La presenza della memoria, la potenza della ‘rivoluzione’, la forza della ‘pazienza’ - a Gianfranco, per il suo venticinquesimo compleanno
Come tu sai,
le lettere ‘d’amore’ io le scrivo su carta. E non faccio che ‘trascrivere’, qui come altrove, quello che scrivo, due, tre, dieci, cento volte, perchè divenga carta - per quale uso possibile non importa - per chi frequenta i cunicoli che ho cercato, scavato, costruito, conservato e ricordato.
Certo, è vero, la loro mappa io la conservo e la porto con me.
E non la dichiaro.
Tutte le ‘mappe’ che inondano la nostra vita, le GoogleMap di ogni esistenza, quelle che ci permettono di sapere dove abbiamo posteggiato la nostra autovettura, che ci possono seguire, in diretta, nei nostri spostamenti, tutte queste mappe, quelle che seguono il nostro corpo, che possono ‘marcarci’, ogni volta, che possono ‘dire’ quali ‘confini’ traversiamo, tutte queste mappe, come tutte le ‘mappe’ per sapere coloro i/le quali ci leggono, in questi anni, io sto tentando di attraversarle, conoscerle.
Esistono mappe ‘locali’, quelle che noi, anche involontariamente, costruiamo, tessiamo anche nella solitudine delle scritture, e che poi servono a ‘mettere finalmente in circolo’ noi, la nostra scrittura, la nostra forza, la nostra presenza e violenza, il nostro ‘imporci’.
Io non ti scrivo da nessuno di questi luoghi, che entrambi conosciamo e sappiamo decostruire.
Scrivere in pubblico assume un senso che sempre travalica la destinazione, la dedica ‘privata’, e assume, si assume una responsabilità più grande di quella che ‘ci vorrebbe dire’.
Ma io, insieme, non ti so scrivere ’solo in pubblico’, nè ’solo per noi’, ‘per te’.
Come la forza della necessaria memoria acuminata che mi assumo, mi impedisce di ’scrivere solo a te’, così la ‘violenza’ che faccio fatica a celare, mi impone di scrivere ‘per tutti’, non solo a chi ‘mi sta accanto’.
E tanto forte è questa vicinanza, tanto violenta è la mia ‘parola’; tanto intensa è la memoria che porto con me e nella mia scrittura mostro, tanto tenera è la presenza, ‘accanto’, e che attraverso.
Come sai,
io vivo in questro ‘fra-mezzo’, in questa lacerazione che, non sapendo decidersi, non potendolo, è già decisa per la ‘testimonianza’ e la parola ‘poetica’, per la ‘pazienza’ che le attiene, che ha costruito, per il tempo per cui lavora, per un’urgenza massima che la abita, e che, proprio per la sua attesa, non tollera ritardi, incertezze, ambiguità, nascondimenti. Non tollera silenzi.
Io vivo ‘in questo tempo di mezzo’, che non amo, non ho voluto, che combatto, che odio, come mai avrei creduto, che non mi attiene.
Io lo vivo con ‘l’ascolto’, come sai, proteso verso quello che mi supera, che mi cancella - e lo cerco, con tutte le mie forze, lo cerco sempre questo ‘ascolto’.
Se io vivo ‘in questo tempo di mezzo’, evidentemente, io ho scritto sempre in questo bordo che definisce questa ‘regione’ della filosofia. Il silenzio, la paura, l’assenza, l’afasia definisce, invece, coloro i quali, le quali hanno attraversato, o si sono rifiutati/e di farlo.
Di attraversarlo.
Ovviamente, io ne ricordo i nomi e le dichiarazioni. In questo senso, e solo in questo senso, la mia violenza, inutile, può essere interpretata e ricostruita.
E sempre in questo senso, e solo in questo senso, la forza che io riconosco a te e a a chi ti accompagna può avere un senso.
Ho sempre pensato che la ‘radicalità’ delle dichiarazioni non attenesse alla forza della gioventù, quanto piuttosto alla ‘forza’ della filosofia.
Non è stato così.
La presenza, la potenza e la forza della ‘Russia’, la sua disumanità che ‘guarda’ l’umano, da noi ‘russi ovunque’ - e tu pure-, la sua ‘verità’, la sua tenerezza e semplicità, ti ritorni, da ‘noi’, da ‘me’, come un ‘dono’, in ogni luogo tu sia. Tu che ‘l’hai vista’. Sempre ritorni a te.
Gianfranco, amico mio, con la più grande forza, la mia, ti auguro il tuo migliore compleanno. Davvero.
E tanto mi fa sorridere la forza che sta, con te, a riposo a Messina, che non posso che aspettarti oltre lo ’stretto’.
Buon Compleanno!
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