3.07.2006
Feria d’agosto
A Cesare P.
Caro Renzo,
è caldo, e difficilmente la scrittura incrocia, nei crinali d’ombra di cui ci impossessiamo, la lunghezza o la pazienza che vuole e chiede sempre. Dove, al sole, il tempo si dilata, o, all’ombra, chiede venia della sua assenza, lì noi ci nascondiamo, dietro un gesto, l’essere ‘breve’, il parlare ‘d’altro’.
In qualche maniera, la Sicilia insegna questa ‘fuga’, questo ‘trovare ombra’, questo ‘darsi al sole senza bruciarsi’.
In tutte le maniere che la nostra terra sa, a volte dice, mai tutt’insieme, in molte e diverse maniere, la ‘feria d’agosto’ comincia ad abitarci senza che noi lo sappiamo.
Non si tratta, certo, di aggiungere stanchezza a stanchezza. Nè di abbreviare la fatica della scrittura.
Scrivere una lettera, come sai, non solo non ‘tiene’ tempo, non lo vuole e lo sfida, ma, ancor di più, domanda esposizione.
Avevamo detto di scriverci per lettera, dopo la morte di Piero. Proprio per la ‘differenza’ che marcava il prima e il dopo.
A questa io sto fermo, anche se so, proprio come so e vivo, il ‘lavoro dell’oblio’ - così come ha scritto Julien senza sapere. O forse troppo.
A te ti si domanda ‘oltre’ qualche riga, ‘oltre’ la brevità, anche se continui a farlo e stai insegnando.
Anche la mia mano, come per la scrittura di Julien, trema.
E non sa bene, oggi, dove e come dirsi.
Noi viviamo un tempo di transito e passaggio, la nostra voce è appesa alla nostra esposizione, ma, ferma e forte, proprio per questa indecisione, è più importante e necessaria.
La ’storia’ della scrittura è, innanzitutto, come sapeva Sebald, la storia di una ‘distruzione’. In nessuna maniera essa è la distruzione della scrittura, il suo arretrare, il contentarsi della breve nota, con tanto di fotografia, in un giornale della nostra provincia dell’anima.
Al contrario, la distruzione, se vuoi, chiamala: ‘morte’, è esattamente il gesto di ricordo e il luogo necessario della tua esposizione, della tua, della nostra scrittura, e dell’esposizione dell’assenza e delle tracce cancellate, della scrittura di un altro ‘Mito di Sisifo’, il pensiero di un altro ‘passaggio’ e di un altro ‘transito’. Che tu, anche tu, sei chiamato a pensare, a scrivere.
come sempre, ti abbraccio ‘da lontano’
emilio
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