Master in consulenza filosofica a Pisa e a Venezia -4-: finale
L’accademia filosofica italiana, mezza o tre quarti, quella che sia, si è appropriata, ha deciso, vuole decidere lo ’statuto’ della ‘consulenza filosofica’. Per la prima volta, lo statuto degli studi filosofici indica e rivendica una riconoscibilità esterna all’università.Questa ‘riconoscibilità’ è, paradossalmente, guidata dalle stesse figure, dagli stessi nomi, da chi, volontariamente o involontariamente, guida la deriva, la fine e la fisiologica sparizione delle facoltà di filosofia.
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I nomi sono lì. Tutti possono verificare l’interesse che l’università ha riversato su questo specchietto per le allodole. L’università, incapace, ormai, di assorbire le intelligenze che sono maturate in questi anni al suo interno, si riconosce, con tanto di nomi e cognomi, nella sua abdicazione.
Questi nomi e questi cognomi, che ho scritto uno ad uno, ed anche altri, hanno firmato, coscientemente o meno, il definitivo transito della formazione filosofica e la sua definitiva trasformazione. Questi nomi, come i nomi che non sono presenti al convegno di Cagliari ma che condividono questa scelta, sono i nomi da ricordare, da tenere a mente. Così come sono da tenere a mente tutti i nomi degli assistenti, dei portaborse, dei ‘buffoni’ della filosofia che, prima o poi, per paura, per invidia, per ambizione, ‘presteranno servizio’ in questo orifizio della filosofia firmato e controfirmato da tre quarti dell’accademia filosofica italiana. Ed anche se tra questi ‘buffoni’ abbiamo, ho qualche amico, mi faccio carico della pietà per la loro vita. E della violenza che merita, che meritano.
Nello stesso tempo, il ‘vuoto’ dei masters in consulenza filosofica’, alla lunga, emergerà. E tutti i nomi che hanno sottoscritto, con la loro presenza, il ‘convegno di Cagliari’, e quelli che, pur non essendoci, sottoscriveranno questo ‘vuoto’ prestando la loro opera, per paura, ambizione o invidia, nel tempo, verranno chiamati a giustificare la ‘firma’, il loro ‘nome e cognome’. E le loro ‘prestazioni’. Oltre la questione economica, quello che questo ‘vuoto’, con tanto di nomi e cognomi, fa emergere, è la difficoltà, oserei dire l’mpossibilità, di mantenere la filosofia come interrogazione.
Perchè, mi chiedo, il master in consulenza filosofia è un ‘vuoto’? Perchè, mi chiedo, al di là delle stronzate sull’ozio della filosofia, sulla sua inutilizzabilità, per me è ‘vuoto’? Perchè, in fondo, ritrovo gli stessi nomi, le stesse strategie, le stesse presenze di ogni ‘politica accademica’. Perchè, salvo la ‘firma’ che hanno messo questa volta, fino a pentirsene nei prossimi anni, si rimescola la stessa ‘merda’. Perchè, in fondo, nessuno di tutti questi ’sacrosanti accademici’ ha capito, fino in fondo, la posta in gioco di questo passaggio. E la posta in gioco è alta. E nessuno dei miei amici e amiche l’ha compresa, chiusi come sono nel loro silenzio e nella loro ‘paura’. Nella loro ‘età’. La posta in gioco, con o senza ‘nome e cognome’, è lo statuto della filosofia nella pratica quotidiana della formazione. Il ‘vuoto’ tocca questo ganglo. Mentre tutti tacciono. La ‘filosofia’, se ancora è possibile solo ‘pronunziare’ questo nome, ’sputa’ su questo nuovo luogo. E non perchè abbia paura dei luoghi ‘nuovi’. Ma semplicemente perchè riconosce i ‘nomi vecchi’, le loro pratiche. La posta in gioco è talmente alta che mi ‘forzo’ di ricordare tutti i nomi e mi forzerò di sapere, e li troverò, tutti i cognomi di coloro che offriranno il loro contributo a questa ‘pagliacciata’. Sapendo, già da ora, che se ne ‘pentiranno’.
Sono voluto andare, domenica scorsa, a trovare il mio ‘maestro’.
E’ sepolto in un piccolo cimitero. Sotto dieci centimetri di ‘cemento’.
C’era, sulla sua tomba, la sua firma. La sua firma, c’era la sua firma. Nome e cognome.
Elias Canetti è sepolto a Zurigo. Ha studiato chimica organica. Come voleva sua madre.
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4 Commenti a “Master in consulenza filosofica a Pisa e a Venezia -4-: finale”
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Non leggo praticamente mai i vari siti dedicati a tutto e al contrario di tutto. Cercando altro sono incappato in questo. Ogni opinione è, in sé, accettabile, il che non significa razionale o almeno interessante dal punto di vista sintomatologico. Vedo che non ci sono mai commenti a quello che viene scritto. Perchè, mi chiedo? Forse la rete non è ancora così pervasiva. Ma si tratta di una risposta tecnica. E le risposte tecniche sono spesso inadeguate. Allora mi chiedo con un po’ di facile psicoanalisi: perché sparare contro persone e cose che non si conoscono? Perché far finta di conoscerle? Tutta la mia simpatia per per l’estensore di queste note.
se “Tutto” comprende la totalità, il contrario di tutto cos’è una parte di essa? e se sì perchè citarla in questo modo di dire così privo di senso?
claudio
scusa, non ho davvero capito a cosa tu ti riferisca. Dialogherei volentieri se riuscissi a capire dove vedi che io confondo il ‘contrario del tutto’ con ‘una parte della totalità’?
Tra l’altro, avendo studiato con Severino, un po’ aduso a queste questioni lo sono…
spero a presto
curioso. vagavo senza meta per la rete senza cercare nulla (perlamordiddio, mica in senso severiniano…) di preciso, e mi sono imbattuto in un vecchio commento del mio caro professore… per puro azzardo, piazzo qui un affettuoso saluto.
nicola