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    Lettere dai bar del ‘Vaticano’



    Ho scritto una lettera all’autore di questo ‘corsivo’ sul discorso di Ratisbona. Ma non sono riuscito a prenderlo sul serio e la lettera mi è venuta male. Stamane, dopo la lettura della mia, un ‘esperto’ di cose vaticane ha fatto conto di riscrivermela. E gli è venuta bene. Non so se la inoltrerà, penso di no; e proprio per questo la pubblico qui.

    “Gentile professore,

    Personalmente non frequento i bar. Faccia comunque conto che io sia un
    uomo da bar, magari con la voce impastata da troppe birre messina, se
    preferisce.

    Il discorso di Ratisbona è una “lectio magistralis”, dunque. Le pongo
    una domanda: il Papa è infallibile anche quando pronuncia una
    “lectio”, oppure in quel caso è, eventualmente, “fallibile”? Se il
    Papa afferma che piove quando splende il sole, è fallibile o no?


    Diamo comunque per scontato che io e la schiera degli uomini da bar
    abbiamo frainteso o non inteso affatto quanto il Papa desiderava
    affermare a Ratisbona. Benissimo. Però, e credo che lei lo sappia
    bene, un testo è leggibile sia nel suo insieme sia come una serie di
    affermazioni. I “cola”, avrebbe detto un retore dell’antichità.
    Lettura riduzionista o lettura olistica?
    Attorno a cosa ruota la tesi dell’elleno-cristianesimo: sulla minaccia
    di Maometto o su una sua autonoma visione e capacità di essere “presso
    tutti” (etimologicamente, cattolica, cioè), e proprio in forza di quel
    rilievo, assai più pertinente alla tesi, del ricorso alla ragione?
    Osservo solo di sfuggita che, oggi, fondare quel tipo di distinzione
    filosofico teologica, proprio a partire da una affermazione degna del
    controverso scontro di civiltà, vuol dire dargli (involontariamente?)
    fiato. Perchè non fondarla soltanto sul punto dottrinale, e quindi
    sulla peraltro richiamata differenza e distanza di dio nelle due
    religioni? Era tanto difficile?

    Se posso esprimere il mio parere, quindi, la “lectio magistralis”
    presenta una vistosa anomalia: per sostenere la tesi che si prefiggeva
    di dimostrare non era affatto necessario ricorrere alla famigerata
    citazione dell’Imperatore Manuele II°.

    Non aver considerato (o, peggio, averlo fatto ed averne ignorato le
    possibili conseguenze) che nell’economia complessiva del testo i passi
    di un fantomatico dialogo di molti secoli fa, avrebbero potuto
    scatenare la (ovviamente strumentale, esasperata e permalosa) reazione
    di grandissima parte del mondo islamico, vuol dire commettere un
    errore (???) di comunicazione molto molto grave. Dilettantesco, direi.
    Per carità, non è di certo mio compito dire come la Santa Sede debba
    scrivere i propri discorsi: la libertà di parola vale anche per il
    Papa.
    Resta il fatto che lo scivolone è evidentissimo.
    Ma se di ciò non si trattasse, se il contenuto intero della “lectio
    magistralis” fosse stato soppesato in tutte le sue sfumature ed i
    possibili effetti, allora sarebbe non un semplice erroe di
    comunicazione, ma una gravissima responsabilità, della quale la Santa
    Sede porterebbe il peso per sempre.”

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    scritto da millepiani
    il 20.09.2006

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