Haramlik, Kelebek, Valent: il tempo di una certa sconfitta
Avevo provato, già a gennaio, oltre che ora, a ridire le questioni importanti, almeno per me. Quelle che restano e che valgono ‘in-comune’. Mi avevano detto, anche, che sarebbe stato inutile. Forse l’avevo pensato anch’io, ma non mi piace la frase: “Ma che vuoi farci?”. Venendo da un terra come la Sicilia, non mi abituo - e non tollero - non riportare tutto ciò che è pubblico ad una razionalità possibile di fronte la follia. La follia di quasi 500 commenti nel sito di Kelebek su questa vicenda.
Proprio venendo dalla Sicilia, so come la ‘follia’ possa esprimersi in un momento,cercando, infine, la via della sua risoluzione. La ‘follia’ è precisamente il punto sul quale la logica ordinaria si infrange, non trovando più nessuna via di chiarimento reale. ‘Di una certa sconfitta’ significa chiedersi perchè non essere riusciti a riportare, al di là degli eventi, la cosa alle questioni fondamentali, al riproporsi alcune domande:
- perchè pubblicare parole che due persone si sono scritte fra loro e che solo a loro attenevano, alla loro vita?
- che interesse avevano per noi queste parole, tale da giustificare la pubblicazione di queste ‘parole’ nel maggiore quotidiano del nostro paese?
- perchè queste ‘parole’- pubblicate con la violenza che attiene al violare le parole ‘private’ - hanno lasciato un così grande strascico?
- siamo tutti disponibili a riconoscere la possibilità di violazione di una qualche parola privata, d’amore o di abbandono, di violenza o di rifiuto, politica o pubblica, che violenti uno di quelli che questa vicenda l’ha vissuta personalmente?
- la politica ha questo prezzo? ha il prezzo di dovere sacrificare le individualità per un valore, un senso, una vittoria di più lungo termine?
- questa è la differenza che la rete ha espresso rispetto il mainstream: 500 commenti?
- davvero è così importante sapere chi ha inoltrato la mail a Magdi Allam?
Mi chiedo questo, lo chiedo, in primis, a Lia di Haramlik.
Lo chiedo, poi, a chi è coinvolto in questa vicenda.
Mai, in nessun momento, salvo UNO, nessuno di voi si è mai scostato. O ha pensato ‘altro’.Ha pensato di agire, politicamente, diversamente.
Tutto è stato rinchiuso in una dimensione personale, senza nessuna lieve sensibilità. Politica, direi.
Il tempo di una certa sconfitta è venuto: quello di non avere saputo pensare insieme quello che,
in fondo, messo in pubblico, non era più solo vostro.
12 Commenti a “Haramlik, Kelebek, Valent: il tempo di una certa sconfitta”
Commenti





Caro Emilio:
facciamo che lo dico qui, perché ritengo che la tua sia la posizine più onesta che io abbia letto in rete, fin dall’inizio di questa brutta, antipatica e squallida storia.
Ritengo che una battaglia per i diritti delle donne ch subiscono maltrattamenti all’interno del mondo musulmano non meritasse di essere abbandonata così malamente, semplicemente perché si era trovata una cosa più facile da fare.
Il lavoro di molte di noi è andato a puttane perché quello che era il nostro testimonial non solo ha dato forfait, ma ha iniziato a lanciare accuse infamanti.
La mia governante di bambina, zia Magda la chiamavo, mi diceva: “non puoi cucire un abito da sera usando la carta igienica”.
Avrei voluto avere più sangue freddo, all’epoca. Non ce l’ho fatta.
Non mi piacciono le bugie e non mi piaccioni gli scaricabarile. Non mi è piaciuto l’agire di Lia e il suo raccogliere solidarietà a scapit di una battaglia che stava facendo affondare in una pozza di insinuazioni, così come non mi sono piaciute le bugie, sia quelle dette da lei (lo scoop sulla monogamia di H.P.) e quele dette da H.P. (non c’è stato alcu matrimonio a Verona, che supponeva che Lia avesse deciso di “appoggiare” un’oggettiva menzogna, se lui lo dichiarva con così tanta sicurezza).
Io ho sempre creduto a Lia, alla sua dichiarata sofferenza ed alla sua buona fede.
Dopo quella girandola di bugie ed insinuazione, è ciaro che non potevo tacere. E non l’ho fatto.
Io restituisco l’offesa con l’offesa, il dolore col dolore, e se posso la moltiplico per 1000. Le persone che mi conoscono lo sanno. Si vede che lei pensava di essere esente.
Per quanto concerne queste liberatorie che ha tenato di estorcerci, creando un altro minipolverone in rete che siamo stati molto abili a contenere sotto un paio di post, lanciando diktat dal suo blog, non ho intenzione di fornirgliela.
Diciamocela tutta, se stesse affogando e mi dicesse: lanciami una liberatoria che sennò schiatto, beh, nemmeno in quel caso.
Per il resto, Allam non cadrà mai su questioni di deontologia. E nemmeno in tribunale. Allam ormai è soggetto politico, e la futura sconfitta della sinistra (sia quella di governo sia quella cosiddetta radicale) ce lo “regalerà” in posizione governativa.
Noi ci stiamo preparando, spero lo faccia anche tu.
Dacia Valent
p.s.: grazie per l’ospitalità, e fin d’ora e con rammarico ti dico che non interverrò più in queste pagine, almeno fino a quando questa storia non sia ritornata nella poubelle. Molto bella la nuova impostazione grafica. D.V.
Condivido in toto, come anche il tuo post precedente Magdi Allam, il Corriere della Sera, il giornalismo. Grazie di averli scritti.
Claude
In questa vicenda ci sono solo due cose certe.
1)L’islam italiano non e’ una cosa seria.
2)L’unica figura femminile davvero calpestata nella dignita’ e’ la prima moglie di Piccardo, che si e’ vista cornuta , sputtanata, e adesso deve anche sorbirsi le coccole del marito all’amante.
Chissa’ come mai, quando si parla di tutelare i diritti delle donne islamiche calpestate nella dignita’, si va a finire che si difendono donne italiane neanche troppo islamiche, e non si dedica una sola occhiata a quelle che SONO islamiche e che SONO state calpestate nella dignita’.
Credo che tutti questi difensori dell’islam italiano non sappiano riconoscere una donna islamica calpestata nella dignita’ neanche se gli si presentasse davanti. Come in questo caso, con la prima moglie di Piccardo.
Uriel
Grazie Emilio,
finalmente un posto per indignarsi, che altrove quasi si doveva essere discreti a farlo che rischiavi insulti di ogni genere:-(!
Vorrei solo ripetere una cosa:
la vicenda di Lia e la punizione dei colpevoli di reato interessa tutti quelli che ancora hanno un senso civico e civile ed e’ quindi di primaria importanza che venga trovato chi ha passato l’email ad Allam cosi’ che sia confermato il fatto che questi l’ha ricevuto senza il consenso del mittente ed ha quindi commesso reato, indi ancora venga infine punito.
E’ importante che Allam venga punito perche’ ha commesso un triplo reato:
1. Si e’ appropriato di mail privata e l’ha resa pubblica senza consenso. L’avesse fatto per smascherare una banda di criminali ed informarcene, ben venga pure, anzi complimenti per l’abilita’ investigativa. Comunque, da giornalista, HA VIOLATO LA PRIVACY
2. Lui non l’ha fatto per nobili cause, no, lui l’ha fatto per illustrarci le abitudini sessuali di un uomo pubblico perche’ semplicemente voleva colpirlo e screditarne l’immagine e il potere, al diavolo la veridicita’ e validita’ dell’informazione e la sua “utilita’ pubblica”.
QUI SI TRATTA DI ABUSO D’UFFICIO: ha abusato della sua posizione di giornalista per motivi e vantaggi del tutto personali.
3. Non e’ finita qui, per colpire questo suo nemico l’email con qualche descrizione colorita ed anche un po’ scherzosa non poteva bastargli. Quindi lui non ha riportato l’email per intero che davvero non ci diceva niente sul personaggio tranne che forse aveva avuto una relazione coniugale? Forse extra-coniugale? Forse con matrimonio islamico fasullo per lo stato italiano? Sinceramente, con tutti i tipi di relazioni “anomale” insospettabili “suggerite” da certa stampa scandalistica in questi ultimi tempi (vedi Sirchia e trans, Lapo, etc.), nessuno si sarebbe scandalizzato.
No, lui ha estrapolato accuratamente delle frasi significative dal testo, le ha tolte dal contesto ed ha cosi’ amplificato e manipolato il messaggio che lui voleva mandare e che voleva far credere fosse contenuto in quella mail. Riportando solo stralci di frasi si e’ spinto a creare illazioni non contenute in quelle frasi ma grazie alle quali le sue conclusioni potevano essere “credibili” e molto utili a lui per mostrare quest’uomo come una specie di pervertito, poligamo etc. etc. senza neanche scomodare la protagonista sulla veridicita’ di queste.
QUESTA E’ CALUNNIA + DICHIARAZIONE DEL FALSO
E di tutto questo mi sono accorta prima che scoppiasse il caso, da sola, semplicemente leggendo l’articolo lo stesso giorno e arrivando a provare un senso di disagio nel capire che era evidente che fosse stato scritto solo per denigrare senza validi motivi quest’uomo.
Quello che interessa e danneggia noi comuni cittadini in tutto questo caso non e’ tanto la violazione della privacy che e’ stata perpetrata ai danni di altri, non noi, tanto per restare all’individualismo puro. Quello che ci interessa/danneggia e’ che QUESTA E’ DISINFORMAZIONE, perpetrata ai danni di tutti noi.
Quello che mi sorprende dai commenti sui blog, e’ che nessuno ancora prova indignazione SOLO o almeno SOPRATTUTTO per questo.
I beati commentatori ne approfittano per vomitare bestemmie e calunnie in rete contro chiunque piuttosto che unirsi e levare una voce di protesta per questo comportamento del nostro giornalista, di cui tra l’altro nessun giornale nazionale ha parlato=doppia indignazione per l’omerta’ della “casta”.
I tranquilli commentatori pensano piu’ a difendere i loro schieramenti ideologici che a colpire cosa c’e’ di marcio in essi per potersi migliorare e contribuire davvero al bene di tutti. Meglio essere disonesti ma ancora schierati e protetti dal gruppo, che mostrare un po’ di onesta’ intellettuale e la giusta dose di indignazione che pero’ richiederebbero rinunciare al concime del nostro orticello.
Chi ha un po’ di coscienza politica, civile e sociale e ancora non e’ in grado di indignarsi davanti a fatti come questo non puo’ essere considerato un cittadino del mondo ma solo un individuo solo che ha bisogno di un’ideologia identitaria per sentirsi uomo, anche a costo di togliere il rispetto ad altri uomini.
La casta non e’ il nostro governo, la casta siamo tutti noi che ci proteggiamo all’interno del gruppo o dietro un’ideologia comune tramite clientelismi vari.
Un’ideologia non puo’ mai essere abbracciata a spese della dignita’ dell’uomo, altrimenti non e’ piu’ un credo politico ma semplicemente un lavaggio del cervello che in Italia, oggi, va davvero tristemente troppo di moda.
All’epoca lo sdegno era stato collettivo e profondamente politico. Passare all’azione sarebbe stato naturale. Urgeva fare qualcosa: subito. A quel punto, però, la maggior parte della rete si convinse, del tutto arbitrariamente, che sarebbe potuta essere la stessa Lia a inoltrare l’e-mail. Oggi sappiamo che non è così. E lo sappiamo con certezza, ormai. Quell’ombra di dubbio, però, insieme al chiacchiericcio che ne seguì, ebbe la grave conseguenza di bloccare una delle poche ondate blogorroiche con una causa, una direzione e uno scopo preciso. Uno scopo politico, appunto. Purtroppo la blogosfera segue delle correnti “di massa” ed è questo che rovina la razionalità degli intenti di ognuno. Abbiamo blog meravigliosi, con altissimi intenti e idee politiche precise e grandiose. E invece. Nel fonderci con la collettività abbiamo tutti l’imperdonabile caratteristica di diventare faziosi e di perderci nei meandri di futili discorsi che non portano a nulla. Non sarà il web a scoprire chi ha inviato la mail, a meno che chi sa ed ha le prove non decida di dichiararlo. Improbabile, perchè non credo che chi sa abbia alcuna prova concreta. E comunque, tutto sommato, non sono cose da web.
Il fatto che un giornalista abbia pubblicato corrispondenza privata senza alcuna autorizzazione però è fatto nostro. O meglio, a questo punto, possiamo semplicemente dire che lo era…
Così come poteva essere un fatto pubblico la questione del matrimonio islamico, del relativo divorzio e dei diritti della donna nell’islam, argomento ormai sprofondato nel nulla, spazzato via dal gossip e dal delirio da “grande fratello” della blogosfera tutta. Ma che cosa dovrebbe importargliene alla blogosfera dei fatti di Hamza Piccardo e Lia di Haramlik? Perchè, alla fine, ci siamo ridotti a parlare solo di loro, per 2000 commenti allora, sparsi tra i vari blog, e ancora più di 500 adesso?
A questo punto, più che continuare reiteratamente con la caccia al ladro, mi parrebbe più corretto iniziare con un’autocritica costruttiva, per rintracciare le cause di questo delirio collettivo e vedere come ognuno di noi ha contribuito ad alimentare questa atmosfera da format televisivo.
Questo sì che sarebbe utile adesso! Almeno questo, visto che ormai gli altri buoni propositi che hanno avviato questa vicenda se ne sono andati tutti all’aceto!
Se non riusciremo a cambiare la direzione che abbiamo intrapreso sarà la dimostrazione del nostro fallimento collettivo. E, a quel punto, a che cosa varrà aver ragione sull’altro?
Grazie Emilio, per queste tue pacate riflessioni. Mi hai ricordato un sacco di cose.
Un saluto
Khadi
P.S. un’aggiunta per chiarire:
P.s. tanto per chiarire un punto. Non intendo dire che non ci si debba indignare per la violazione della privacy che in questo caso e’ per nulla giustificata. Intendo dire che mentre la violazione della privacy riguarda chi la subita ed e’ principalmente a lui che il responsabile deve rendere conto (anche di qui la necessita’ che Allam venga punito); mentre cio’ che ha reso di interesse pubblico la vicenda e’ stato proprio questo tentativo di disinformazione di cui, a mio parere, il responsabile deve ora rispondere a tutta la societa’ (ancora ricevendo una punizione adeguata).
Sic! Errore: chi l’ha subita…
mi scuso per il ritardo con cui pubblico i commenti (meno di 24 ore). I commenti sono moderati e il servizio di segnalazione di commenti da approvare si era inceppato. IN ogni caso tutti sono stati pubblicati.
Io credo di avere cercato di farlo, a suo tempo.
E’ stata la prima ed unica cosa che io mi sia impegnata a fare, a gennaio: togliere acqua al presunto scandalo lanciato da Allam e rovesciare il discorso facendo notare che l’unico scandalo era lui.
Lo dichiarai sul blog e dove potevo.
Poi scoppiò la diatriba di cui sto parlando in questi giorni, e a quel punto non potevo fare più nulla, se non tacere per non contribuire agli scopi dell’articolo di Allam.
Tu mi chiedi se è importante sapere chi ha dato la email ad Allam.
Guarda: io lo so, che le vere domande sono quelle che tu ponevi allora ed oggi. Solo che non è stato possibile porle: io, da allora, voglio capire PERCHE’.
E il perchè passa per l’analisi della talpa e delle dinamiche che ha usato, dei suoi scopi.
Perché succedono queste cose? Perché la gente è tanto facile da manipolare?
Quindi, sì: per me è importante scoprirla.
Anche perché credo che il discorso Allam sia impossibile da riaprire, se prima non si scopre quella.
“Il tempo di una certa sconfitta è venuto: quello di non avere saputo pensare insieme quello che,
in fondo, messo in pubblico, non era più solo vostro.”
Caro Emilio, Pace su di te.
Ce la facciamo a rimettere in carreggiata una causa che è di tutti e di nessuno, coll’aiuto di Dio?
Io l’ho detto sempre, sarei dispostissimo ad aderire a una campagna del genere: sono anni che mi occupo criticamente di Magdi Allam.
Se poi qualcuno preferisce usare il caso per attaccare i propri nemici personali, non posso farci niente.
Ti segnalo l’ultima newsletter del Garante:
http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp?folderpath=Newsletter
N. 293 del 26 luglio 2007
• No alla pubblicazione di e-mail private senza consenso
• Quando il dato è personale
No a pubblicazione e-mail private senza consenso
Il Garante ordina ad un quotidiano di cancellare la lettera dal sito web
Non si può pubblicare una lettera privata, anche se inviata via e-mail a più persone, senza il consenso dell’autore e dei destinatari. Il principio è stato ribadito dal Garante in seguito al ricorso presentato dal capo di un’associazione a carattere religioso, che aveva lamentato la pubblicazione di una e-mail su un quotidiano a diffusione nazionale, a lui indirizzata, contenente fatti confidenziali e riguardanti la propria vita intima. Nell’accogliere il ricorso, l’Autorità ha ordinato la cancellazione della lettera dall’edizione on line del quotidiano.
Il giornale aveva pubblicato un articolo sulla poligamia e si era servito della e-mail che l’ex moglie del ricorrente, dopo esser stata ripudiata, aveva inviato a lui e, per conoscenza, ad altre quattro persone. Proprio l’invio della lettera a diversi destinatari avrebbe attenuato, secondo l’editore del quotidiano, la natura riservata della corrispondenza. Ma l’autrice della lettera ha negato di aver dato il proprio consenso alla pubblicazione del suo scritto.
Il Garante, nel ricordare che il trattamento dei dati personali in ambito giornalistico può avvenire senza consenso solo riguardo a fatti di interesse pubblico e rispettando l’essenzialità dell’informazione, ha riconosciuto l’interesse pubblico della vicenda, ma ha ritenuto illecita la diffusione degli stralci di una corrispondenza privata avvenuta tramite posta elettronica. Un tipo di trattamento che viola anche il principio costituzionale secondo il quale la libertà e la segretezza della corrispondenza operano indipendentemente dal mezzo utilizzato. L’Autorità ha, inoltre, osservato che la pubblicazione pedissequa di parti della lettera contravviene ai principi della legge sul diritto d’autore, per i quali non può essere diffusa, pubblicata o riprodotta la corrispondenza a carattere confidenziale o che si riferisca all’intimità della vita privata senza il consenso dell’autore e del destinatario. Principio che trova applicazione anche in ambito giornalistico.