08.05.08 - Carlo Madrignani: curiosità intellettuale e tensione politica
«Da
Verga in poi – scrive Carlo A. Madrignani nel suo ultimo libro Effetto
Sicilia.Genesi del romanzo moderno – narrare diventa un’operazione di
verità, discavo e di “oltraggio”». La scrittura verista, stravolgendo
la relazione tra opera e lettore, costituirebbe quindi l’atto
fondativo, originario del romanzo moderno: il lettore diventa «un
testimone che ha i tratti divergenti dell’estraneo e del còrreo».
Madrignani è morto martedì notte, all’età di settantadue anni, nella sua casa di Pisa.
Nato
a Sarzana, ha lungamente insegnato all’Università di Pisa, dove ha
intrattenuto rapporti abituali e familiari con generazioni di studenti.
Li ha incontrati e frequentati anche fuori dalle aule, per le vie del
centro di Pisa, dove spesso passeggiava, magari con la bicicletta
condotta per mano, scambiando battute e provocazioni con gli amici
giovani e meno giovani, osservando con curiosità il movimento e la vita
della città. Madrignani tutti lo ricordano vivace e presente nel
territorio, dagli anni giovanili in cui a Pisa partecipava con impegno
alle attività politiche, parteggiando per il Manifesto e poi per il
Pdup, fino alle lezioni di saggezza e incoraggiamento che distribuiva a
chi lo incontrasse.
Il suo radicamento e la proiezione verso un
legame sociale sono la spia di quella stessa attenzione ai rapporti
materiali e all’esperienza del reale, che ha sempre richiesto e cercato
anche nella letteratura. L’indagine lungo una certa idea di scrittura,
con al centro il genere romanzo, lo portava a ricercare al suo interno
una linea che osasse dare conto di una verità controcorrente,
antagonista, scomoda. La cifra tagliente e agonistica della scrittura,
sempre orientata verso una formula appopriata ed efficace ma anche
schierata e netta, dava al suo lavoro intellettuale le caratteristiche
di un’assunzione di responsabilità e di un impegno di osservazione e
interpretazione.
Sono ormai classici i suoi libri sul naturalismo
italiano, Capuana e il naturalismo e Illusione e realtà nell’opera di
Federico De Roberto, autore della cui fortuna nel Secondo Novecento,
fino alla cura del Meridiano Mondadori e delle riedizioni dell’Imperio
e di Spasimo, è tra i maggiori responsabili. Ma lo specialista
dell’Ottocento non ha tardato a forzare i confini della propria
competenza, mosso da curiosità intellettuale e da tensioni anche
politiche come illustra il libro militante, composto dopo l’89,
L’ultimo Cassola. Letteratura e pacifismo, in cui si indica una
direzione “non violenta” da cui partire per ridefinire i parametri
ideologici-politici per la nuova Europa. In tempi più recenti, Carlo
Madrignani ha lungamente lavorato al volume All’origine del romanzo in
Italia. Il “celebre Abate Chiari”, un’opera ricca di “erudizione” in
cui la conoscenza minuta di una storia nascosta di testi, autori,
editori, mode, filosofia e intellettuali del Settecento, è filtrata dal
costante impegno di un’interpretazione non rinchiusa in uno stretto
orizzonte letterario, che emerge ad esempio nella sua ultima “politica”
di riscoperta, il saggio Manoscrittodi un prigioniero del livornese
Carlo Bini.
Le ricerche di quarant’anni sulla letteraturasiciliana,
a cui Madrignani attribuisce una specificità ulteriore, nel coraggio di
descrivere senza infingimenti l’identità italiana, sono confluite
proprio in Effetto Sicilia da qualche mese nelle librerie.

Carlo Alberto Madrignani in uno schizzo di Franco Fortini
