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    Diario moscovita: lontananza


    Mosca é una città strana, lontana ma che tutti, me per primo, continuano a pensare in Europa. Mosca, invece, vive di vita propria. Vive con una forza assoluta, sciolta. Straordinaria. Mosca vive con una forza dentro che niente e nessuno può e riesce a riportare alla normalità. La violenza della vita moscovita si nasconde, oggi, dietro i vetri ombrati delle macchine di grande cilindrata. Accanto agli autisti. Cammina insieme alle guardie del corpo che, a Mosca, appunto, sono diventati ‘l’eccezione della ricchezza, la ricchezza’. Mosca non vive seguendo il ritmo dei moscoviti. Sceglie. Lascia. Abbandona e sfugge. Ma ogni volta che ce ne si allontana, una volta ancora, sappiamo, si sa, cosa raccontare. La si vede. Finalmente. Nella lontananza si sa come descriverla. La si pensa. In fondo, è una città che si pensa in lontanaza. Lontana dal’Europa, lontana dagli Urali, lontana da ogni luogo che tenta di afferrarla. Quando, per una caso quotidiano, come ogni giorno accade, tu esci dalla casa dove stai e, per un caso assurdo, solo per caso, per fortuna, tu l’abbracci. Mosca è lì, ti parla. Stai solo già partendo.

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    scritto da millepiani
    il 17.12.2004

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