• Feed millepiani.net

  • Ultimi posts unificati

  • Ultimi posts Millepiani Blog 1.0

  • « Giacomo Macrì - filosofo
    Home


    12.07.2009

    Aldo Giorgio Gargani: come una memoria viva


    La prima volta che è apparso in tutta la sua violenza non ha urlato. È entrato nell’aula senza guardare nessuno. Si è seduto senza guardare nessuno. Ha cominciato a parlare senza guardare nessuno. Noi tutti eravamo concentrati sul suo sguardo che non incontravamo, che volontariamente non voleva incontrarci, che volutamente non voleva incontrare nessuno.
    Si è seduto, senza guardarci, ed ha cominciato a dettare le regole.

    C’erano stati quei due libri.

    L’anno prima tutto gli aveva impedito di esprimere al meglio la sua ‘follia’ - così nominavamo noi studenti quello ’stato di grazia e di profonda violenza’ che ‘era’: la ‘Pantera’ lo aveva ‘mutilato’ - o liberato. Era compressa la sua ‘follia’, la ‘follia’ di quegl’anni, come pronta a scattare, come azzannare agnelli.

    [Una volta entrò in dipartimento, quell’anno. Al secondo piano di via Paoli. C’è uno scalino che separa l’inoltrarsi intestinale del corridoio verso gli studi dei ‘filosofi’ e il ‘luogo comune’ condiviso all’ingresso, la stanza dei preamboli e degli incontri. Ci si sedeva spesso su quello scalino, come in attesa: della lezione successiva o di…… Urlò che non era tollerabile, che nessuno poteva permettersi di non rispettare la ‘forma’ dovuta alla filosofia. Non guardò nemmeno quella volta con odio - solo gli era distante infinitamente la postura senza coscienza di quello studente. Eppure lo ‘uccise’. Gli era distante, in fondo, il mondo.]

    Nessuno avrebbe potuto frequentare il suo corso senza la conoscenza di due lingue europee moderne ed una classica.
    Si alzarono in molti. Senza guardarlo, a sguardo basso.

    C’erano stati quei due libri.
    C’era la sua giacca a quadretti ed i suoi occhi che non ti guardavano.

    La prima volta che mi è apparso in tutta la sua violenza, ho avuto paura per lui, precisamente per aver letto quei due libri, che a quel tempo conoscevo pressocchè a memoria. Non mi spaventavano tanto per la devastazione che faceva dell’ambiente intellettuale in cui era stato accolto e riconosciuto, quanto perchè, anche fisicamente, i suoi occhi guardavano due cose diverse. Mi sono chiesto ossessivamente come fosse possibile.

    Non ha mai guardato nessuno/a durante le lezioni di quell’anno. Lui ascoltava, disperatamente, Thomas Bernhard - mi ha insegnato ad ascoltare la scrittura. In nessun momento Bernhard è stato presente durante quelle lezioni: erano, in fondo, ‘freddezze perturbate’ incomparabilmente. Quella di Bernhard ferma. Ed incandescente.

    Ma quei due libri lui li aveva scritti. E non li avrebbe potuti cancellare.

    Tutta la distanza possibile, e costruita a fatica e manifesta e mostrata, è l’esposizione di un’interrogazione violentemente testimoniata senza resto di cui, per attimi, si può essere testimoni senza poterla racchiudere o testimoniare. In essa si condensa anche il segreto della ‘violenza’, della fuga, del pentimento e del ritorno. Fra i banchi e fra gli studenti.
    Si racchiude il motivo del suo rifiuto universitario, del suo pensionamento, del suo pentimento, del suo ritorno, della sua disponibilità.

    Nemmeno questo ha potuto cancellare l’aver scritto quei due libri. E ciò che questo ha imposto di mostrare, principalmente, in quel corso di cui io sono testimone insieme ad altri/e.

    La densità di quella che, allora, noi studenti chiamavamo la ‘follia’ di Gargani, è rimasta incisa come il dono più prezioso che indica la necessità di devastazione precisamente della ‘forma della filosofia’ praticata all’interno delle sue fibre più intime. Questa pratica dell’ ‘intima devastazione’, che ci accompagna da quando quei due libri si sono potuti leggere, è stata una guida senza misura e reale, traversata con la più grande violenza della generosità, così come sbattuta sul tavolo da Aldo Giorgio Gargani in quegl’anni.
    Così come ricordata nel più intimo ricordo, quello più parziale, quello più vivo. E che porta il nome di ‘vocazione’.

    Tags interni a Millepiani 1.0: none

    scritto da millepiani
    il 12.07.2009
    come un amore per la filosofia

    Commenti chiusi.