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    Riascoltando - I - : introibo alla musica ‘moderna’


    Guillaume de Machaut, Giovanni da Palestrina, Orlando di Lasso, William Byrd e Claudio Monteverdi rappresentano i cinque tornanti decisivi nella costituzione della musica moderna, intendendo per ‘musica moderna’ il sistema armonico che governa il nostro ascolto. Detto banalmente, senza questi cinque autori, l’ascolto che noi abbiamo di TUTTA la musica oggi udibile, fuori e precedente il sistema prima atonale (o pan-tonale) e poi dodecafonico, sarebbe impensabile. Qualsiasi canzone oggi ascoltabile al Festival di Sanremo è valutabile, nei suoi fondamentali, attraverso le innovazioni che questi cinque autori hanno prodotto nella storia della musica.

    Non faccia specie indicare cinque nomi: stiamo parlando dell’arco di maturazione della musica che ancora oggi ascoltiamo, arco di tempo che si estende su due secoli e in cui, musicalmente parlando, le rivoluzioni si sono susseguite silenziosamente ed inconsapevolmente con una tale radicalità da far impallidire i tempi della politica, oltre quelli dell’esistenza. Tra la metà del 1300 e la metà del 1500, il passaggio dalla monofonia gregoriana alla polifonia strumentale e vocale ha totalmente stravolto non solo le ‘abitudini di ascolto’, diremmo oggi, ma soprattutto ha determinato la spinta verso la determinazione del canone dell’armonia classica.
    Il problema che mi sono posto è stato quello di riascoltare gli autori costitutivi dell’armonia classica a partire da tre fattori.

    Il primo è la persistenza sistematica dell’armonia classica nella ‘musica d’ascolto quotidiano’, cioè in qualsiasi ‘canzonetta’ possa essere ascoltata in qualsiasi luogo in cui ci spostiamo. Questa prima esigenza è nata dall’assoluta impossibilità di trovare un luogo pubblico sgombro di ‘musica’. In qualche maniera, oggi la musica ci assedia, ci insegue, ci accompagna e ci tortura in tutti i luoghi pubblici, o quasi. Piû di una volta ho cercato un bar, un pub, un luogo d’incontro pubblico dove non fosse ‘emessa’ musica. L’ho fatto in diversi paesi, non solo l’Italia, e sempre è stata un’esperienza assolutamente frustrante: ovunque io entrassi, avevo un Bach o un Bryan Eno da ascoltare, un Beatles o Charlie Parker, Chet Baker o Mozart che mi facevano da sottofondo. Se andava bene era Rino Gaetano, se no, un rap o Nyman o Reich o Glass.
    In tutti questi luoghi, non una volta ho ascoltato Alban Berg, Webern o Sciarrino, Scelsi o Boulez. Non una volta ho ascoltato nessuno di coloro i quali, per scelta o involontariamente, si erano posti fuori da questo dispositivo, quello dell’armonia classica. In questo, devo confessare, mi ha posto non pochi problemi il jazz, in particolare quello che, dopo la svolta ‘free’, si è collocato in un territorio assolutamente incomprensibile musicalmente. Ma ci ritornerò.

    Il secondo motivo è una radicale, profonda disaffezione che aveva colpito il mio ascolto della musica ‘classica’ - o come la si voglia chiamare. In particolare, la necessità di uscire fuori dal ‘dominio’ dell’interpretazione. La faccio breve: l’assoluta necessità di ascoltare il corpus della musica ‘classica’ fuori dal disposito che da Toscanini in poi ha letteralmente schiacciato, grazie alla possibilità di registrare le esecuzioni, il corpus compositivo della musica che io amo. Non so chi abbia mai ascoltato una discussione fra due o più amanti o esecutori della musica ‘colta’. Per quanto mi riguarda, e partecipandone pienamente, credo si sia arrivati a livelli di assoluto barocchismo. Per descrivere il piano della discussione, non ho alcun problema a usare lo stilema di ‘necrofilia’, che più volte ha fatto ribaltare la tavola alla quale ero seduto, tale è la verità della definizione e la reazione non verbale di chi l’ha ascoltata.
    Se questo è il piano su cui si muove anche l’ascolto della musica ‘colta’ - quello della conoscenza, non sempre dell’ascolto, delle varie interpretazioni - è proprio questo piano ad avermi prodotto una sorta di ‘acetone’, di corto circuito per eccesso di troppo ascolto. Quello che vorrei qui sottolineare, è che questo eccesso di ‘ascolto’, di valutazione secondo l’interpretazione, anch’esso, non tocca praticamente quasi mai i brani che si collocano fuori dall’armonia classica - salvo rarissimi casi, eccezionali, come quello del mio amico Mario M., la cui sapienza e sensibilità, oltre che conoscenza, gli permette di potere disquisire anche su questo, come nessuno che conosco sappia fare.
    In questo senso, riprendere in mano, meglio detto: ‘in orecchio’, i padri della monofonia, dell’armonia e del contrappunto mi ha liberato da questo sentimento di necrofilia che dovrebbe assalire tutti gli ascoltatori contemporanei di musica ‘classica’.

    In ultimo, il terzo motivo per cui ho ripreso ‘in orecchio’ questi autori, e non solo questi, è per una necessità assoluta e personale di leggere il presente da lontano. Non potrei scrivere nè leggere nulla senza questa urgenza assoluta che mi abita, quella del presente. Ma, nello stesso tempo, questa urgenza si è venuta a scontrare con un presente che non ha alcuna voglia di pensarsi, riascoltando le sue origini. Venendo, come dico sempre, dalla politica e non dagli studi, non tanto la mia voce era mozzata, quanto il mio ascolto. Mozzati perchè impedito di pensare il mio luogo.
    Lo voglio dire chiaramente: impedito di pensarli dentro la filosofia, che è quello che, in fondo, so fare meglio, venendo dalla politica.
    Non ho mai pensato che la filosofia si risolva in ‘…un’etica’. Se lo avessi fatto, non sarei stato il primo. Comunque, non sarei stato il primo. Mi ha solo infastidito, in questi anni - tanto da ridurmi, con alcuni, al silenzio - che ognuno ’si sia fatto la propria etica’, come ‘il proprio ascolto’, ‘la propria interpretazione di riferimento’, ‘il proprio interprete preferito’, il ‘proprio maestro fondamentale’, o, forse, l’unica vita possibile.
    Avendo cercato di non separare il mio ascolto da come attraversavo ‘filosofia’, mi sono sentito ‘in piacere’ di tornare ai ‘padri’, senza trovare madri. Ma questo è davvero un altro discorso.

    Chi ne avrà voglia, i posts saranno sempre preceduti da un ‘Riascoltando’. E, sempre, sotto la categoria ‘un ascolto’.
    Per me certamente nuovo.

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    scritto da millepiani
    il 2.03.2007

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