Sulla morte e la sua sconfitta
Ogni certezza di fronte la morte è, in fondo, una responsabilità di fronte la vita. Quando la morte si presenta e chiede il conto, mi rifiuto e dico, grido: abbiamo altre vite, tu non le conosci, noi possiamo inventare mondi, forze, rivoluzioni, noi abbiamo una potenza che ti sfugge. E’ una grande forza, che nessuna morte, che vorrebbe metterci in riga, potrà mai immaginare. Io posso resuscitare morti, posso strappare dall’oblio vite, posso, con una sola telefonata, battere, vincere la morte. La morte ha un solo nome: è l’oblio. La dimenticanza. Io la sfido e la batto. Se io morirò, la mia sfida con la mia morte vince. Anche se io muoio. Io posso, sino quando vivo, smuovere vite, travolgere stasi, prendere la morte dalla collotta e farle vedere quello di cui siamo capaci. Abbatterla. Lo posso fare perchè mangia, ogni giorno, con me. La conosco bene. La memoria è la sorella della finitezza. Ho fatto e faccio la corte ad entrambe. Mi ricordo tutto. Quello che non mi ricordo lo strapperò alla morte. Mi batterò. Lo ricorderò, proverò, inventerò, per sottrarlo all’oblio. Mi batterò, ferocemente. Senza quartiere. Siete voi che dovete ricordarlo. E se nessuno sconfigge, infine, la morte, tutti noi possiamo, anche solo con un gesto, spostare ad infinitum la sua vittoria- così che non vinca, non vinca mai.. Ricordando..
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