L’ascolto del sabato: “Mache dich, mein Herze, rein […]” di J. S. Bach
Da questo sabato, inauguro una sezione di ascolto comparato di musica classica. Ogni sabato troverete un intervento di analisi di un pezzo - minuto! - che sarà analizzato seguendo le differenti interpretazioni, quelle che ritengo le più rilevanti.
Di ogni brano, troverete l’estratto fonico: l’ascolto è preliminare alla lettura delle cose che andrò scrivendo.
Gradite sono anche le segnalazioni e le richieste. Non mi chiedete di analizzare la Quinta di Beethoven…, ma brani o movimenti, lieder, arie d’opera.
Altrimenti diventa assolutamente impossibile scrivere qualcosa.
Sono assolutamente richiesti i commenti - mi aiuterebbero molto. (ricordatevi che la prima volta vi rifiuterà il commento, chiedendo di ridigitare il termine. È una precauzione in più contro gli scocciatori…).
Non chiedo commenti tecnici, ma: mi piace di più questo perchè…
Comincio con ‘Mache dich, mein Herze, rein [..]” dalla ‘Passione di Matteo’ di J. S. Bach, BWV 244, e di cui ho dato un assaggio qualche post fa.
Il pezzo è importante perchè costituisce all’interno della ‘Passione di Matteo’ un esempio di come Bach pensa la compresenza di sezione vocale e sezione orchestrale. In più, proprio per il testo, non è semplicemente un ‘testo con orchestra’, ma ben di più.
Koopmann, Harnoncourt e Richter ci accompagneranno.
Due precauzioni: come per questo brano, stiamo parlando di grandi esecutori. E quello che scriverò, anche fosse critico, non toglie minimamente nulla alla loro grandezza.
Seconda precauzione: di solito io ascolto prima i brani, poi leggo, e poi li riascolto. (Gli estratti appariranno solo nella home page e non nel proseguo del post. Consiglio: per leggere le cose che scrivo e continuare ad ascoltare o cambiare l’interpretazione, aprite un altro tag o un’altra pagina).
Lo consiglio.
Ecco gli estratti musicali.
Koopmann
Harnoncourt
Richter
Dopo l’ascolto,
Interpretazione Koopmann
“Passione secondo San Giovanni e Passione secondo San Matteo;
Guy de Mey, P.Kooy, B.Schlick, K.Wessel, G.Turk, C.Pregardien, K.Mertens;
The Amsterdam Baroque orchestra; Ton Koopman
Dalla prima battuta si capisce che è il legato il tratto fondamentale della sua interpretazione. Non c’è interruzione o scarto. L’entrata vocale è leggerissima, come una preghiera - come lo è. La tenuta di tutta la lettura è buona. Il continuo, invece che essere relegato a sottofondo, svolge l’azione di raccolta e raccordo di tutta l’interpretazione. Non ci sono scarti dinamici, tutto è come sospeso, come in attesa, insieme molto dolce e condannato. Tutte le riprese dell’aria non differiscono tra loro. C’è forse una scarsa attenzione alla pronunzia, come se non servisse, e servisse di più l’attenzione alle modulazioni melodiche della parte vocale. Ma questo è in linea con l’idea dell’interpretazione, che legge tutta l’aria come un blocco unico dove nessuna parte sopravanza le altre. Si capisce come l’esecuzione su strumenti d’epoca segni l’intepretazione: non esiste una dinamicità interna, nè scale sonore, e la parte vocale non può che adeguarsi a questa necessità. Siamo nella fase di fuoriuscita dalle letture ‘magniloquenti’ di Bach, eseguite con orchestre ‘moderne’, senza essere ancora entrati nella fase di reinterpretazione e rilettura dell’utilizzo degli strumenti originali nell’esecuzione della musica ‘barocca’. Con Bach, questa fase di passaggio, di transito, offre insoddisfazioni palpabili, senza che questo implichi giudizi negativi
Interpretazione Harnoncourt
Bach - Matthäus-Passion
Prégardien, Goerne, C. Schäfer, Röschmann, Fink, von Magnus, Schade, M. Schäfer, Henschel, Widmer,
Concentus Musicus Wien, Harnoncourt (Teldec 2001)
Esattamente il contrario di Koopmann. Eseguita con gli strumenti d’epoca anch’essa, questa lettura fa della diversificazione e della dinamicità dell’esecuzione il suo tratto distintivo. Un accelerazione lieve stravolge in modo radicale l’esecuzione. Come una spinta - mossa dalla parte vocale - tutto si muove con una plurivocità d’esecuzione, con cadenze ed accenti sia orchestrali che vocali molto sottolineate. La parte vocale è scioltissima, quasi superficiale se non fosse accompagnata da una precisione d’esecuizione orchestrale davvero importante. Ma tutto si svolge come se non si trattasse di un’attesa, ma come si trattasse di far terminare al più presto questa sospensione. C’è un’ottima dinamicità interna all’orchestra, forse un po’ sopravanzata dall’invadenza della voce, un po’ troppo sopra gli strumenti. In linea generale, un’interpretazione che si segnala per la linpidità orchestrale e la perizia di direzione. Ancora una progressione verso un’utilizzazione consapevole degli strumenti originali.
Interpretazione Richter
Bach - Passione secondo Matteo
Dietrich Fischer-Dieskau, Matti Salminen, Edith Mathis, and Peter Schreier
Munchener Bach-Orchester, Karl Richter (1963)
Ttutto si muove con grande forza. Tutte le scale sonore, le linee melodiche, le pulsioni ritmiche sono esposte con chiarezza sin dall’introibo. L’entrata vocale è eccezionale: insieme dolcissima e ferma, in grande dialogo con il crescendo, il pieno dell’orchestra, voce chiarissima, articolata, forte e tagliente, con uno spettro melodico impressionante, una potenza interna che spinge sia verso i bassi che gli alti, senza mai eccedere. Tutta l’articolazione orchestra è tesa all’accentuazione dei piano e dei forti attraverso gli interventi delle sezioni, con la capacità di giocare internamente alla partitura, per diversificarla, e mai attraverso un’eccesso di suono. Il contrasto tra la voce e gli oboi, nella seconda parte, è eccezionale: tanto la prima si fa profonda, quanto i secondi articolano gli alti in contro-altare.
Le riprese dell’aria sono sempre più piene, come in un crescendo di intensità: tanto ripeto questa preghiera, tanto accorata è la mia voce e la voce dell’orchestra, tanto tutto si diversifica, articola. Nemmeno per un momento vengono meno i piani e i forti e la scioltezza estrema dell’esecuzione. Che avviene su strumenti contemporanei. Con un’orchestra moderna. E questo nulla toglie all’idea dell’interpretazione: la voce deve dialogare, diversificarsi grazie all’orchestra. Tanto più è articolata la parte vocale, tanto più l’idea di lettura della parte orchestrale deve adeguarsi a questa diversificazione, sottolineandola per contrasto. Per questo, e per moltri altri motivi, l’interpretazione di Richter rimane insuperata, apradossalmente avvicinandosi alla terza ondata di interpretazione della musica barocca, quella che proprio sulle masse sonore costruisce l’intensità, la diversificazione e la potenza delle sue interpretazioni (Europa Galante, Giardino armonico et alii…). Memorabile.
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