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20.06.2005
Refusi
La Rivoluzione ha sempre avuto fretta. Tutto il tempo eterno della Storia sta lì ad aspettare e uno non se la può prendere comoda. Per non so quale motivo avevo scelto di prendere una stradina poco frequentata tra le tante che mi portano in ufficio. Meditavo sulla sterilità del momento, tale addirittura da impedirmi di stendere queste povere note sul sito del mio amico in nome del nostro comune Zio dal quale discendiamo. Accanto all’ingresso della sezione manutenzione dell’Istituto Autonomo Case Popolari si stagliava la seguente, apparentemente incomprensibile, scritta: “NO AGLI SGOMBRI DEL TIRONE”. Il Tirone, va chiarito subito, non è l’equivalente dei Banchi di Terranova e gli “sgombri” cui si allude non sono dei pesci da non mangiare per alta concentrazione di mercurio. In realtà (ma mi domando se la realtà esista) il Tirone è un piccolo quartiere di case in qualche modo sopravvissute al Terremoto ed occupato nel tempo da varie generazioni di disgraziati. Il rischio di una frana ha portato questi disgraziati in delle case popolari (a seguito di uno “SGOMB[E]RO”), ma non ha placato i furori dei rivoluzionari da quattro soldi. Tutto questo mi ha portato indietro di mille secoli, ai tempi degli anni di piombo, quando eguale fretta, alla anonima mano rivoluzionaria fece apporre su un altro muro la scritta “TERRROSTA E’ LO STATO”, che da un punto di vista onomatopeico rende molto. Comunque, l’importante è che si capisca il concetto. Il problema è quando anche il concetto latita.
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