‘Genova 2001-06′: stato dei luoghi
I pochi lettori e chi scrive su questo blog, diversi amici, tutti maschi, penso abbiano seguito la progressione d’impegno che la ‘questione di Genova’ ha significato per me e per il blog. Due sono stati i riferimenti ‘esterni’ al blog.
Innanzitutto Kinobit, in secondo luogo l’intervento di Ivan in Vibrisse.
Non c’è stato nessun intervento interno al blog che abbia ripreso lo sforzo di ricostruzione su ‘Genova’.
Nè di ricostruzione, nè di ripresa, nè a livello testimoniale, nè a livello di intervento politico e di scrittura.
Lo chiamerei così: un dato di fatto, evidente, documentabile, patente.
Non uno ha messo le mani sulla tastiera per scrivere anche solo un rigo di contestazione, di appoggio, di aiuto. Per non dire che tutti gli appelli e le buone proposizioni per recuperare materiale sono, pressocchè, cadute nel vuoto, fatto salvo il recupero del cd prodotto a Pisa e che Gianfranco ha ripreso, senza fare un minimo di scheda di presentazione che sforasse le telefonate, e si proponesse come ‘testo’ sul blog. Salvo volermelo mandare per ftp.
Per non dire che pressocchè nessuno tra quelli che scrivono in questo blog ha visionato un solo video, dico ‘uno solo’, o per difficoltà tecniche, o per scelta volontaria.
Figuriamoci scrivere anche solo due righe.
Ne prendo atto e ne traggo, però, alcune conseguenze di carattere politico. E pubbliche. Visto che il ‘privato’ diventa ancora peggiore.
Innanzitutto: chi scrive su ‘millepiani’, almeno pubblicamente, non ritiene di dovere intervenire su Genova a distanza di cinque anni.
È un dato di fatto.
Ci sono state, privatamente, dichiarazioni d’intenti che non si sono tradotte nemmeno in una sola sillaba pubblica. La politica è una sfera pubblica. Come la scrittura su un blog. Il resto conta molto difficilmente. E molto poco.
Ne deduco, e lo faccio da filosofo [cioè a dire: la deduzione so cosa sia], che la cosa è distante dalla sensibilità di chi scrive in questo blog.
Secondo, per quanto mi riguarda: interrompo per il momento la ricostruzione video di ‘Genova 2001′, anche se lo riprenderò quanto prima - credo a settembre. Me ne riservo, inoltre, non solo un’altra utilizzazione, ma anche un’altra ‘potenza’.
Mario, da Jena, ha, come sempre, perfettamente capito la logica interna che muoveva la mia operazione. Non posso che ringraziarlo perchè, ancora una volta, parlando con lui, capisco meglio quello che faccio io. Ma anche lui non ha scritto un solo rigo pubblico su Genova. E non è un rimprovero. È una constatazione.
A distanza di cinque anni, nessuno di coloro i quali scrivono su questo blog, ha scritto un solo rigo e una sola sillaba per pensare ‘Genova’.
Terzo: la ricostruzione ‘video’ degli eventi di ‘Genova 2001′ può essere interpretata come una ricostruzione ’storico-filologica’. Ma, al contrario, essa costituisce il tentativo di dimostrare, in maniera documentaria, che quello che è accaduto a Genova, per ricostruire, definitivamente, e proiettando nel futuro questa urgenza, che quel ‘dispositivo di comando e di intervento’ che ha guidato l’azione delle forze dell’ordine manifesta la pulsione interna del ‘potere’ [nel senso di Elias Canetti]-. Quello che non si capisce, o si fa finta di dimenticare, è che più gli anni passano, più difficile diventa la ricostruzione della catena di comando, operativa ed effettiva, che ha determinato quelle tre giornate e anche altre.
E, dunque, dopo, diventa assolutamente impossibile ricostruire la logica che la innerva.
La ‘ricostruzione video’, in questo senso, e costruita secondo il metodo dichiarato in ‘Memoria e metodo‘, è la verifica, contestabile sia nel metodo che passo dopo passo, ma ‘certa e dichiarata’, della conseguenza della ‘catena di comando’ che innerva e struttura l’identità del potere [sempre nell’accezione di Elias Canetti].
Mai, in nessun caso, questa operazione di ‘decostruizione’ è stata pensata da me come una ’semplice memoria’, una rivendicazione ‘facile’. Al contrario, come ho scritto più volte, ricostruire ‘attimo dopo attimo’, significa decostruire, in ‘video-vitro’, il dispositivo d’azione del potere. A me non interessa nessuna apologia. Lavoro su altri fronti, che sono certo meno facili.
In ultimo: sotto questo aspetto, sono assolutamente convinto di una ‘incapacità’ strutturale di ogni operazione individuale. Per questo, E SOLO PER QUESTO, mi sono permesso di fare questa operazione ‘in pubblico’. Confidando, almeno, nella capacità di ‘intervento’ di chi su ‘millepiani’ ci scrive.
In questo senso, devo dire che mi sono sbagliato, e che, invece, avrei dovuto pensare diversamente quello che sto facendo.
E questo, appunto, per un dato di fatto. Tangibile oggi.
Dato di fatto che traversa le generazioni e le sensibilità che scrivono su ‘millepiani’.
La memoria, la critica, la sovversione, le sconfitte e i silenzi, le fatiche, traversano, silenziosamente e nascoste, le esistenze. A volte più evidenti. In alcuni passaggi. A volte silenziose, nascoste e taciute.
Girare pagina significa seppellire i silenzi, tutti i silenzi.
I nostri ‘dottor Sonne’, proprio per averli conosciuti, li lasciamo a casa. E scriviamo quello che ci dicono. Sempre, per quanto possiamo, ‘in-comune’.
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