Di una verità del luogo della filosofia
Quando mi spoglio, da solo o con accanto la persona che sa tutto di me, rido di me. Di un riso sovrano. Quando mi spoglio, in silenzio, penso a chi conosce questa svestizione come pratica della filosofia. E non sa ridere nè di me nè del mio svestirmi. Nè del suo essere già nudo. Mentre mi svesto, e mi vedo nudo, penso a tante cose. A nulla. Quando provo a svestirmi in pubblico, ho paura di loro. Ma non della loro parola, nè del loro silenzio. Ho paura di loro perchè, in pochi, sanno svestirsi per dire il ‘vero’. Ho paura per loro. Per il resto, francamente, potrei camminare nudo in Piazza San Marco. Nulla mi turberebbe. Se non l’assenza. Ricostruire il perchè di tutto questo è quello che mi angoscia. Il mio perchè. Di chi si spoglia in privato, per poi dimenticare, sinceramente, non me ne importa nulla.
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