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    28.10.2004

    Diario moscovita - seconda: ancora sulla metro


    Prendi la piccola cartina. Tascabile, plastificata, a colori. Un cerchio, in marrone. Delimita il centro moscovita. E’ la ’sei’. Come un anello cinge la città. Decidi: è la prima che prendo. Scendi e risali ad ogni stazione. Ogni due minuti sferraglia un convoglio anni ‘60, verde scuro. Piattaforma centrale, colpo d’occhio, destra-sinistra, poi via, un’altra stazione. Dentro il vagone: sedili simil-pelle marroni sui lati esterni, corridoio centrale, piccole pubblicità sulle pareti di plastica color crema con sfumature sovietiche. Sporco ma non troppo: come gli angoli di un bar di riviera a fine stagione balneare. Gracchia una voce i nomi delle stazioni: ‘Prospekt Mira’, prospettiva della pace; ‘Park Kulturi’, questo si capisce; ‘Kievskaya’, dal lato di Kiev, è anche una stazione ferroviaria; ‘Krasnopresnenskaya’, qui si fa più difficile; ‘Novoslobodskaya’, vocabolario. Ma capisci già i nomi: quella in cui stai arrivando, poi arrivi, quella che seguirà. Come in tutte le metro del mondo. Solo che qui lo dicono in russo, e non sai se farti prendere dalla melodia cantilenata del russo o dall’ansia di non sapere dove sei se ti distrai a guardare i vicini di sedile. Che normalmente non parla, guarda nel vuoto e ti spinge se deve uscire. Ma ti spinge davvero, sgomita, ti sbatte in un angolo e non ti dice scusa. Manco per niente. Ma non inveisce. Questo all’ora di punta. Se no, bottiglie che vagano, qualcuno dorme, telefonini che funzionano in metro (sarà un capitolo a parte quello dei telefonini). Belle donne e brutti uomini. La ‘marrone’ è, con la ‘rossa’, il ganglo vitale della metro moscovita. Un giro un’oretta circa. Poi esci, come dopo dieci minuti in assenza di gravità, e c’hai una fame da lupo. Ti aspettano i chioschi con carne o spizzichini di pasta-frolla ripieni già nei corridoi di uscita. E la birra - onnipresente.

    scritto da millepiani
    il 28.10.2004
    come un diario moscovita

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