente presente e vive nell’intrecciarsi dei vari esperimenti, si oppone nella sua mutevolezza, comunque produttrice di nuovi ordini, una logica che scardina dall’interno la pretesa “definitoria” dell’esperimento.
Ogni passo che insomma noi compiamo, nella scrittura di un singolo “rizoma”, nella sua organizzazione in relazione agli altri “nodi”, costituisce l’apertura di una possibilità logica, la definizione di un nuovo territorio.
Per così dire, ogni passo è un nuovo esperimento: ma si tratta di un esperimento “non revocabile”, che permane, incide nella carne i millepiani.net. La “vita” di questo lavoro è “fatta” dal procedere, dall’accumularsi, dall’intersecarsi di questi “esperimenti”. E’ questo “accumularsi”, “intersecarsi” di esperimenti che chiarisce in che modo questi esperimenti si relazionino al “tessuto”. Il tessuto è dato da questi esperimenti, dall’insieme (inteso come “organizzazione” e come “archivio”), ma, al tempo stesso, ognuno di questi esperimenti ampia il campo ed estende l’orizzonte chimico del “tessuto”.
Il tessuto della scrittura di tutti i rizomi è questa 'immaginazione selvaggia' che presiede alla creazione dei rizomi. Invenzione che non è mai isolata, ma sempre in rapporto con tutto ciò che le sta attorno: i legami tra rizomi anche lontani, i links esterni, le scritture di altri/e, organizzazione senza gerarchia, ma anche archivio di memoria.
Si pone allora per noi la necessità di “narrare” il nostro lavoro. Di rendere possibile a noi stessi che gestiamo, ma anche a chi naviga tra i nostri nodi, la visione complessiva e particolare dei vari passaggi che uno dopo l’altro decideranno una resa piuttosto che un’altra.
Ci muoviamo sul filo di un rasoio: da un lato 'creare rizomi' è un gesto di libertà, è 'creare concetti', come diceva DeleuzeGuattari - dall'altro il loro legarsi è un gesto storico, di memoria culturale.
Per questo è tanto più necessario accolgiere nella struttura di millepiani 2.0 scrittura altre che ricompongano i piani di scrittura, di relazione, d'immanenza e d'incidenza, che servano a riscrivere la mappa, come a ritracciare i territori di scrittura e di memoria.
[gianfranco - 04.07 * millepiani 11.07.07]
