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    Oltre il ‘moderno’, oltre la ‘Germania’: sorridendo di Angela Merkel »


    14.02.2006

    Nani della politica e giganti dell’informazione.


    Sulla tragedia degli ostaggi tedeschi in Irak, sull"informazione riguardo al Medio Oriente e sulla politica estera della nuova Cancelliera di Germania, signora Angela Merkel.


    Come spero sia noto anche al pubblico italiano, giacché voglio dire qualcosa riguardo al sistema informativo, da diverso tempo sono stati sequestrati due ingegneri tedeschi in Irak.
    Da allora, a Lipsia, che è il luogo da cui provengono i due ostaggi, c"è una veglia di semplici cittadini e parenti, in un luogo altamente simbolico della ferma volontà tedesca di resistere e lottare per affermare pacificamente la libertà, la democrazia e i diritti umani. E" una chiesa, dove sedici anni fa, nel mese che precedette il crollo del muro di Berlino, si raccolsero e manifestarono a oltranza i cittadini di Lipsia che volevano un cambiamento di regime.



    Ora, in questi giorni, è stato diffuso un video, che fa temere una prossima esecuzione: come purtroppo è occorso vedere anche a noi in Italia per nostri connazionali, i due ostaggi vestono ora una veste arancione. Commentando questo fatto dai microfoni di Deutschlandradio, che è la più importante stazione radio di tutta la Germania, è stato detto, e ripetuto poi nelle successive edizioni del giornale radio, che questa veste è un""ironica allusione ai prigionieri di ironica ai prigionieri di Guantanamo".

    Ora, a me riesce difficile immaginare che ci sia da parte dei sequestratori ironia nei confronti di persone che loro considerano non solo alleati, ma anche vittime, nella lotta contro il proprio nemico. Se davvero si tratta di un"allusione, dovremmo raccoglierla nel senso di riflettere su quello che effettivamente avviene a Guantanamo. Che ci sia un rapporto, non viene, dunque, negato dall"informazione, ma viene affermato in una maniera che ci impedisce di metterci nei panni dell"altro. Che non significa condividerne le gesta, ma raccogliere qualche elemento per ragionarci sopra con cognizione di causa. L"ironia ce la mettiamo infatti noi, sostenendo implicitamente che una cosa sarebbero i prigionieri di Guantanamo, catturati in teatri di guerra dai paladini della libertà e del diritto nel mondo, altra gli innocenti cittadini di paesi non direttamente coinvolti nel conflitto, che dei fanatici incappucciati vorrebbero sgozzare come animali.

    Che i due ingegneri, e tanti altri cittadini europei e asiatici sequestrati, siano nella quasi totalità persone innocenti, lo sottoscrivo di buon senso anche io. Ma che siano tutti colpevoli quelli che stanno a Guantanamo, mi pare di poterlo dubitare altrettanto assennatamente. Del resto, non vigendo in quel luogo alcun diritto, musulmano o protestante, pufendorfiano o beduino, è lecito dubitare che la categoria di "innocente" e "colpevole" vi abbia un qualche significato. Certo, non si può dire che in quel luogo ci si possa proclamare innocenti fino a prova contraria, perché non vige il diritto, per il quale si dice di combattere, e che ammette la non
    colpevolezza dell"imputato fino alla conclusione del processo.
    Più che ironica, l"allusione, se c"è, mi pare, dunque, inquietante e drammatica.

    A questo proposito, mi urge rilevare come la nuova cancelliera della Germania Angela Merkel abbia perso l"occasione della sua vita, dopo averla illusoriamente preparata, quando, nel mezzo delle polemiche sui presunti sequestri e internamenti in Europa da parte dei servizi americani di presunti terroristi, è partita alla volta degli Stati Uniti, promettendo che avrebbe parlato chiaro su questo, e pure su Guantanamo.

    Premetto che non mi ero fatto alcuna illusione sull"esito ultimo di questo viaggio a riguardo, dacché la signora Merkel è la stessa che quattro anni fa voleva mandare i tedeschi in guerra in Irak, e all"uopo volò, sempre volò, negli Stati Uniti per partecipare questa brillante idea all"allora presidente Bush. Il quale, visti gli strabilianti successi che stava ottenendo e che ha poi confermato al di là di ogni più ragionevole aspettativa nel processo di democratizzazione del Medio Oriente, con il
    processo farsa a Saddam Hussein, la vittoria di Hamas in Palestina, il coinvolgimento della Siria negli omicidi politici in Libano, e il "nuovo corso" iraniano, è stato nel frattempo rieletto, mantenuto, e ha così potuto intrattenersi con la signora Merkel anche su Guantanamo.

    Che cosa ha detto, tuttavia, la signora Merkel al presidente degli Stati Uniti Bush? Inarcando la schiena della terza potenza industriale del mondo, ha dichiarato che "Guantanamo non deve durare a lungo". Il che significa pensarla esattamente come l"amministrazione americana, la quale giustifica Guantanamo con lo stato di eccezione, il quale, per definizione, non dura in eterno, ma solo finché il governo che lo ha decretato non ritiene cessata l"emergenza che lo ha fatto.

    Avrei, dunque, preferito che la signora Merkel tacesse.

    Ma perché dicevo poc"anzi che aveva perso una grande occasione? Perché, in fondo, essendo rappresentante di un paese che si è votato ai diritti umani e alla democrazia per aver sterminato sei milioni di ebrei e messo a ferro e fuoco mezzo mondo, era in condizione, coperto da questo passato, di esprimere la propria contrarietà di principio a ogni forma di tortura, di illegalità e di persecuzione, inclusa Guantanamo. Giustificandola con l"impossibilità, per la Germania, di tollerare, per il proprio passato, tali crimini. E con l"imperativo categorico che gliene è venuto di difendere dappertutto i valori della vita, della libertà, della democrazia e del diritto.

    Ma non lo ha fatto. Si è servita di Guantanamo solo per darsi una lustrata in politica interna.

    In seguito, però, quando già era in corso questa drammatica vicenda degli ostaggi lipsiensi, la nuova cancelliera Angela Merkel è volata in Medio Oriente per la visita in Israele. In questa occasione, la nuova Cancelliera si è rifiutata di incontrare i rappresentanti di Hamas democraticamente eletti in libere elezioni liberal-democratiche, fino a quando non avrebbero riconosciuto il diritto all"esistenza dello Stato di Israele. Essendo, infatti, sempre l"erede di quello stesso governo che sterminò sei milioni di ebrei, e poi anche di quello che non seppe neanche difendere gli atleti israeliani alle Olimpiadi del 1972 dall"assalto terroristico palestinese (ingenerando negli israeliani di allora il sospetto di una sinistra indulgenza verso i persecutori del popolo ebraico), la signora Merkel, come tutti i suoi predecessori, ha fatto del diritto di sopravvivenza dello Stato di Israele una pietra fondativa della politica estera della nazione, e una sorta di imperativo categorico, che comporta un terrificante, ma a tratti patetico, corto circuito dello spirito critico e dell"autonomia di pensiero e di azione. Quanto faccia bene al dialogo tra i popoli, non dialogare è un tema di difficile arte interpretativa.
    Dimenticavo. In questi giorni, il ministro degli Esteri tedesco è in Medio Oriente. Ha incontrato pure i rappresentati di Hamas. Come sempre: una prima volta, come tragedia, la seconda come farsa.

    Per Guantanamo, Auschwitz può attendere, per la striscia di Gaza, pure. Per gli ingegneri di Lipsia, invece?

    scritto da mario
    il 14.02.2006
    come Al di la' del commentabile, visto da fuori

    Commenti chiusi.