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    Di una verità del luogo della filosofia »


    Falluja


    Con forza e convinzione, ripubblico quello che avevo scritto per il rapimento dei tre italiani - spie o pacifisti non mi importa.

    La volgare ed inumana retorica risposta della politica italiana, di quasi tutta la politica italiana, all’inumano gioco d’ostaggi da parte della resistenza iraquena, non ci sconvolge piu’ di tanto. Rientra in quel cono d’ombra che la politica italiana, la cultura liberale e di sinistra in tutto il suo complesso, continua a conservare dai tempi del rapimento di Aldo Moro. Perché non l’ha mai pensato, mai fino in fondo. E’ la stessa cecità, la stessa freddezza di morte che conosciamo. Innanzitutto dello Stato, innanzitutto lo Stato. Ma quale Stato? Quello dell’unità nazionale, del silenzio. Nessuna trattativa. La morale è questa. Ma questa morale è vecchia. Leggiamo, leggete le lettere di Moro. Lo Stato, per noi, i democratici, rappresenta molto di meno di ogni cittadino, di ogni cittadina, presi singolarmente. Lo Stato non è né l’addizione dei suoi cittadini/e, è è un’entità superiore da difendere. Lo Stato, qualsiasi Stato, non ha bisogno di difese è di memoriali, è di simboliche, tanto meno sacrificali. C’è. E’ tutto. Quando lo Stato chiede il ’sacrificio’ dei suoi cittadini, diventa Stato totalitario. Sacrificale. Noi siamo contro ogni sacrificio per qualsiasi Stato. Siamo per ogni trattativa. Che serva a salvare una vita, sia solo una, a dispetto dell’esistenza di qualsiasi Stato. E’ questa la nostra non-violenza. E’ la lotta, questa si’, senza quartiere, senza luogo, contro il sacrificio, contro ogni violenza di Stato. La nostra non violenza è riconoscere il valore nazionale della lotta di tutti gli iraqueni contro l’occupazionale coloniale occidentale. E’ riconoscere in questa lotta il riflesso delle grandi lotte di liberazione nazionali degli ultimi due secoli. E’ sapere che queste lotte, cosi’ come le occupazioni, trovano radice e forza nelle occupazioni coloniali e nelle lotte di liberazioni nazionali di ogni tempo. E’ lavorare per scardinare l’infausto legame - che si sta progressivamente rafforzando - tra queste lotte e il terrorismo. E’ costruire e dire che l’Occidente non ha una faccia, un volto, solo un tempo, una sola politica. La volgare ed inumana retorica risposta della politica italiana alla questione degli inumani rapimenti è la messa in scena, falsa, della forza dell’Occidente. E’ la messa in scena di una forza che l’Occidente ha già ma che vuole dimostrare militarmente, retoricamente. Che vuole far diventare, vuol rappresentare come sacrificio. Non tratto, non trattiamo - ma poi trattano, se vogliono trattano sempre - . Ma noi non abbiamo bisogno di nessuna messa in scena, di nessun sacrificio. E la forza dell’Occidente non si mette in scena: fa vivere. Se c’è, e c’è, differenza tra la politica democratica occidentale e le altre culture politiche, questa differenza si gioca tutta nel giocare tutta la sua potenza nella salvezza ‘di vite’. Che siano occidentali o di ogni altro luogo. Di ogni altro paese, luogo Stato. E’ per questo che chiediamo, innanzitutto, che sempre, dai tempi di Aldo Moro, che quando ci sia in gioco una vita, qualsiasi Stato sia sempre disposto, senza false dichiarazioni retoriche, a trattare per la salvezza di quella vita. Lo diciamo da laici, senza nessun carico di fede. Lo diciamo perché questa sia, se mai ci sia, la forza dell’Occidente: fuoriuscire dal sacrificio. E’ questa la nostra non-violenza, la nostra lotta contro ogni morte, contro la morte, contro ogni terrorismo. Di Stato. Di ogni Stato, di ogni nazione, di ogni fede. E’ questa, anche, la nostra lotta contro ogni guerra.

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    scritto da millepiani
    il 17.02.2005

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