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    Come una dedica, o forse una lettera d’amore - A te


    C’è una certa urgenza, un luogo dove si tocca, a volte, una certa presenza senza postura.
    Un luogo dove si può scrivere in prima persona, rifiutando, per principio e per dedica, la terza persona.

    La dedica rifiuta la terza persona, per principio e statuto.
    Non so scrivere, non ho mai scritto, senza dedicare. In una certa maniera, ho sempre rifiutato la terza persona: mi disgusta.
    È questo il mio limite, la mia forza.

    La terza persona, in nessuna maniera, si espone
    (alla morte o ad una certa urgenza).

    Non lui, non voi, non noi, non soprattutto io, scriviamo.

    Solo a te è dedicato quello che scrivo.
    Se ripercorro - in questa urgenza che ci inquieta - tutto quello che ho scritto, non c’è una sola riga che io non abbia dedicato.
    La dedica, anche dove non fosse dichiarata, è talmente chiara in quello che ho scritto, che ne ho vergogna.
    La dedica rifiuta, per principio e statuto, la terza persona: non lui, non voi, non noi, non soprattutto io, scriviamo.
    Ti scrivo.
    E mentre è più facile dedicare agli amici, alle amiche e a chi muore, anche solo una riga di quello che si scrive, più difficile è scrivere e dedicare dove la seconda persona non si presenta, dove dedicare sembra una follia e un azzardo, una forzatura, un forzare la scrittura in vista dell’infinito (dove l’infinito è, precisamente, la mancanza di risposta).

    Le lettere d’amore sono, in questo senso, la declinazione precisa della dedica: senza necessaria risposta.

    In questo senso, qualsiasi parola pronunciata da Socrate, in qualsiasi maniera essa sia stata riportata, non è niente altro che un ‘da me a te’.
    È tanto banale e chiara questa evidenza, che tutta la storia della filosofia ha tentato di obliarla, di nasconderla, di non pensarla. La ‘filosofia come dedica’, proprio perchè conosce l’amore, si ‘versa e si torna’ - cioè: si dedica - senza misura, nella solitudine di un amore senza risposta.

    Ed ancora, in questo senso, siamo tu ed io a fare la tessitura della scrittura - proprio perchè senza te e me non esisterebbe dedica, non esisterebbe scrittura.
    Proprio per questo, Marcel Proust ha vissuto, una volta e per sempre, la differenza tra il tu della vita e quello della scrittura.
    Non c’è una sola riga che non abbia scritto senza ‘dedicare’.

    La filosofia si muove in questa terra di nessuno, mai chiarita. Tutte le volte che la filosofia si muove, con la sua immensa sapienza storica, per interrogare anche la scienza, sono le parole d’amore di Socrate che risuonano, dovrebbero risuonare.

    ‘A te…’

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    scritto da millepiani
    il 8.03.2007

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