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La consulenza filosofica e l’esposizione della bio-grafia all’in-comune (2)
In questa maniera, scrivendone così, so di violare la quasi totalità delle 5 regole che, dopo un’esperienza quasi ventennale, la ‘Compagnia di ognuno’ è riuscita a fare passare nella pratica dell’analisi filosofica ad orientamento filosofico. (Lo Russo, “Pratiche filosofiche e cura di sè”- B. Mondadori, 2006). Ma la necessità di ‘decostruire’, nel momento in cui la sporgenza in pubblico si fa più incalzante e scelta, decide non solo della scrittura, ma soprattutto dell’interrogazione. Decide di ciò che si scrive in pubblico. Di ciò che, in pubblico, si è deciso di mostrare.
La divaricazione senza esclusione che è maturata in questi anni in Italia, nella recezione della pratica della consulenza filosofica, riguarda, precisamente, il prima e non lo statuto. Di cosa si tratta? Esiste una ‘consulenza filosofica’ che non reinvia ad una pratica della cura di sè, anche se supportata dal reinvio ad una lunghissima tradizione di esercizi d’interrogazione del sè. Questa ‘pratica della consulenza filosofica’, rivendica uno statuto autonomo, sganciato da questa tradizione di lento, lungo esercizio di interrogazione del sè, e vuole darsi nella sua ‘forza e presenza’. Nella sua incalzante incidenza sul presente, nella sua capacità d’incrocio con le necessità, le opportunità che le istituzioni offrono. Essa rivendica una non coincidenza con la ‘cura di sè’. Semplicemente, essa smarca la sua presenza dalle ‘pratiche di cura di sè’ che, invece, l’ ‘analisi biografica a orientamento filosofico’ ritiene fondamentali. In questa ‘differenza’, non solo la ‘consulenza filosofica’ si diversifica, ma, soprattutto,
la ‘consulenza filosofica’ comincia a declinarsi in maniera differente. Assunto che entrambe non hanno e non vogliono avere un indirizzo terapeutico, e che si smarcano dalla terapia analitica di qualsiasi indirizzo, la prima è ben differente dalla seconda. La prima, la ‘consulenza filosofica’, ritiene di poter agire, operativamente, rivendicando uno statuto di ‘pratica filosofica pura’ - cioè senza mediazioni, - che la seconda, invece, non rivendica. La ‘consulenza filosofica’ ritiene di essere sganciata da qualsiasi intenzionalità pragmatica, ritiene di potersi dire una ‘pratica che non è teoria’ (rinvio, assolutamente, a ‘Pratiche filosofiche e cura di sè’ e all’intervento di Neri Pollastri). Meglio detto, e in termini tecnici: la consulenza filosofica che analizza Neri Pollastri, rivendica uno statuto specifico della ‘consulenza filosofica’ che taglia trasversalmente la storia della filosofia. Essa non ha bisogno di nessun reinvio a pratiche maturate all’interno della tradizione filosofica, ne rilegge, paradossalmente, le persistenze, le rilancia, le reinterpreta, non se ne fa ‘fuoco’. Non è un caso (forse è un caso?) che mai vengano citati, in nota, i ‘classici’. (Domanda da ‘accademico’? No, non credo…)
Lo so: tutto banale. Ma la ‘resa banale’ delle metodologie aiuta a comprendere. Rivendicare uno statuto ‘puro’ della consulenza filosofica è, insieme, il più grande scarto e la più grande debolezza rispetto tutta la tradizione. (Mi rifiuto di contestare il richiamo a Carlo Sini e alla sua ultima ricerca. Per lo meno qui.).
Dunque, questo il primo modello: una ‘consulenza filosofica’ che pretende rileggere le forme della tradizione, ritiene potersene distansiarsene, ne declina le innovazioni senza confronto con il portato della tradizione. Direi, nella mia lingua: ritiene poter eseguire la sesta di Beethoven come per la prima volta. Non esistono registrazioni precedenti, non esistono nè applausi o fischi; esiste un altro contesto. Ma l’orchestra che esegue, qual è?
(ritorna e segue)
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Un commento a “La consulenza filosofica e l’esposizione della bio-grafia all’in-comune (2)”
Commenti





Scusa, ma le tue riflessioni non sono chiare. Nella mia concezione la consulenza filosofica non ritiene né di rileggere, né di distanziarsi dalle forme della tradizione; ritiene solo di poter fare filosofia a partire dai problemi quotidiani dei non filosofi, diversamente dalla filosofia tradizionalmente intesa. Lo statuto della consulenza filosofica è quello della filosofia, né più, né meno. E l’assenza di citazioni dei classici è dovuta al fatto che o si citano tutti (almeno i principali), oppure non si fa più “filosofia”, bensì “una” filosofia. E questo andrebbe evitato, a livello di riflessione epistemologica.
Neri