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I commenti rizomatici di millepiani 2.0 offrono la possibilità di commentare i nodi
appena letti, di proporre nuovi rizomi e/o catene di rizomi. Utilizzateli come meglio
credete, non dimenticando di segnalare sempre il titolo del rizoma a cui vi legate o
che volete commentare.
#1
Millepiani 2.0: stato dell'arte
Arte dello Stato.
scritto da Griot il 06/18/2007 alle 10:52 ** Rizomi suggeriti: Arte - Artisti -
#2
agostino

E'in te, spirito mio, che misuro il tempo.Non strepitare contro di me:è così; non strepitare contro di te per colpa delle tue impressioni,che ti turbano.E'in te, lo ripeto, che misuro il tempo.L'impressione che le cose producono in te al loro passaggio e che perdura dopo il loro passaggio, è quanto io misuro, presente, e non già le cose che passano, per produrla;è quanto misuro allorchè misuro il tempo. E'questo è dunque il tempo, o non è il tempo che misuro.
scritto da tina il 06/19/2007 alle 20:23 ** Rizomi suggeriti: tempo-seneca
#3
silenzio
Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro nè arresterà il suo corso;non farà rumore, non darà segni della sua velocità: scorrerà in silenzio; non si allungherà per editto di reo favore di popolo: correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste:Che avverrà?Tu sei affacendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte,per la quale, voglia o no, devi aver tempo. (De brevitate vitae, 8,5)
scritto da tina il 06/19/2007 alle 20:24 ** Rizomi suggeriti: seneca-morte- tempo - velocità
#4
commento agli interventi di Tina
i rizomi proposti sono stati inseriti, anche le catene rizomatiche sono state create.
scritto da millepiani il 06/20/2007 alle 01:46 ** Rizomi suggeriti:
#5
blogsfera
Sai che Jarrett suona meglio il clavicembalo del pianoforte? il che è tutto dire...;)
a presto
and
scritto da andrea il 06/20/2007 alle 21:57 ** Rizomi suggeriti:
#6
s-memoria
dal blog di Luciano Coen su Repubblica
Intanto, i nomi: Gianfranco, Laura, Marco, Nena, Gigi, Paola, Augusto, Giulia, Salvatore, Bicio, Laura, Giancarlo, Lella, Alberto, Bambù, Anna, Valentino, Riccardo, Giuseppe, Bartolo, Diego, Dino, Benedetto, Mariolina, Massimo, Popoff, Silvia, Gianni, Vasco, Tonino, Teresa, Roberto, Annarita, Paolo, Valeria, Stefano, Bruna, Anna, Gegè. Ed Enrico.
Appunto: l’irrequieto Enrico Franceschini. Irrequieto nel senso che non si rassegna al silenzio, alla s-memoria.
Enrico ha scritto - o meglio: ha raccolto le struggenti testimonianze dei 39 compagni del suo collettivo studentesco di Giurisprudenza, a Bologna. “Avevo vent’anni” (Feltrinelli, appena 8 euro e mezzo: spesi benissimo). Lo ha fatto perchè sono passati trent’anni.
Ma anche per tanti altri motivi. Come si può raccontare ai propri figli che quell’anno fu “fatale”, non solamente per le illusioni collettive di una generazione?
Come si può spiegare ciò che successe allora senza cadere nella condanna moralistica o nell’eccitata sviolinatura reducista?
Poi, lo spiega subito Enrico alla terza pagina, c’è un momento in cui si decide di fare i conti col tempo che fu e col tempo che ci resta: “Già, cosa siamo ora? Adulti, maturi, vecchi? E soprattutto, cosa siamo diventati, rispetto a come eravamo, rispetto ai nostri sogni, ideali, illusioni, progetti e speranze di “rivoluzionari” ventenni?”.
Era il 1977. Cioè il Settantasette. Cioè la grande stagione di una rivoluzione che rimase appesa al cielo di una generazione “impegnata” a smantellare pregiudizi, giudizi e tabù infranti ma non spezzati dal Sessantotto. Che per inciso, fu invece il mio anno “fatale”. Siate realisti chiedete l’impossibile, scrivevamo noi sessantottini sui muri. I muri son rimasti. le scritte ce le hanno cancellate. Ma non dalla mente. Non dal cuore.
Continuo a crederci.
Anche Enrico e i suoi 39 continuano a crederci.
In fondo, basta un po’ di calcoli kabalistici.
Sessantotto= 6+8= 14= 1+4 = 5.
Settantasette= 7+7= 14= 1+4 = 5.

Dice Benedetto, uno dei 39 : “Il desiderio di un mondo migliore, almeno un po’ migliore, è rimasto intatto anche adesso che di anni ne ho più di cinquanta” (pag. 103).
Dice Silvia: “A vent’anni non avevo sogni, bensì insoddisfazione, rabbia, voglia di vivere, una disperata vitalità che mi faceva credere di poter contribuire a cambiare il mondo. Forse, come diceva - se non sbaglio - Huxley, certe utopie è meglio non realizzarle…Di sicuro, ho imparato a vivere confrontandomi con la realtà. E’ stata dura. Chiudiamo in bellezza: sì, sono soddisfatta della vita che faccio. Un solo cruccio: lavoro troppo - insegno in un’università parigina - e le giornate non sono mai abbastanza lunghe per tutte le cose che avrei voglia di fare” (pag. 115).
Dice Laura: “Non ho realizzato tutti i miei sogni di gioventù ma sono contenta del percorso che ho fatto. La felicità è un divenire: meglio non smettere mai di cercarla, piuttosto che pensare di averla in tasca”. (pag. 59).



Scritto Lunedì, 18 Giugno 2007 alle 14:56 nella categoria Senza Categoria.
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"Tratto dal mio libro “I ricordi del presente”:
Erano gli anni del sogno da creare, l’utopia della fantasia che distruggerà il potere, l’anelito estremo dell’uguaglianza. Un mondo a nostra misura, pieno di colori, di musica, di capelli lunghi o corti, di jeans ed eskimo, la nostra divisa invernale, il segno di riconoscimento dei compagni extraparlamentari. E nella tasca il giornale, con la testata in evidenza, “ il quotidiano dei lavoratori” o Lotta Continua”. Era quello il nostro telefonino da mostrare, le scarpe da ginnastica consunte le nostre “Prada”, i maglioni comprati al mercato delle pulci i nostri “ Armani”. Avevamo anche tanta rabbia addosso, avevamo un nemico da combattere, un obiettivo da raggiungere e questo ci rendeva tutto più semplice. Oggi forse è quello che manca a questa generazione, la rabbia, la difficoltà a trovare un nemico da combattere. Ti scivolano via mentre sono di fronte a te, ti giri e te li trovi accanto, pronti a passarti dietro. Nei nostri occhi, negli occhi di quelle donne, di quegli studenti, di quegli operai, c’era qualcosa che ai figli della modernità è stato negato: la forza di prendere una posizione, dello schierarsi, di sollevarsi dal fango e vivere, di condividere le passioni con altri, di vivere senza essere vissuti, senza ritrovarsi rintanati in una esistenza obbligata, in cui i margini di libertà sono fortemente limitati da bisogni che noi stessi generiamo. Seppelliti dall’ipocrisia e dal buonismo, ci si ritrova a vivere solo di tanto in tanto, quando ci danno l’autorizzazione a farlo. E’ vero, noi siamo la generazione di quelli che volevano cambiare il mondo e non ci sono riusciti. Ma siamo quelli che ci hanno provato e creduto. Quelli che, oggi, quando si parla degli anni settanta, sentono un brivido lungo il corpo come fosse una carezza della persona amata. Quelli che guardando negli occhi i propri figli, scaraventati proprio in quegli anni dentro quel mondo che volevamo cambiare, cercano di leggerci la speranza e la rabbia, perché capiscano che la libertà, come diceva un rivoluzionario d’altri tempi, va conquistata con la lotta: “ Perché se c’è chi ti dà la libertà, questa non è libertà”. E noi ci abbiamo provato. Nel nostro piccolo mondo, nel nostro paese, ci abbiamo provato. Con la diffusione del giornale la domenica mattina per le strade del corso, per finanziare il Partito e diffondere le idee, ci abbiamo provato. Con i comizi fatti su palchetti improvvisati e davanti a poche persone, con il lavoro di quartiere, casa per casa, persona per persona, a parlare dei loro problemi, prendendoci i loro vaffanculo o il loro bicchiere di vino, ci abbiamo provato. Andando a suonare nelle piazze, canzoni di lotta e di rabbia, manifestando nelle strade d’Italia per l’unione della sinistra contro tutti gli altri, dormendo nei sacchi a pelo, sotto le stelle, viaggiando in autostop, ci abbiamo provato. Con la nostra radio libera, trasmettendo la nostra musica e le nostre idee, facendo l’amore senza ipocrisie, senza tabù, senza “provocar dolori”. Ci abbiamo provato. Ma non ci siamo riusciti. Volevamo cambiare il mondo e forse il mondo ha cambiato noi. Il nostro nemico era troppo forte, il vento che ci spingeva è diventato un tornado senza controllo, ci ha risucchiato completamente, rimescolandoci tutti. E così “ sei entrato in banca pure tu”, o fai il consulente del lavoro come me, passando dall’altra parte della barricata. Era bello sentirsi il mondo in tasca, anche se era un mondo che avremmo voluto fermare per poter scendere, un mondo da barattare con un sogno. Il mondo in tasca e il vento che ti faceva volare alto, lassù, dove la fantasia avrebbe distrutto il potere, un’utopia diventata una colpa che stiamo ancora espiando. Forse volendo tutto e subito, non ottenemmo niente per sempre. Ma sapevamo di esserci, perché era inevitabile, perché le scelte sono meno di quelle che si pensa. Forse per il fatto che nessuno sceglie fino in fondo di stare nella propria condizione, semplicemente c’è.
Pino D’Agostino
Postato Lunedì, 18 Giugno 2007 alle 16:42 da chancho.

scritto da tina il 06/23/2007 alle 11:54 ** Rizomi suggeriti: G 8 - memoria - tempo - turbine- utopia come colpa
#7
G 8 -

Ci sono pagine nella vita che si cerca di non rileggere perchè sai che ti fanno male.
Per diverse ragioni.
L’esigenza ti spinge però, dopo anni, a rivedere quanto hai vissuto e così ne diventa insopprimibile
il recupero.
Ma ciò che è dato in un momento è unicum e persempre, e allora è davvero possibile riprendere la logica di un fatto, o addirittura pretendere di ricostruirlo nel presente con un sentimento che allora non ti apparteneva?
Non di rivivere si tratta, ma di comprendere le ragioni del vissuto, per confrontarlo con il presente.
Il confronto con l’oggi : questa la profonda motivazione della memoria, che rende probabile ogni atto di ricostruzione.
Forse la società italiana, come scrive Emilio, non ha alcuna capacità di rielaborare la sua storia, ma l’individuo che la vive la propria storia, non finirà di indagarla per restituirla, per niente integra, a se stesso.

scritto da tina sabato 23 giugno alle ore 12,45

scritto da tina il 06/23/2007 alle 12:48 ** Rizomi suggeriti: memoria - tempo - turbine- utopia come colpa- storia
#8
Corpo senza Organi
Il corpo contorto, secolare ulivo saraceno.
Lo sguardo cerca ancora un senso, verso il soffitto.Oltre.
Undici anni.
Undici anni senza braccia, senza gambe, senza tronco, senza controllo del "dentro" e del "fuori".
Senza ma "con" dolore. DOLORE.
Adesso nuovi torturatori hanno deciso che è abbastanza.
Adesso, solo adesso, può raggiungere il paradiso farmacologico.
Ieri ha detto che si sentiva "come se non avesse più gli organi interni" e ha sorriso, da tanto non succedeva.
CSO
Adesso il suo sguardo può cercare un senso dentro la mente, oltre il soffitto.

Adesso che la Ragione è libera dalle ragioni del corpo.

due luglio duemilasette
scritto da Griot il 07/02/2007 alle 12:29 ** Rizomi suggeriti:
#9
Niente da nascondere
sicuramente una delle ultime pellicole più significative.
palestra di pensiero, come ogni buon film francese che si rispetti.

adesso, scusate, vado a leggere gli ultimi risvolti della questione CSM - SISMI.
scritto da Griot il 07/06/2007 alle 11:25 ** Rizomi suggeriti: scheletri negli armadi
#10
rizomi inseriti
è stato inserito il rizoma 'utopia come colpa' proposto da Tina.
scritto da millepiani il 07/11/2007 alle 09:53 ** Rizomi suggeriti:
#11
rizomi aggiunti
è stato modificato il rizoma 'corpo senza organi', inserendo in testo di griot.
scritto da millepiani il 07/12/2007 alle 13:22 ** Rizomi suggeriti:
#12
settembre
magari un modesto spazio sui libri, specialmente quelli sulla musica... alcuni grandi saggi hanno bisogno di essere segnalati più fortemente, e... dove meglio che qua?
and
scritto da andrea il 07/25/2007 alle 14:46 ** Rizomi suggeriti:
#13
settembre
caro andrea, il rizoma libri esiste:

http://www.millepiani.net/translucid/index.php?NodeID=290

ma dovrà essere messo meglio in rilievo da settembre in poi, come altri nodi generali. certamente ci occuperemo - anche tu ;P - dei libri di musica.
scritto da millepiani il 07/26/2007 alle 10:04 ** Rizomi suggeriti:
#14
osare l'esodo
Bisogna osare l'Esodo è una frase enorme... (Ad
ulteriore conferma che Millepiani è un luogo da frequentare con urgenza...)
andrea
scritto da andrea il 09/26/2007 alle 22:53 ** Rizomi suggeriti:
#15
Gorz
sì, Andrea, inmpegnativa come frase.
scritto da millepiani il 09/27/2007 alle 01:35 ** Rizomi suggeriti:
#16
una lettera
Une guerre sans guerre.
Je pourrais dire que tout ce que tu écris est une guerre, sans la guerre. On sait ça de toi la seconde fois que l'on t'approche, quand tu deviens proche, et qu'on passe de la socialité à l'amitié. On ne vient jamais vers toi solitairement. On vient vers toi parce que tu viens à nous. C'est la première phrase que tu dis. Tu dis qu'on n'est pas seul. C'est là que cesse la guerre et c'est là qu'elle commence. On sera forcément perdant parce qu'on sera dehors. Tu n'es pas notre dehors mais son exigence. Son instance. Tu ne laisses sans doute rien tomber. On vient vers toi avec toi. Tu n'es pas un compagnon mais le revers de la solitude. C'est ta guerre. Tu nous demandes de parler de solitaire à solitaire. Tu ne laisses jamais la solitude se taire. Tu ne nous la retires pas, mais quand on te connaît, la solitude n'est plus notre solitude, le silence n'est plus notre silence. Ils ne l'auraient jamais été, et pourtant ils le sont encore. Ils le sont parce que quelque chose sort de la veille. Ce n'est pas un éveil, ce n'est pas un sommeil. C'est un combat encore, et on ne cesse pas d'être nu. On veut, peut-être un temps, peut-être illusoirement, cesser la guerre, même sans la guerre, parce qu'on a un autre combat. Qu'il soit dedans ou dehors, à l'heure qu'il est, ça n'importe pas. Tu sais bien que le premier combat est celui pour l'issus. Tu le sais parce que ceux que tu approches ne sont pas des guerriers, mais des errants. Ils n'ont pas perdu la guerre avec toi parce qu'ils n'ont jamais voulu gagner la guerre. On se tutoyait parce que mon je était un cri. Ce n'était pas une passerelle, mais une ligne de vie. Je te dois le cri, chaque cri. Tu as fait cette dette en moi, mais aucune autre. Je ne reprends pas mes droits. J'aime en toi la guerre sans la guerre, et l'amitié.
scritto da une guerre sans guerre il 11/25/2007 alle 02:26 ** Rizomi suggeriti: scritture
#17
inu-sitato
Un ingresso che ora ne consegue/da non distanza nomina il segreto di un davanzale/greto di sassi e madonnine e sghiozzature/ ma fiorisce lento il povero indovino.
scritto da riccardo il 01/03/2008 alle 20:41 ** Rizomi suggeriti: carta metonimica
#18
inu.sitato
grazie a riccardo per il rizoma suggerito - è stato inserito.
scritto da millepiani il 01/04/2008 alle 12:32 ** Rizomi suggeriti:
#19
il male de leuze
""Dobbiamo comprendere il segreto dell'interpretazione di Eraclito che alla hybris contrappone l'istinto di gioco: " non è la scelleratezza, bensì è l'impulso a giocare, risorgente sempre di nuovo, che suscita alla vita altri mondi". Non una teodicea, ma una cosmodicea; non un cumulo di ingiustizie da espiare, ma la giustizia come legge di questo mondo; non l'hybris, ma il gioco, l'innocenza"" Ebbene sta proprio nel senso che noi, amanti del gesto duplice di alleuzare bataille con Nietzsche, sapremo offrire a questa parola- hybris-o meglio: al dis-senso, che potremo evitare godere dello scandalo di un loro fraintendimento su ciò che è eccessivo e su ciò che è declino.
scritto da riccardosanfilippo il 02/06/2008 alle 11:45 ** Rizomi suggeriti: bataille/ nietzsche deleuze/nietzsche
#20
(certo,un giorno però, qualcuno)
La "verità" non ha quasi mai ricevuto giustizia dalla storia. Quasi mai. Mai del tutto.Non so se è davvero intrinsecamente impossibile che ciò possa mai accadere.Io non lo so. E lo dico dal fondale buio del teatro storico della mia felicissima infanzia:'68 - '78.
scritto da Griot il 03/04/2008 alle 19:07 ** Rizomi suggeriti: verità
#21
Ebrei, Rom, discrimunazioni: una risposta al "senso comune"
Nei "lontani" anni '70 avevamo, noi alunni delle medie, un testo di "attualità" dal titolo "PROBLEMI DEL NOSTRO TEMPO". Non ricordo gli autori né la casa editrice. Ricordo invece con chiarezza gli argomenti contenuti in appositi capitoli: la violenza, il razzismo, la disoccupazione, l'inquinamento, il "terzo mondo", la droga, la mafia.
Davvero, allora, eravamo convinti di esserci interrogati abbastanza, di aver riflettuto, di aver analizzato e compreso, che ci fosse tanto da fare ma che si potesse fare, di essere già partiti e quindi quasi arrivati.. almeno a metà strada.
Davvero, adesso, è una pena leggere lettere come quelle inviate a Bontempelli, è una pena leggere ancora e ancora e ancora le stesse (necessarie) risposte, risposte che sia io sia i miei coetanei erano già in grado di dare negli anni '70, all'età di 13, 14, 15 anni. Ma erano risposte date agli adulti nati prima della Grande Guerra, erano risposte date agli analfabeti, agli abitanti di paesini sprofondati nel sud o nascosti tra le montagne. No di certo ad una signora con un buon grado di istruzione, che usa la metropolitana o viaggia in treno, insomma: ben integrata nel "nostro (?) tempo".
Che il '900 sia morto può essere accettato come evento fisiologico, che non sia servito a NULLA no, non riesco ad accettarlo, davvero non riesco.
scritto da Griot il 05/27/2008 alle 23:42 ** Rizomi suggeriti: Sisifo
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