12.07.2006
A Renzo, “scodinzolando”
Caro Renzo,
la notte della finale ero a Jena, davanti a uno schermo gigante allestito dietro lo Johannistor, una delle porte della città antica sopravvissute, dapprima, al bombardamento alleato e, successivamente, agli abbattimenti del residuo centro storico operati durante la DDR per fare posto a una altissima torre destinata a ospitare l`Università. Ero lì, vicino a tanti italiani, e mi capitava talvolta di bestemmiare ad alta voce per gli errori in campo; quando, però, durante il secondo tempo,mi sono potuto sedere una fila avanti, un amico, cattolico, mi ha indicato un ragazzo alla mia destra. Poteva avere vent`anni, con la maglietta dell`Italia, teneva a mani giunte un piccolo crocifisso, dorato, con un riflesso bruno, e lo baciava in ogni momento di difficoltà, in ogni frangente in cui si stava patendo. Questo ragazzo era aggrappato al crocifisso per una partita di pallone.
Ebbene, la cosa mi ha talmente sbalordito e impietosito, che ho cercato di non bestemmiare più, per non fargli del male. Di ragioni, per bestemmiare, ce ne erano tante e, probabilmente, il nipote dello zio avrebbe aggiunto anche questa visione. Ma in fondo ho sbagliato. Tanto pio, non mi stava neanche a sentire. Era come in trance. Probabilmente, con le mie bestemmie importunavo maggiormente quei cattolici della domenica, per i quali si è cattolici, ma non si fa sempre quello che dice il papa, e, per cominciare, si va a letto con la fidanzata prima del matrimonio. Perché…comunque…in ogni caso…una cosa è la chiesa, un`altra il Vangelo…ecc.ecc.ecc. Il mio amico ripeteva, per altro,che il Papa si era appena pronunciato contro la commistione di calcio e religione, sostenendo che Dio non aveva a che fare con il pallone… Ma, in fondo, perché il Padreterno dovrebbe interessarsi alle lotte, ai conflitti e finanche alle guerre, ma non alla loro sublimazione (che, per altro, a giudicare da domenica, ma lo si sapeva già, non sempre riesce con tutti i crismi?).
Quando ho raccontato l`episodio ad alcuni amici e conoscenti tedeschi, c`è stato chi si è meravigliato solo quando ho fatto presente di non averlo visto in televisione, ma veramente a mezzo metro da me. Prima di sapere questo particolare, questo conoscente dava la cosa per scontata. Singolare rivelazione: televisione e stereotipo si sostengono a vicenda. Del resto, per i tedeschi,credere che tutti gli italiani siano cattolici ferventi è innanzitutto un problema di identità: se ciò non rispondesse al vero, perderebbero una delle ragioni per essere tedeschi, e già non ce ne son molte. Non l`uomo, disse una sera a cena Rehberg, ma il tedesco era, in fondo, l`essere carente vagheggiato da Gehlen.
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