Napolitano sulla tomba di Nagy
da ‘Repubblica on-line’ - up-load foto e articolo (segue commento)
A Budapest l’omaggio ai martiri della rivoluzione antisovietica del 1956, repressa nel sangue dall’Armata Rossa. Il presidente italiano ammise di avere sbagliato all’epoca dei fatti ad approvare l’intervento sovietico definendo la protesta popolare “controrivoluzionaria”.
BUDAPEST- ll primo atto della visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Budapest per il cinquantesimo anniversario dalla rivolta, è stato l’omaggio commosso e solenne ai martiri della rivoluzione antisovietica del 1956, repressa nel sangue dall’Armata Rossa.
Il capo dello Stato ha deposto una corona di fiori al monumento ai martiri e un mazzo di fiori sulla tomba di Imre Nagy, il primo ministro ungherese che nel 1956 fu deposto, imprigionato, impiccato due anni dopo e le cui spoglie fino agli anni ‘80 erano poste in una tomba anonima, che non poteva essere visitata.
[…] Il gesto significativo del presidente ha, così, portato a compimento il processo di autocritica sui “fatti del 1956″. Il processo ebbe inizio oltre vent’anni fa, quando Giorgio Napolitano ammise che Antonio Giolitti aveva avuto ragione nel criticare l’intervento sovietico in Ungheria. In un messaggio di un mese fa a Taburrano il capo dello Stato ha, inoltre, affermato che “Pietro Nenni aveva ragione” sui fatti di allora.
Il leader socialista era stato duramente attaccato nel 1956, insieme a Giolitti, quando Napolitano, giovane funzionario del Pci, si era schierato a sostegno delle tesi di Palmiro Togliatti, favorevole all’intervento deciso da Krusciov. In quei mesi del 1956, all’ottavo congresso del Pci fu proprio di Antonio Giolitti l’unico discorso di dissenso a Togliatti.
Napolitano ha ricordato con sincero rimorso di aver, in quell’occasione, preso la parola duramente contro di lui, sviluppando le tesi di Togliatti e ha affermato di conservare un ricordo tormentato di
quell’episodio, che lo ha condotto negli anni Ottanta a chiedere pubblicamente scusa a Giolitti.
Appena eletto presidente della Repubblica, è, infatti, andato a trovare il vecchio Giolitti, ormai noventenne, per rinnovargli la sua amicizia. E con lo stesso sentimento ha deciso di recarsi a Budapest nel cinquantesimo anno dalla rivolta, la cui ricorrenza cade il mese prossimo, per portare il suo omaggio alla tomba di Nagy.
(da sinistra in alto a destra in basso: Napolitano funzionario del PCI, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi (a destra) insieme ad Antonio Giolitti, Palmiro Togliatti: tanto per capirci e vedere in faccia di chi si parla)
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5 Commenti a “Napolitano sulla tomba di Nagy”
Commenti





Prodi ha incontrato Kissinger, uno che dovrebbe portare corone di fiori un pò dovunque in giro per il mondo e chiedere perdono più del papa.
e questo che vuole dire?
Non c’entra nulla.
Quante persone sotto i 50 sanno chi sia Pietro Nenni o Antonio Giolitti?
Perchè il Presidente Napolitano non c’andava in visita privata?
È lui o gli italiani che lui rappresenta che devono dire: “Nenni aveva ragione?’ e deporre i fiori sulla tomba di Nagy?
Allora, perchè non va a deporre i fiori sulla tomba di Di Vittorio, che c’ha perso la salute tentando di fare capire a tutto il gruppo dirigente del PCI la sciocchezza che stavano dicendo?
Ma ti rendi conto che stiamo parlando di archeologia???
Credo che il PCI abbia sbagliato nel 56. E’ giusto che Napolitano faccia un gesto riparatore. Certo, fa impressione vedere che si pretende l’autocritica a cinquanta anni di distanza a Napolitano e nessuno abbia da dire nulla su Fini che, ieri, parla di aspetti positivi del colonialismo fascista.
C’entra o non c’entra?
Renzo, non c’entra nulla.
Napolitano l’autocritica la fa da sè.
Ribadisco: perchè non ha fatto un viaggio privato……????????
Se Napolitano avesse reso omaggio alla memoria di Nagy, in veste privata, la notizia non sarebbe stata egualmente clamorosa. Ben poche persone quindi, si sarebbero rese conto che abbiamo un Presidente ex-comunista, così moderno e “liberale” da fare pubblica ammenda degli errori madornali commessi dal suo partito 50 anni fa. Voglio dire che è stata l’ennesima operazione di marketing politico, ad uso e consumo “interno”.
Per quanto apprezzi il mea culpa di Napolitano. Un po’ tardivo semmai…
L.