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‘Genova 2001-06′: Intermezzo - la memoria
[COMMENTO]
A S., e ai suoi giocattoli
La memoria è una scelta condivisa, che decide e separa, ma rende comune quello che si è vissuto da soli o insieme. La memoria non è un movimento che vive di vita propria, nè un gesto che può vivere isolatamente. Anche se può, la memoria cerca la sua conferma, la sua condivisione.
Chi ‘ricorda’, ricorda insieme, in-comune, oppure ricorda con rabbia. Da solo, nell’incomprensione.
Tutto il novecento ha offerto grandi esempi di memoria ‘rabbiosa’, ‘feroce’ per la sua solitudine. E, nello stesso tempo, il novecento ha offerto i più grandi esempi di memoria vissuta in comune, costruiti pezzo dopo pezzo: si chiama ‘memoria collettiva’ (Marcel Proust)
Questo silenzio quasi assordante - di fronte ‘Genova’ - non fa che confermare la necessità della ferocia della memoria. Quella che ‘ricorda tutto’, i nomi, i fatti, gli eventi, gli ‘oggetti’, che ricostruisce, che tiene a mente chi tace e chi sceglie di nascondersi, chi ‘non ha tempo’, chi ha perso il ’suo tempo’, chi ha mancato il ’suo momento’ e chi l’ha vissuto ‘una volta’, e ‘due volte’ non gli interessa più, chi si distrae e per un attimo non ricorda.
La memoria gioca sporco, scambiando le carte tra quello che ‘ci’ accade e ‘quello che accade’. E che si ricorderà.
Fanno male ‘quelli che credono di avere vissuto in comune’, a credersi, loro e la loro memoria, la memoria che rimane, senza oggetti e senza immagini.
E, insieme, fa male chi crede che la memoria sia ‘a corrente alternata’, che si possa, per un attimo, dimenticare, mettere da parte.
La forza della memoria, ferocemente, cancella quello che non abbiamo saputo costruire e ricordare ‘in-comune’, sempre, e, insieme, silenziosamente, sorride tutte le volte che, per caso e per scelta, quello a cui ‘teniamo’ muore.
Genova, per noi, è la memoria che hanno gettato via.
Genova, per noi, vive, di nuovo, proprio per questo.
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