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Il tempo della creatura: riconoscere
a Gianfranco
La creatura vive grazie ad una ritrazione di ‘dio’.
È, oggi, tecnicamente impossibile pensare un’altra idea di creazione.
‘Dio’ vive nella sua ritrazione. È per questo che le autorità cattoliche hanno ancora paura dello gnosticismo.
L’ontologia - la riflessione, cioè, sullo statuto dell’ente, dell’esistente - non è il divertimento preferito dagli intellettuali. Questo significa e manifesta una profonda distanza, e paura, che si ha di fronte la domanda fondamentale. Ma anche mostra una radicale libertà di fronte il pensiero della ‘creazione’.
Stiamo parlando, in fondo, della ‘libertà’.
Quando tu nomini la creatura, nella impossibilità che vive, tu nomini, come scrivi, la possibilità che è.
Quado chi pratica la filosofia nomina la ‘creatura e il mondo’, nomina i due termini che fanno della filosofia l’unica disciplina insubordinata.
La filosofia è questo: non mi basta vedere che accanto a me esiste ciò che accade. Mi domando perchè, e da dove.
Mi domando chi.
Non è un gesto obbligatorio. È un gesto libero. Intenso, ma libero da se stesso.
Proprio per questo, la filosofia interroga la libertà e la creazione.
Interroga ‘dio’ e la ‘creatura’, interroga il perchè esiste ‘un mondo’ e il suo ‘da dove’. Interroga il presente, perchè il presente è l’unica forma con cui il mondo si dà.
Non è un gesto obbligatorio, niente lo richiede. La filosofia, in questo senso, è una gratuità, da sempre.
Il pensiero, questo pensiero, però, è come un tenersi davanti allo specchio.
È resistere davanti allo specchio, mentre il mondo - ogni creazione- scorre nello specchio, come fosse una finestra: poichè ‘dio’ non lo vedi, è la creatura che la filosofia ama.
È impossibile, per la filosofia, fermare il ‘divenire della creatura’, come tu chiami e definisci il ‘mondo’.
‘L’espressione condivisa del suo presente’ è il segreto che la filosofia porta con sé e che la fa vivere. Proprio perchè la ‘filosofia’ - o questa domanda, semplice, sul perchè e da dove - vive solo grazie a questa condivisione, a questa contestazione del ‘tempo presente’, a questo pensiero del presente. Proprio per questo, per chiunque pratichi rettamente l’interrogazione filosofica, il mondo è ‘questo possibile che è’, o una meraviglia, con le sue possibilità ancora in grembo.
Non la filosofia ha la pretesa di dirigerlo. Non oggi, non mai.
Proprio perchè, come dici tu, il divenire della creatura è l’espressione condivisa anche delle sue possibilità, in questo specchio noi non vediamo solo il ‘mondo’ com’è.
Noi non vediamo il ‘mondo’ come potrebbe essere.
La filosofia vede il ‘mondo’ come ‘non è’.
E lo ama, per sempre.
Il più grande amore.
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