02.04.08 - "Il Giornale della musica" cambia
02.04.2008
Si va oltre, tra le musiche - di Daniele Martino
Ci
stiamo lavorando dal settembre del 2007. Anzi, a dire la verità ci
stiamo lavorando dal gennaio del 1986. È vero, ci sono ascoltatori e
musicisti di classica che amano solo la classica, e disprezzano come
incolte, inferiori, commerciali altre forme di musica. Ma ci sono anche
ascoltatori e musicisti di jazz, pop e world che pensano che la
classica sia una turris eburnea di cultori museali fuori del tempo,
troppo finanziati dalla spesa pubblica. A noi invece interessa fare un
giornale per l’ascoltatore e lettore che vuole approfondire le sue
competenze su ogni musica. Giornale delle musiche, giornale della
musica. Chi è cresciuto ascoltando Cage e Berg, i Beatles e Coltrane,
Manu Dibango e Fabrizio De André, si è sempre un po’ nascosto, tra le
poltrone rosse vellutate della classica: era un po’ una vergogna
rispettare ogni qualità, difendere la composizione contemporanea ma
spingere timidamente perché essa non disprezzasse il suo pubblico, e si
ponesse la sfida non già di piacergli, ma almeno di persuaderlo. Così,
molti da Satie sono passati a Cage e da Cage a Glass e Reich. Poi
passarono 30 anni, e il jazz divenne vecchio di cento anni, con la sua
era classica. Poi il pop compì 50 anni, con vertici sperimentali e
coltissimi, da Frank Zappa a Robert Wyatt. Infine, la world, un tempo
bambina, ha già 20 anni, e oggi fa la vera globalizzazione tra le
musiche pop nazionali e le radici tradizionali un tempo sole degne di
studi etnomusicologici.
A scuola, in Italia, intanto, nessuno apprende ancora veramente a leggere e suonare musica. E la classica nelle sale da concerto è ascoltata troppo spesso da platee sempre più stanche e statiche, mentre la musica antica, con la sua freschezza di interpretazione, con la sua energia, incuriosisce un pubblico giovane, stanco di repertori invecchiati e rituali imbalsamati.
“il giornale della musica” non intende invecchiare trincerato in nicchie di sordità e chiusure. Intende uscire allo scoperto fresco e arioso della contemporaneità creativa, rimanere colto, vivace, raccontare la qualità in modo selettivo. Dal 1° maggio, in edicola, come potete leggere nelle nostre promozioni (a pagina 55 in questo ultimo numero della nostra prima era), “il giornale della musica” diventa in quasi cento pagine il grande giornale di ogni musica di qualità: classica, jazz, pop, world. Ci lavoreremo in tanti, e allo staff storico della classica si uniranno Marcello Lorrai e i colleghi che facevano “world music magazine”, mentre a mixare jazz e pop verranno Stefano Zenni e Alberto Campo. La nuova grafica, disegnata da due giovani creativi di tendenza (Roberto Necco e Roberto Balocco dello studio elyron) è pensata per parlare questa nuova lingua. A voi, lettori di musica, proponiamo di scoprire questo progetto. Tra poco.
Ci
stiamo lavorando dal settembre del 2007. Anzi, a dire la verità ci
stiamo lavorando dal gennaio del 1986. È vero, ci sono ascoltatori e
musicisti di classica che amano solo la classica, e disprezzano come
incolte, inferiori, commerciali altre forme di musica. Ma ci sono anche
ascoltatori e musicisti di jazz, pop e world che pensano che la
classica sia una turris eburnea di cultori museali fuori del tempo,
troppo finanziati dalla spesa pubblica. A noi invece interessa fare un
giornale per l’ascoltatore e lettore che vuole approfondire le sue
competenze su ogni musica. Giornale delle musiche, giornale della
musica. Chi è cresciuto ascoltando Cage e Berg, i Beatles e Coltrane,
Manu Dibango e Fabrizio De André, si è sempre un po’ nascosto, tra le
poltrone rosse vellutate della classica: era un po’ una vergogna
rispettare ogni qualità, difendere la composizione contemporanea ma
spingere timidamente perché essa non disprezzasse il suo pubblico, e si
ponesse la sfida non già di piacergli, ma almeno di persuaderlo. Così,
molti da Satie sono passati a Cage e da Cage a Glass e Reich. Poi
passarono 30 anni, e il jazz divenne vecchio di cento anni, con la sua
era classica. Poi il pop compì 50 anni, con vertici sperimentali e
coltissimi, da Frank Zappa a Robert Wyatt. Infine, la world, un tempo
bambina, ha già 20 anni, e oggi fa la vera globalizzazione tra le
musiche pop nazionali e le radici tradizionali un tempo sole degne di
studi etnomusicologici.A scuola, in Italia, intanto, nessuno apprende ancora veramente a leggere e suonare musica. E la classica nelle sale da concerto è ascoltata troppo spesso da platee sempre più stanche e statiche, mentre la musica antica, con la sua freschezza di interpretazione, con la sua energia, incuriosisce un pubblico giovane, stanco di repertori invecchiati e rituali imbalsamati.
“il giornale della musica” non intende invecchiare trincerato in nicchie di sordità e chiusure. Intende uscire allo scoperto fresco e arioso della contemporaneità creativa, rimanere colto, vivace, raccontare la qualità in modo selettivo. Dal 1° maggio, in edicola, come potete leggere nelle nostre promozioni (a pagina 55 in questo ultimo numero della nostra prima era), “il giornale della musica” diventa in quasi cento pagine il grande giornale di ogni musica di qualità: classica, jazz, pop, world. Ci lavoreremo in tanti, e allo staff storico della classica si uniranno Marcello Lorrai e i colleghi che facevano “world music magazine”, mentre a mixare jazz e pop verranno Stefano Zenni e Alberto Campo. La nuova grafica, disegnata da due giovani creativi di tendenza (Roberto Necco e Roberto Balocco dello studio elyron) è pensata per parlare questa nuova lingua. A voi, lettori di musica, proponiamo di scoprire questo progetto. Tra poco.
