• RSS Feed unificato Millepiani Blog 1.0, Milleplateaux e Millepiani Rizomatici 2.0

  • Ultimi posts Millepiani Blog 1.0

  • « Il comunismo degli intellettuali ‘anni 60′
    Home
    Un viaggio - omaggio a Thomas lo ‘zio’ (upload) »


    Mosca - memoria


    da ‘Repubblica”

    “Il Cremlino vuole indire un referendum per rimuovere dalla piazza Rossa la mummia di Lenin e chiudere il mausoleo che celebra il padre della rivoluzione. Lo ha annunciato Vladimir Kozhine, uno dei piu’ stretti consiglieri di Vladimir Putin che in un’intervista che sara’ pubblicata domani sulla ‘Rossiyskaya Gazeta’ secondo cui [(è) - sic!] “avere questa necropoli [sic!] nel centro della citta’ e’ un ovvia sciocchezza ma decidere se debba o no restare li’ spetta agli altri e il modo migliore e’ un referendum”. Kozhine descrive una Russia che vuole tagliare i ponti con il passato sovietico [sic!] perche’ punta, grazie alle risorse energetiche, a ritornare una superpotenza in grado di confrontarsi alla pari con gli Stati Uniti [questa cosa la scrive chi batte, come d’agenzia, la notizia. Ma battere una notizia d’agenzia così, e scriverla così, significa pensare la stessa cosa di chi la dice]. “Siamo a un punto in cui possiamo voltare le spalle alla rivoluzione. Il Paese vuole una vita normale, fatta di lavoro e prosperita’” [sic!], ha spiegato Kozhine. Gia’ nel 1991 con il crollo dell’Unione Sovietica Boris Eltsin con il sostegno della Chiesa Ortodossa [sic!] voleva seppelire le spoglie di Lenin, morto nel 1924, ma finora non se ne e’ fatto nulla. Anzi alla fine degli anni ‘90 la mummia [appunto!] venne anche sottoposta a lunghi e delicati lavori di restauro.” [sic!]

    [La mummia era lì. Quella mummia non aveva nessun rapporto con la Russia che avevo davanti gli occhi. La Russia non ho solo paura del suo passato - la mummia di Lenin - la Russia ha sempre paura del suo presente. Se io dovessi pensare, come italiano, il cadavere di Mussolini, senza che fosse stato appeso a Piazzale Loreto,  io sarei un russo. Il pubblico ludibrio di quel cadavere, lo sputo, il vomito e l’infamia che sta in quella scena - la scena dell’appendere lui, la sua amante, e i gerarchi che avevano scelto di rimanere sino alla fine dei suoi giorni - è il lavacro che le fondamenta della repubblica italiana chiedevano, imponevano dopo venti anni di fascismo.

    Tanto intensa e necessaria era questa scena, da essere sfuggita al controllo,
    al governo dei partigiani, del ’governo partigiano ’.
    E tanto intensa e necessaria era questa scena, da avere imposto - quando si doveva -
    una pacificazione firmata e controfirmata dal Ministro della Giustizia: Togliatti.
    I nani dei nostri tempi sottoscrivono ben altri provvedimenti.
    I nani dei nostri tempi giudicano le scelte radicali, vertiginose ed impossibili, che i loro ‘padri’ hanno fatto.
    Più infami sono le parole di chi giudica; più ingiuste e nulle sono le sillabe di chi giudica un tempo di giganti.

    Sono stato a vedere la mummia in una delegazione diplomatica.
    La paura dei russi rispetto il futuro è una sensazione vertiginosa, che non può essere misurata con i criteri occidentali.
    I russi hanno paura dei fantasmi, i russi hanno paura dei nomi,
    i russi hanno paura dei loro nomi, dei nomi che fanno le loro famiglie. Il padre della mia maestra di russo deportato in Siberia, il padre di suo marito colonnello del KGB.

    Tutte le volte che ho visto i bambini russi giocare nei parchi che il soviettismo aveva creato, tutte le volte la forza e l’intensità della semplicità di quei bambini - dei loro genitori - non mi riportavano a quella mummia, ma, più semplicemente all’incandescenza dell’esistenza.

    Sono ritornato tante volte all’immagine della mummia di Lenin.
    Tutte le volte, questa postura, la posizione e la regola che governava la visione di una mummia, tutte le volte che ritornavo nella memoria alla visione di una mummia, tutte le volte questo ricordo mi riportava alla potenza dell’esistenza delle russe e dei russi.
    E tutte le volte, mi chiedevo perchè, insomma, la potenza degli infanti russi, dei bambini russi, dopo il 1989, potesse essere rinchiusa, soffocata in quel corpo senza organi che M. Lenin continuava a rappresentare faccia all’Occidente.

    Gli infanti russi - per chi li ha visti - costituiscono la più radicale
    e vertiginosa dimostrazione del tradimento leninista.
    Poichè gli infanti - anche senza nulla dire - sono la testimonianza radicale dell’irruzione intensa dell’esistenza nel progetto - essi dimostrano la messa in questione di ogni progetto di educazione di qualsivoglia ideologia.
    Gli infanti russi, nei loro occhi, nelle loro voci, sono la testimonianza maggiore della cancellazione del valore di quel corpo morto che si chiama ‘mummia di Lenin’.

    Nello stesso tempo, io ho visto, ogni qual volta andavo ai piedi del Kremlino, ho visto tutte le volte che andavo al sacrario della Seconda Guerra Mondiale, ho visto le nonne che portavano i loro nipoti, le loro nipoti, ho visto, tutte le volte che andavo ai piedi del Kremlino le nonne parlare con i loro nipoti - femmine o maschi che fossero - ho visto parlare le nonne parlare dei loro mariti morti durante la seconda guerra mondiale, ho visto piangere le donne russe di fronte il sacrario che ricorda i morti sovietici della Seconda Guerra Mondiale come mai ho visto fare in Italia - e forse solo in Toscana.

    Tutte le volte che io andavo al sacrario sotto le mura del Kremlino, tutte le volte io ho visto gli infanti russi che ascoltavano la voce delle donne, delle nonne sovietiche che, di fronte la fiamma eterna che ricorda i caduti, raccontavano, piangendo, la storia.

    Io non amo i sacrari. Non amo nemmeno i militi ignoti.
    Ho cercato di guardare gli occhi degli infanti russi.

    In nessuno di quegli occhi ho
    mai visto Lenin o la sua storia. Nemmeno la sua salma.
    Perchè poi, in fondo, bisogna essere precisi: tra salma e
    mummia esiste la stessa differenza che esiste tra la morte e la morte prolungata.

    Appendere, a testa in giù, la propria storia si chiama libertà.
    Stendere un corpo per farlo guardare, in fondo, non ha niente da dire, a nessuno.

    Di tante cose che in Russia ho visto, l’unica cosa che mi ricordo, con un’intensità degna di morte,
    sono gli infanti che scivolavano, con i loro sacchi neri, tra la neve.

    Tracciavano il futuro che ci attiene, anche a noi che siamo stati comunisti.

    Condividi: These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
    • Digg
    • del.icio.us
    • Technorati
    • Furl
    Tags interni a Millepiani 1.0:

    scritto da millepiani
    il 4.11.2008

    Commenti