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    22.01.2006

    La sinistra, il denaro, Georges Bataille


    Ancora una volta, insolitacommedia mette a fuoco una questione cruciale. E, ancora una volta, non siamo d’accordo.
    Il punto focale è il ‘denaro’ e la ’sinistra’. E, in grande parte, insolitacommedia dice bene, scrive cose condivisibili. Tranne che per l’oggetto stesso del suo post (pubblicato, tra l’altro, su roquentin, che si limita a definirlo ‘post arguto’, senza interrogare, come spesso fa, le questioni profonde che insolitacommedia fa balenare).

    Tutta l’analisi di insolitacommedia, pur essendo condivisibile, si fonda su assunti errati.

    Ancor più se essa viene utilizzata per spiegare il rapporto tra la ’sinistra’ e il ‘denaro’. Insolitacommedia scrive:

    “L’incontro è drammatico, come deve essere. Se il denaro non è un universale, allora significa che il denaro è plurale e gli attori del dramma sono, pertanto, positivi o negativi. Nell’epoca del denaro transustanziato nelle autostrade informatiche, relegato a valore fluttuante e ad essenza spirituale, per contro, ribadire il concetto “borghese” del denaro significa dire che il denaro ha perso la sua natura di misura del valore delle cose, per assumerne uno che lo fa diventare universale perché pervasivo e sacro.”

    Tutt’al contrario: proprio perchè il denaro è universale, il denaro è plurale, e gli attori del dramma, dell’incontro tra la ’sinistra’ e il ‘denaro’, non possono non diluirsi nella forza universale del denaro che non è e non è mai stato ‘misura delle cose’ (rinvio, per questo, a ‘La nozione di dispendio’ e alla ‘Parte maledetta’ di Bataille).
    Mentre tutta esatta è la questione che pone insolitacommedia, tutta sbagliata è l’analisi e sono le conclusioni.
    La nozione di ‘dispendio’, che Bataille voleva salvaguardare, è l’esatto contrario del ‘pervasivo e sacro’ che insolitacommedia attribuisce al ‘denaro borghese’.

    In questo senso, la pubblicazione dell’articolo ‘La nozione di dispendio’, nel 1933, nella rivista dei trotskijsti parigini, con tanto di ‘righe ad inizio articolo’ in cui ci si distanzia dai contenuti pubblicati, costituiscono la dimostrazione eclatante dell’incomprensione - a sinistra - della perdita di valore sacrale del denaro.
    In fondo, quello che Bataille voleva dire era molto semplice: mentre il ‘denaro’ è la borghesia, a sinistra della sinistra è possibile ancora pensare un altro valore di ’sacro’ che attiene alla ‘rivoluzione’.
    Quanto questo fosse ‘giusto’ non è l’argomento di questo post.
    Quanto il denaro abbia svolto, precisamente, una funzione di de-sacralizzazione non solo della ricchezza, ma della ‘prorpietà’ stessa, ecco, questo lo dimostra Bataille e lo vogliono ricordare questi pochi righi.
    La ’sinistra’, davvero, continua a rimanere, immota, a guardare la forza ‘pervasiva e sacra’ del denaro.

    scritto da millepiani
    il 22.01.2006
    come una politica

    Un commento a “La sinistra, il denaro, Georges Bataille”


    1. francesco scrive il 22.01.2006 alle 9:00 pm

      Conosco le affermazioni di Bataille e non le condivido.
      La questione della rivoluzione come alterità al sacro del denaro si riduce alla vieta riproposizione del memento mori, dell’ora x che diventa sacra come l’attesa del Bambin Gesù. Che quello almeno una volta è arrivato.
      Non voglio fare polemiche dal sapore otocentesco, ma la sinistra non è rivoluzionaria, oppure kautskiana. La sinistra nel porre il problema e la questione di un’alternativa al capitalismo è già rivoluzionaria. Nel porre la questione del denaro e del suo valore, come della merce (Debord lo re-insegna e bene) mette in crisi l’idea borghese di denaro,
      Pensavo ti riferissi a questo quando ti richiamavi alla perdita di anima del movimento cooperativo nel post precedente a questo.
      Ma, l’uso che del profitto fa la copoperativa e il rapporto tra soci al loro interno non è forse già rivoluzionario? A me pare che al di là di Consorte e soci, questo è ciò che si vuole colpire ogni volta che una coop cerca di fare quello che le spa fanno normalmente?
      Domando: non è invece forse il tipo di rivoluzione intesa come sacra che ha “perso” la sinistra in Europa e nel mondo nel secolo scorso?
      Io penso di sì.
      Io penso che la rivoluzione sia il mito da tematizzare e da far scendere dai cieli di epicuro. Sempre. In Italia abbiamo avuto la fortuna e l’intelligenza di farlo.
      Non sempre.
      Ti ricordo che l’ultima rivoluzione planetaria. quella che finanziarizza l’economia su scala globale è stata contro di noi. Utilizzando un mezzo a disposizione, elettronificando tutto, ha portato il denaro al di fuori di ogni valutazione. La Borsa decide che cosa vale e che cosa no. Il sacro è nella sua sotanziale inintelligibilità, nelle sue estasi, nel suo essere puro spirito che appare e scompare in un display. Nel rendere precario e angoscioso qualunque rapporto sociale che prescinda da esso.
      Poi, ineffabili Fondi monetari e Banche mondiali decidono l’economia del mondo, con politiche monetaristiche.
      Quando diventeranno meno inattaccabili ? Quando falliranno i loro provvedimenti? No perché sai bene che questi enti vivono dei loro fallimenti.
      Accadrà quando al denaro uno Stato riuscirà ad attribuire un valore plurale duraturo. Per esempio se la Bolivia e i paesi del Sud America nazionalizzassero l’energia, senza perdere competitività, allargando la fascia dei diritti sociali e del reddito dei propri abitanti, allora avremmo un atout da giocare e su scala planetaria.
      Ci sarebbe un’alternativa. Non so se “socialista”, ma sarebbe un’alternativa.
      Certo, l’idea del denaro come plurale è un’idea che accetta la competizione tra economie e stati, tra aziende e aziende, nel mondo pervaso dal capitalismo finanziario globale, che per la prima volta da sempre è davvero planetario.
      Pensiero unico, cioè universale.
      Ricordo bene che cosa diceva Marx al proposito. E tu pure.