27.06.2005
Ricucci e Proust
Non sono impazzito. Non più del solito. Il mio disinteresse per la cosiddetta finanza è, naturalmente, massimo. Più che per incompetenza, per una vera e propria mancanza di intelligenza del fenomeno. Il limite è tutto mio, insomma. Quello che colpisce in questa misteriosa vicenda della scalata alla RCS, e quindi al Corriere della Sera, è che da una parte c’è il cosiddetto “salotto buono” e dall’altra (così viene descritto) questa specie di ex dentista burino che non si sa come ha fatto i soldi, che specula sulle intermediazioni e così via. Il nostro ineffabile presidente del consiglio, oltre che con il culatello, si è schierato con questo signore che sposerà l’attricetta Falchi e che la faccia ce l’ha più o meno come l’insaccato.
Ma non voglio tergiversare oltre: la cosa che davvero mi stupisce di tutta questa vicenda è che, malgrado tutto quello che si può pensare, tra questi gran ricconi vigono le medesime impalpabili e crudeli leggi che hanno regolato l’universo proustiano, quell’insieme di interdetti e di crudeli esclusioni che facevano di un salotto “la creme” e di un altro poco più che un ritrovo di lenoni. E’ quasi consolante, vedere che non cambia nulla. Viceversa, è inquietante che, ancora oggi, per scrivere qualcosa di interessante, si dovrebbe andare a rovistare in questi doratissimi letamai.
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